L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 22 marzo 2022

Testo obbligato per fissare alcuni paletti, il corrotto euroimbecille Pd è guerrafondaio, segue pedissequamente gli ordini provenienti da Washington e ascolterà con voluttà il nazista Zelensky, rifiuterà di ascoltare Putin. L'Alternativa a questo carnaio non deve essere presa in considerazione

Caro Zelensky, l’Italia che sta con l’Ucraina ti accoglie. Le rassicurazioni di Fassino
Di Francesco De Palo | 21/03/2022 -


Intervista al presidente della Commissione Esteri della Camera alla vigilia della videoconferenza di Zelensky: “Quanto sarebbe stata utile in questa fase una difesa comune e una politica estera comune nell’Ue, invece delle gelosie delle nazioni”

L’occidente sta aiutando Kiev a difendersi, mettendo in campo tutto quello che è necessario fare senza che ciò possa provocare un ulteriore conflitto (come una no-fly zone). È questa la linea fino ad oggi, dice a Formiche.net il presidente della Commissione Esteri della Camera Piero Fassino. L’ex guardasigilli, alla vigilia della videoconferenza del presidente ucraino Volodymir Zelensky con il Parlamento in seduta comune, mette l’accento su ciò che ha già fatto l’Italia alla voce aiuti umanitari, militari ed economici.

Come accoglie il Parlamento italiano le richieste del presidente ucraino Volodymir Zelensky?

Penso che Zelensky illustrerà le ragioni dell’Ucraina e chiederà all’Italia di continuare a sostenere in ogni modo il suo Paese nella lotta per difendere la propria libertà: sia con aiuti umanitari, che economici, che militari. Mi pare che questa richiesta corrisponda a ciò che noi abbiamo già deciso con un voto larghissimo in Parlamento. La risoluzione da me presentata che autorizzava il governo a mettere in campo gli aiuti a Kiev, è stata approvata da 519 parlamentari su altrettanti votanti: un plenum totale. Inoltre i due decreti attuativi sono stati approvati con larghissima maggioranza e un minimo numero di contrari. L’Italia ha già detto di sì all’appello di Zelensky e il video collegamento sarà l’occasione per confermarlo.

La no-fly zone è definitivamente fuori dalle opzioni?

Potrebbe essere decisa solo collegialmente da tutti i Paesi di Usa, Ue e Nato: è stato il presidente Joe Biden per primo a ricordare che è una decisione molto delicata esposta al rischio di una ulteriore estensione di confitto. Fino ad oggi la si è esclusa. Così come la Casa Bianca ha ribadito che non ci saranno militari americani su suolo ucraino. Si tratta di affermazioni che non fanno venire meno il sostegno all’Ucraina ma che, al contempo, indicano che noi non stiamo combattendo una guerra contro la Russia. Stiamo aiutando Kiev a difendersi, mettendo in campo tutto quello che è necessario fare senza che ciò possa provocare un ulteriore conflitto. È questa la linea fino ad oggi.

Quanto sarebbe stata utile in questa crisi una difesa europea?

Moltissimo, ma aggiungo che servirebbe anche una politica estera europea visibile, assertiva e sostenuta con determinazione da tutti i membri dell’Unione. Invece siamo in una fase in cui la politica estera e di sicurezza comune è invocata e riconosciuta da tutti, ma poi concretamente quando si tratta di assumere decisioni operative per metterla in essere, riemergono le “gelosie delle nazioni”. Ovvero la tendenza di ogni Stato a trattenere per sé tutte le competenze di politica estera e di difesa senza capire che se oggi l’Europa vuole contare, deve diventare un soggetto davvero integrato. Nessun paese da solo potrà avere l’influenza che avrebbe l’Unione Europea unita e forte su questi temi.

Un possibile comun denominatore sarà la diversificazione energetica?

Certo. Da tempo uno dei dossier principali in elaborazione a Bruxelles è l’Unione energetica europea e questa crisi può sollecitarne un’accelerazione, così come preconizzato dalla stessa Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Così come un altro asset fondamentale per la sicurezza comune potrà essere l’accelerazione della cooperazione tra i sistemi industriali della difesa.

L’apertura degli Usa al gasdotto Eastmed (Israele-Melendugno) dopo il blocco del gennaio scorso è una buona notizia anche per l’Italia?

Sì, tutto ciò che va nella direzione di allargare le fonti di approvvigionamento è per noi una buona notizia. È chiaro che la nostra dipendenza dal gas russo va superata diversificando gli acquisti e investendo in nuove reti di fornitura.

I parlamentari ex grillini di Alternativa diserteranno il Parlamento in seduta comune perché pensano che la video conferenza con Zelensky sia “un’operazione di marketing che non servirà a far cessare le ostilità”. Un autogol?

Ogni opinione è legittima, però bisogna sapere che questa guerra ha un profilo molto chiaro: c’è un Paese aggressore ed uno aggredito e non si può essere equidistanti perché l’equidistanza favorisce l’aggressore. L’Italia e l’Europa, insieme agli Stati Uniti, aiutano chi si difende. Per questa ragione accogliamo in Aula il presidente dell’Ucraina Avere una posizione di neutralità o di equidistanza non solo è velleitario, ma non fa i conti con la realtà, perché non si possono mettere sullo stesso piano gli aggrediti e gli aggressori.

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