L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 5 aprile 2022

Bisogna aver paura della Polonia e dei polacchi - 9 - ma non tutti - Un governo criminale quello polacco, non perde occasione per buttare benzina sul fuoco ucraino


4 APRILE 2022

Jaroslav Kaczynski, presidente del partito polacco attualmente al governo e vicepremier dell’esecutivo guidato da Mateusz Morawiecki, in un’intervista al quotidiano tedesco Welt am Sontag ha detto che “se gli americani ci chiedessero di piazzare le loro armi nucleari sul nostro territorio, noi saremmo pronti a farlo. Sarebbe una mossa che rafforzerebbe in modo netto la deterrenza nei confronti della Russia”. Il vicepremier ha però precisato che l’idea “non è stata discussa” né con Washington né in sede NATO, ma secondo lui “lo scenario potrebbe cambiare presto”.

L’Alleanza aderisce ufficialmente alla politica dei “tre no”, adottata per la prima volta dall’Alleanza nel dicembre 1996, secondo la quale “i paesi della NATO non hanno alcuna intenzione, nessun piano e nessun motivo per dispiegare armi nucleari sul territorio dei nuovi membri né alcuna necessità di cambiare qualsiasi aspetto della postura nucleare”. Da allora, però, la NATO ha più volte cambiato lo scenario riguardante il dispiegamento del suo piccolo arsenale nucleare tattico in Europa, composto da bombe a caduta libera tipo B-61, anche se mai andando a interessare i Paesi dell’Est: nel 2001 ha ritirato le armi nucleari dalla base aerea greca di Araxos destinate a essere usate dai velivoli dell’aeronautica ellenica, e in seguito anche ritirando gli ordigni da Incirlik, in Turchia, durante la prima parte dell’amministrazione G.W. Bush, ma solo quelle destinate all’uso da parte di aerei turchi senza toccare quelle utilizzabili dai velivoli dell’USAF (U.S. Air Force); nel 2003 le ha ritirate dalla Germania che ha chiuso la base aerea di Memmingen e nel 2005 ritirandole da Ramstein; due anni dopo sono state ritirate anche da Lakenheath, in Inghilterra.

Nel complesso, questi cambiamenti hanno portato a una riduzione unilaterale delle armi nucleari statunitensi in Europa del 62% da quando è stata adottata la politica dei “tre no” passando dalle 480 del 1996 alle 180 di oggi. Queste sono divise tra alcune basi aeree in Europa Occidentale, oltre a quelle rimaste a Incirlik già citate: circa 20 sono in Belgio, a Kleine Brogel, altrettante in Germania a Buchel, in Italia un egual numero si stima sia diviso tra Aviano (di uso esclusivo USA) e Ghedi (per un totale di 40), e sempre 20 sono presenti in Olanda a Volkel.

Nel NATO-Russia founding act del 1997 è stato ulteriormente spiegato che la politica dei tre no “sottintende il fatto che la NATO ha deciso che non ha alcuna intenzione, nessun piano e nessun motivo per stabilire siti di stoccaggio di armi nucleari sul territorio di tali membri (i Paesi orientali ex Patto di Varsavia n.d.r.), sia attraverso la costruzione di nuovi impianti di stoccaggio di armamenti nucleari sia con l’adeguamento di vecchi impianti. I siti di stoccaggio nucleare sono intesi come strutture progettate specificamente per lo stazionamento di armi nucleari e includono tutti i tipi di strutture rinforzate sopra o sotto terra (bunker di stoccaggio o caveau) progettate per lo scopo”.

Il linguaggio del Founding Act del 1997 sembra chiaramente più incentrato sulle strutture di stoccaggio piuttosto che su altre parti della postura, come gli aerei o le strutture di comando e controllo che potrebbero supportare la missione nucleare.

