L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 marzo 2022

Stagflazione 81 - Mosca sta lavorando per mantenere in vita Zelensky che oltreoceano lo vuole morto. La Fed la ringrazia perché il Casinò di Wall Street potrà continuare a giocare

Stagflazione alle porte? E’ già sul divano. E poggia le scarpe infangate sul tavolino

2 Marzo 2022 - 20:17

Con i prezzi di gas e petrolio che esplodono per le sanzioni, il Pil Usa del primo trimestre segna 0% e per la prima volta le proiezioni Bce non contemplano inflazione sotto al 2%. Vietato sbagliare


Gas europeo a 174 euro per megawatt/ora, un aumento che intraday ha toccato il 60%. Petrolio ampiamente sopra quota 110 dollari al barile, stante il 70% del greggio russo congelato sul mercato, nonostante uno sconto dell’Urals sul Brent arrivato a 18.60 dollari. Compratori assenti. Troppa incertezza di banche, traders e trasportatori rispetto al regime sanzionatorio. Tutti fermi, per ora. Tranne i prezzi.

Anche perché nelle ultime ore, al netto di bombardamenti sempre più massicci e di una resistenza ucraina ormai allo stremo, la Russia ha aperto all’ipotesi di un cessate il fuoco e alla concessione di garanzie di sicurezza per l’incolumità del presidente Zelensky. Insomma, si prende tempo. Ma il grande risultato, di fatto, appare già ottenuto. Lo mostrano plasticamente questi due grafici,

Andamento delle aspettative sui tassi di interesse Fed Fonte: Bloomberg
Correlazione fra prezzatura di mercato e proiezioni Bce sull’inflazione Fonte: Bce/Danske Bank

dai quali si desume come Fed e Bce abbiano potuto archiviare la discussione su un incremento dei tassi e una fine drastica dei programmi di sostegno senza nemmeno averla dovuta far entrare nella prima fase attuativa. Jerome Powell è stato chiaro, in vista del board del 16 marzo, ipotizzando un aumento ma di soli 25 punti base. E congelando, come fosse un conto russo, il drastico balzo di un punto secco che il mercato temeva come la morte.

Non a caso, tutte le aspettative sui tassi per il 2022 sono andate a precipizio. E il secondo grafico mostra come per la prima volta in assoluto, le proiezioni della Bce non contemplino un tasso di inflazione al di sotto del 2% nell’orizzonte temporale preso in esame come campione di riferimento. Sparito dall'orizzonte. Una nuova era, prodromica a quella del Qe sistemico. Ecco spiegato il blitz di luglio del board e la nascita a tempo di record del concetto di 2% simmetrico. Quando ancora si parlava di transitorietà, in realtà si era perfettamente consci di un trend di lungo periodo. Forse, ormai irreversibile. Ma questa altra immagine

Andamento del tracciatore in tempo reale del Pil Usa Fonte: Atlanta Fed

sembra inserirsi come il classico fulmine a ciel sereno nel quadro di instabilità controllata delle ultime ore: il tracciatore in tempo reale del Pil Usa della Fed di Atlanta, il più che affidabile GDPNow, nella sua rilevazione di ieri segnava per il primo trimestre di quest’anno crescita allo 0% tondo. Stagnazione. Per ora.

Perché quel dato, se unito a un’inflazione ai massimi dal 1982 e con prospettive globali legate a un possibile super-ciclo bellico delle commodities, non potrà che esacerbarne i massimi e offrirci un unico epilogo: stagflazione. Di fatto, le sanzioni alla Russia stanno sostanziandosi in un patto di mutua distruzione economica. Certamente di natura schumpeteriana ma terribilmente azzardato. Perché la Fed dovrà prima o poi decidere una direzione, chiara: alzare i tassi significa contrastare il trend dei prezzi ma tramutare quella crescita azzerata in recessione conclamata, mentre mettere in pausa la normalizzazione del costo del denaro con un petrolio a 110 dollari al barile può davvero operare da overdrive. E questo ultimo grafico

Volumi di acquisto delle opzioni call a 200 dollari al barile per giugno Fonte: Bloomberg

mostra come le scommesse sul prezzo del barile a 200 dollari in giugno siano cresciuta di 10x in volume in una sola settimana.

Il mercato prezza, la politica per ora nicchia. Tutt’intorno, il rumore delle bombe. E se gli indici azionari festeggiano irresponsabilmente l’ennesimo stop-and-go monetario, osservando compiaciuti il balzo del petrolio, il dubbio che sorge è quello di una strategia di logoramento di lungo periodo che, almeno negli Usa, veda il comparto bellico-industriale del warfare sostenere il Pil, mentre la Fed gioca in qualche modo al piccolo alchimista rispetto alla gestione di liquidità e prezzi. La Bce, operando a specchio, difficilmente potrà discostarsi da questa logica, ponendosi come unico obiettivo quello di una prosecuzione del sostegno (Pepp oltre il 31 marzo) che non getti troppa benzina sul il fuoco dei prezzi ma mantenga gli spread al livello di guardia attuale.

Una cosa è certa: come per mesi si è negato il rischio dell’inflazione, salvo poi sposare la tesi della transitorietà, ora si giocherà la carta della stagflazione come puro mito economico. In realtà, è già qui. E non sulla porta di casa, pronta a suonare il campanello o sfondare la porta stile SWAT. E’ già in salotto, seduta sul divano e con le scarpe infangate poggiate sul tavolino della crescita record targata 2021. Già divenuta un lontano ricordo di manipolazioni passate.

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