L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 marzo 2022

Spazzare via questi criminali al governo è un obiettivo concreto. I profughi non hanno bisogno di dimostrare se si sono inoculati o no

Maurizio Belpietro
18 marzo 2022
Draghi rinvia la resurrezione

Ci siamo giocati anche Pasqua e 25 aprile: le prime, timide riaperture (forse) dal 1°maggio. Ma il green pass non scompare e viene dato a Speranza il potere di reintrodurre le restrizioni in ogni momento. Nota positiva: i sanitari guariti possono tornare al lavoro. Il governo ci aveva mentito: per i profughi nessun obbligo di esibire il lasciapassare.

Con un certo cinismo circola sui social una battuta che attribuisce a Vladimir Putin il successo di aver debellato, se non il virus, almeno i virologi. In effetti è vero: da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, i professori chiamati a esprimersi sul Covid e sulle misure per contenere la pandemia sono scomparsi dai talk show, sostituiti da generali ed esperti di geopolitica, invitati a discutere di come contenere le truppe di Mosca. È la tv, bellezza, e che sia la guerra al virus o ai missili del Cremlino lo spettacolo continua con un semplice cambio di ospiti e collegamenti esterni.Tuttavia, se il sangue e le bombe hanno interrotto un dibattito che andava avanti da due anni, facendoci per un po’ dimenticare i volti di Walter Ricciardi, di Silvio Brusaferro e quello cimiteriale di Franco Locatelli, loro non si sono dimenticati di noi. Infatti, continuano a ispirare Roberto Speranza proponendogli, se non nuove chiusure e ulteriori limitazioni della libertà individuale, almeno la prosecuzione di quelle già in vigore. Sì, nonostante non ci sia alcuna emergenza sanitaria e sebbene gran parte delle loro funeree previsioni non si siano verificate (Ricciardi a febbraio ipotizzava un’ecatombe quale conseguenza di un lieve allentamento delle restrizioni), i consiglieri del ministro della Salute non demordono. Il risultato è la conferma di gran parte delle norme introdotte lo scorso anno, green pass compreso. In tutti i Paesi europei il certificato verde è stato ormai accantonato, in quanto a seguito della campagna vaccinale è ritenuto inutile se non controproducente. Ma da noi, gli uomini che sussurrano a Speranza non mollano, continuando a prevedere il peggio anche contro ogni evidenza. Niente pare scuotere le loro certezze e, ahinoi, neppure quelle di una sciagura chiamata Speranza. Che la Gran Bretagna abbia rinunciato da subito a limitare la vita dei propri cittadini, senza peraltro avere più morti di noi, ma anzi avendo un numero di decessi percentualmente minore, non li ha indotti ad alcuna riflessione. Né li hanno fatti ritornare sui propri passi le decisioni di due Paesi che avevano introdotto le misure più rigorose, ovvero Francia e Austria. Il primo ha annunciato la fine dei divieti, mentre il secondo ha rinunciato all’obbligo vaccinale e alle multe che aveva annunciato allo scopo di convincere i renitenti al vaccino. Di fatto, entrambi i Paesi hanno accettato che una parte della popolazione rifiuti di immunizzarsi, senza toccare diritti come il lavoro o la libertà di viaggiare. Da noi no. Nonostante la curva dei ricoveri e dei decessi si sia abbassata e non ci sia più il rischio che gli ospedali e i reparti di terapia intensiva siano in affanno, Speranza e compagni insistono a mantenere obblighi e divieti. Il governo ha varato ieri il nuovo decreto dove di fatto, salvo qualche leggera modifica, sono reiterate tutte le misure straordinarie imposte da mesi. In particolare, resta in vigore il green pass, anche se pare che per i cinquantenni sia cancellato l’odioso requisito di essere vaccinati con tre dosi per poter lavorare. D’ora in poi a loro sarà consentito riprendere possesso dei propri posti, ma a patto che abbiano almeno il green pass base, cioè quello fornito dopo essersi sottoposti al tampone. Basta obbligo di esibire il passaporto per accedere a ristoranti e bar all’aperto, perché forse qualcuno si è reso conto dell’inutilità del provvedimento, e stop al divieto di ritornare in corsie a medici e infermieri che, pur non essendo vaccinati, hanno acquisito l’immunità avendo contratto il virus ed essendone guariti. Si potrà fare a meno del lasciapassare anche per accedere all’hotel e alla metropolitana (mentre per i treni a quanto pare si continuerà a doverlo esibire, senza che nessuno ci spieghi quale differenza ci sia dal punto di vista del rischio su un convoglio che corre all’aperto e uno che viaggia su binari sotterranei). Sì, questi sono i pochi allentamenti consentiti dal decreto, ma l’impianto resta in piedi e dunque ci toccherà un’altra Pasqua di passione. La resurrezione è rinviata a data da destinarsi e sebbene qualcuno abbia parlato di primo maggio come data definitiva di eliminazione del certificato verde, nel decreto non c’è traccia. Il che significa che, nonostante siano scomparsi dai talk show, i vari Ricciardi e Locatelli hanno vinto e proveranno ancora, prima dell’estate, a rimetterci ai domiciliari, magari, anche con la museruola. Che ora possiamo togliere all’aperto (finalmente qualcuno ha capito che all’esterno non è di alcuna utilità), ma sempre con la possibilità che questa piccola libertà venga revocata d’ufficio dal comitato di salute pubblica composto dai compagni di Speranza.

Ps. Ovviamente, come immaginavamo, il green pass vale solo per gli italiani, perché ai profughi non è richiesto. Centinaia di migliaia di ucraini non vaccinati saranno accolti anche senza aver fatto l’iniezione. Le prefetture sono già allertate: chi fugge dalla guerra ha un lasciapassare anche per il virus.

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