L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 14 aprile 2022

Bisogna aver paura della Polonia e dei polacchi - 13 - ma non tutti -

Frontiera Bielorussia-Polonia, i bambini profughi in fuga intrappolati nella foresta dalla polizia polacca. «Stanno rischiando di morire di freddo e di fame»

A differenza di quello che accade al confine Ucraina-Polonia dove passano milioni di ucraini, tra Bielorussia e Polonia i migranti (afghani, siriani, yemeniti) restano intrappolati nella foresta perché la polizia polacca li respinge. «Ci sono bambini e famiglie che stanno rischiando di morire di fame e di freddo»

di Jacopo Storni
12 aprile 2022

«Fa freddissimo in questa foresta, stiamo andando a morire. Se noi moriremo qui, vi prego di raccontare a tutti che qui c’erano persone che volevano vivere, ma le barriere tra due Paesi ci hanno ucciso». Messaggi come questo arrivano tutti i giorni sul telefono di Silvia Cavazzini, volontaria milanese, attivista di Gandhi Charity, e Zosia Krasnowolska, volontaria di Hope and humanity Poland, diventate tra i punti di riferimento dei migranti che tentano di superare il confine tra Bielorussia e Polonia. «Abbiamo freddo, con dei bambini di pochi mesi abbiamo dovuto attraversare un fiume. Abbiamo i vestiti bagnati, aiutateci».

Sono afghani, pakistani, siriani, yemeniti, alcuni africani, arrivati in Bielorussia incoraggiati dal governo di Aleksander Lukashenko, che ha concesso visti turistici con la falsa promessa di un canale facilitato verso l’Unione europea. Salvo poi lasciare ammassati alla frontiera centinaia di profughi che, nel tentativo di raggiungere l’Europa, vengono respinti dalla polizia polacca. In questo modo il Governo bielorusso prova a ricattare l’Ue. E così intere famiglie si ammassano al gelo della foresta, con bambini piccoli che vivono e dormono in giacigli di fortuna. E’ l’altro confine, quello di cui nessuno parla nelle ultime ore. Se da un lato la Polonia ha aperto le porte agli ucraini che fuggono dai bombardamenti russi, dall’altro lato la stessa Polonia sta chiudendo ermeticamente il confine ai migranti di altre nazionalità che arrivano dalla Bielorussia. Gli ucraini passano, tutti gli altri no. Sul confine ci sono persone bloccate, che ripetutamente provano a oltrepassare la frontiera per entrare in Unione europea, rischiando di essere respinte, picchiate e di morire di stenti in mezzo ai boschi dell’antica foresta vergine di Białowieża, patrimonio Unesco. Succede così da molti mesi, ma adesso la vicenda assume aspetti ancor più inquietanti dato che, poco più a sud, il confine polacco è permeabile a tutti gli ucraini in fuga. «Ogni giorno stanno morendo persone, alcune di freddo, altre sbranate dai cani» racconta l’attivista Krasnowolska.

La Polonia ha istituito una «zona rossa» alla frontiera bielorussa, pattugliata giorno e notte dai poliziotti, dove i migranti non possono avvicinarsi, e neppure i giornalisti e gli operatori umanitari. Nei giorni scorsi, quattro attivisti che hanno raccolto in auto alcuni profughi sono stati arrestati. Lungo le strade ci sono numerose pattuglie della polizia, tanti i posti di blocco. «Quasi la metà dei profughi alla frontiera sono bambini - denuncia Cavazzini - Molti di questi bambini sono malati: i genitori si sono messi in viaggio per trovare cure per loro. Tra di loro, tre neonati, uno di meno di due mesi. C’è una bambina con un grave problema ai reni, se non viene curata rischia di morire. I suoi genitori ci stanno inviando i video dei suoi pianti strazianti. E poi ci sono persone con una sola gamba, un ragazzo con paralisi cerebrale. Crediamo che attualmente nella foresta lungo il confine ci siano circa 250 persone divise in 25 gruppi, chiuse in quella striscia di terra, la zona neutra tra i fili spinati, tra Polonia e Bielorussia. Nessuno si prende la responsabilità di chi muore lì in mezzo. Sembra quasi che aspettiamo il morto perché l’attenzione di tutti torni lì. Nelle ultime ore ho ricevuto le foto di un dito tagliato con un tronchese dalle guardie di frontiera bielorusse». Pochi giorni fa è stato sgomberato il campo profughi bielorusso di Bruzgi, dove dormivano decine di migranti: i militari bielorussi che gestivano il campo hanno iniziato a fare pressione sui migranti del centro chiedendo loro di scegliere: o andavano via verso il confine con la Polonia di loro volontà, o accettavano di tornare a Minsk e salire su un volo che li avrebbe rimpatriati. E così si sono riversati tutti alla frontiera.

Ma cosa spinge i migranti del Medio Oriente verso la Bielorussia? Come detto, sono i visti turistici concessi dal Governo di Lukashenko. Da mesi ci sono varie compagnie aeree presenti in Medio Oriente che hanno attivato collegamenti diretti tra Minsk, la capitale della Bielorussia, e città come Istanbul (Turchia), Damasco (Siria), Dubai (Emirati Arabi Uniti). «Quando i migranti arrivano all’aeroporto di Minsk – raccontano gli operatori umanitari alla frontiera - vengono ospitati negli alberghi statali gestiti dal regime, da cui gli autobus ufficialmente assegnati e persino i taxi li trasferiscono al confine polacco o lituano».

E proprio nei giorni scorsi, il tribunale polacco di Bielsk Podlaski, cinquanta chilometri dal confine bielorusso, ha definito «ingiustificato, illegale e disumano» l’atteggiamento delle forze dell’ordine polacche, in virtù dell’avvocato di Varsavia Małgorzata Jaźwińska, che ha vinto un ricorso presentato da tre afgani, arrestati e poi respinti in Bielorussia nonostante avessero espresso volontà di fare richiesta d’asilo.

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