Le parole del vicepremier polacco sembrano aprire alla possibilità di avere siti stabili per il deposito di armamento nucleare a caduta libera, ovvero di tipo tattico, che, lo ribadiamo, è l’unico presente in Europa, ma gli Stati Uniti e la NATO non sembrano affatto disposti a cambiare quella che è la loro postura sin dal 1996.

La Polonia ha sempre cercato di avere sul proprio territorio insediamenti militari statunitensi permanenti, visti come un efficace strumento di deterrenza nei confronti della Russia, ma Washington per ora si è sempre limitata a inviare truppe o velivoli a rotazione nonostante l’accordo del 2011 riguardante un distaccamento permanente dell’aviazione USA (AV-DET) organizzato nell’ambito del 52esimo Gruppo Operativo di Spangdahlem (Germania).

Ovviamente bisogna escludere il complesso Aegis Ashore per la difesa dai missili balistici che è attualmente in fase di ingresso in servizio a Redzikowo, che però è sotto il comando diretto dell’Alleanza così come quello rumeno di Deveselu, quindi non formalmente dipendenti dagli Stati Uniti.

Nel lontano 2012, la NATO ha effettuato esercitazioni Steadfast Noon, ovvero riguardanti l’uso di armamento nucleare tattico, anche in Polonia sfruttando la base aerea di Lask, e gli F-16C/D block 52 polacchi, che a differenza di quelli statunitensi presenti ad Aviano o Olandesi, non hanno capacità di strike nucleare, hanno partecipato a queste manovre, che sono effettuate a rotazione in Europa, con compiti che si ritiene riguardino la difesa aerea o la soppressione dei radar a terra (SEAD – Suppression of Enemy Air Defenses). Un attacco nucleare tattico non coinvolgerebbe infatti solo l’aereo che trasporta la bomba a caduta libera, ma anche altri per il supporto alla missione.

La proposta polacca quindi assume, stante queste premesse, più i toni di una provocazione che quelli di una vera e propria dichiarazione di intenti: l’armamento atomico tattico in forza alla NATO composto dalle B-61 non può essere utilizzato dai caccia polacchi, e l’Alleanza, così come Washington, al momento non considera l’opzione di schierare stabilmente i suoi assetti in grado di utilizzarlo in Polonia: gli ordigni necessitano di depositi di stoccaggio particolari che vanno costruiti e attualmente non c’è nessun documento o dichiarazione che lasci intendere questa possibilità.

Se questa politica dovesse cambiare, molto probabilmente il sito polacco più idoneo sarebbe la già citata base aerea di Lask, che si trova a soli 286 chilometri dal confine bielorusso e 324 dal confine russo dell’oblast di Kaliningrad, da dove un cacciabombardiere USA come un F-16C/D o un F-15E – i soli abilitati a trasportare armamento nucleare tattico oltre ai Tornado tedeschi, a quelli italiani e agli F-16 olandesi –, volando a 1800 chilometri orari (o Mach 1,47), sarebbe in grado di raggiungere Kaliningrad in 12 minuti e Mosca in meno di un’ora.

Proprio per questo riteniamo che la NATO escluderà a priori la possibilità di schierare stabilmente armamento nucleare tattico in Polonia, o in altri Paesi dell’est europeo, a meno che la Russia non dimostri la volontà di usare armi di distruzione di massa nell’attuale conflitto in Ucraina, altra possibilità che ci sembra molto remota. A Washington sanno che se procedessero in tal senso, si alimenterebbe ulteriormente e forse in modo definitivo la percezione di accerchiamento e minaccia di Mosca, con conseguenze poco prevedibili per via della paranoia russa sulle intenzioni militari della NATO. Similmente se la Russia dovesse optare per il dispiegamento di sistemi d’arma nucleari in Bielorussia, si acuirebbe la paranoia nei Paesi orientali della NATO e così facendo il Cremlino potrebbe dare alle forze nucleari tattiche in Europa un rilievo che non è nell’interesse di nessuno.

Nessun commento:

Posta un commento