L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 13 marzo 2022

Un limite del clero televisivo è che non riesce a tenere in piedi due narrazioni o si concentra sull'influenza covid o su quanto è brutto e cattivo putin

"Ehi, vi ricordate del Covid?"
di Andrea Zhok
8 marzo 2022

Ehi, vi ricordate del Covid?

Quella terribile malattia che, secondo la Pravda nostrana non lasciava scampo, faceva strage d'innocenti e poteva essere contenuta solo con le misure più draconiane?

Direte, dov'è sparita?

Tranquilli, è ancora serenamente là, ieri abbiamo avuto circa lo stesso numero di contagi del picco delle ondate precedenti (40.000) e circa 200 decessi (ora come allora, con età media 80 anni).

Le inoculazioni sono ferme, il super green pass è ancora in funzione, la gente sospesa dal lavoro è ancora sospesa, i ragazzi discriminati per andare a fare sport o altro sono ancora discriminati, ecc. ecc.

Però l'allarme e l'isteria collettiva sono cessati di botto.

Questo perché la nostra realtà è integralmente una realtà mediaticamente costruita, e la regola aurea della, chiamiamola, "informazione" è che c'è spazio per un solo titolone a piena pagina, per un solo scoop d'apertura, per una sola chiamata alle armi dei teledipendenti.

Altrimenti la concentrazione si perde e l'animosità della truppa si disperde.

Ora, e finché non avremo ottenuto il risultato di demolire quel che rimane dell'economia europea a colpi di emergenzialismo bellico, il Covid può essere ricondotto alla sua dimensione naturale, di preoccupazione sanitaria da monitorare senza instillare terrore o fomentare odio.

In questo momento tutto il terrore e l'odio che siamo in grado di mobilitare nel pubblico pagante serve a dipingere Putin come il nuovo Hitler e i russi come i nuovi nazisti (con un pizzico di ironia, viste le inclinazioni politiche prevalenti nelle truppe che vi si oppongono in Ucraina).

Una volta disfatta l'economia in modo terminale, con la benzina che verrà servita in calici di cristallo, per soli estimatori, potremo passare alla necessità urgentissima e inderogabilissima di approvare senza se e senza ma tutte le riforme richieste dall'Europa per erogare le salvifiche tranche del PNRR. Visto il disastro, mica ci potremo permettere di cincischiare?

E così avanti nei secoli dei secoli a farci menare per il naso, mentre ci indigniamo a comando, ci scateniamo nei due minuti d'odio, ci gonfiamo il petto in empiti moraleggianti e nobili sdegni a molla verso gli obiettivi che ci hanno messo di fronte.

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