L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 marzo 2022

Stagflazione 87

Italia a rischio stagflazione, in arrivo la tempesta perfetta

14 Marzo 2022, di Mariangela Tessa


Il rischio di stagflazione diventa sempre più realistico per l’economia italiana. A due anni dall’inizio della crisi innescata dal Covid19, l’effetto della corsa dei prezzi di energia, gas e carburanti, esasperata dalla crisi ucraina, rischia di portare già nel 2022 il tasso di inflazione all’8%. Un livello che potrebbe abbattere i consumi per un valore di 6,1 miliardi di euro, riducendo allo stesso tempo di 41,3 miliardi l’aumento previsto del prodotto interno lordo.

E’ quanto afferma Confesercenti in un dossier calcolando come il nuovo scenario costringa a rivedere al ribasso le previsioni per l’anno in corso: la crescita del Pil nel 2022 passerebbe dai +61,5 miliardi previsti (+3,7% sul 2021) a +20,2 miliardi (+1,2%), quella dei consumi dai +35,9 miliardi di euro inizialmente previsti ad appena +9,8 miliardi.

“Dopo due anni terribili, le imprese si trovano a fronteggiare una nuova emergenza”, commenta la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise. “Dobbiamo fare tutto il possibile per contenere la tensione inflazionistica. Abbiamo già proposto un patto sociale tra governo, imprese, sindacati e banche per contenere la corsa dei prezzi. Ma occorrono anche nuovi e più incisivi interventi per contenere i costi energetici per famiglie e imprese, a partire da misure per calmierare il costo della materia prima e dalla riduzione temporanea di accise ed iva su gas, energia e carburanti”.

Rischio stagflazione si fa più evidente, l’allarme della CGIA di Mestre

Di fronte al fuoco incrociato del caro inflazione e riduzione del Pil, si fa sempre più evidente il rischio di stagflazione. L’allarme lanciato dall’Ufficio studi della CGIA mostra il rischio che la nostra economia scivoli lentamente verso questa tempesta perfetta: ovvero economia verso una crescita pari a zero, con una inflazione che si avvierebbe a sfiorare le due cifre.

“Uno scenario che potrebbe rendere pressoché inefficaci persino i 235 miliardi di euro di investimenti previsti nei prossimi anni dal PNRR”, denuncia la CGIA di Mestre.

Ricordiamo che a causare la stagflazione è la coincidenza di due o più fenomeni. La crescita bassa o nulla da una parte e l’aumento generale dei prezzi, spesso innescato da un rincaro sulle materie energetiche dall’altro.

“Contrastare la stagflazione è un’operazione estremamente complessa. Per invertire la spinta inflazionistica, gli esperti sostengono che le banche centrali dovrebbero contenere le misure espansive e aumentare i tassi di interesse, operazione che consentirebbe di diminuire la massa monetaria in circolazione. E’ evidente che avendo un rapporto debito/Pil tra i più elevati al mondo, con l’aumento dei tassi di interesse l’Italia registrerebbe un deciso incremento del costo del debito pubblico. Altresì, bisognerebbe intervenire simultaneamente almeno su altri due versanti: in primo luogo, attraverso la drastica riduzione della spesa corrente e, in secondo luogo, con il taglio della pressione fiscale, unici strumenti efficaci in grado di stimolare i consumi e per questa via alimentare anche la domanda aggregata di beni e servizi. Operazioni, queste ultime, non facili da applicare in misura importante, almeno fino a quando non verrà “rivisto” il Patto di Stabilità a livello europeo” si legge nell’analisi della CGIA di Mestre.

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