L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 aprile 2022

Come anticipato in altri post, attenzione all’Artico, lì si sta preparando la seconda puntata del disegno strategico statunitense

A Fra' chette serve?
di Pierluigi Fagan
14 aprile 2022

A Fra' chette serve? Espressione colloquiale romana che riprende una celebre uscita del sottobosco andreottiano del tempo che fu, ma che è poi diventata esemplificativo di sistemi di potere corrotti. In origine il “Fra’” era un Franco (Evangelisti) ma in minuscolo sta per “fratello”. Cosa serve al fratello Zelensky? Lunga la lista delle sue necessità, più o meno è quello che Z. ed i suoi chiedono da cinquanta giorni, armi-armi-armi. Se ne può apprezzare il dettaglio dal minuto 1:07 dell'allegato (1) ma merita di esser visto tutto, è breve e significativo.

Z. fonda la sua narrazione sulla solidarietà democratica, “noi come voi, quindi voi con noi”. Ieri ho ripescato il Democracy Index, un monitoraggio portato avanti dal 2006 da The Economist su una valutazione a 60 domande sottoposte ad un panel di esperti, di cui mai si è conosciuta la vera expertise. A dire che il giudizio dato dalla ricerca è stato spesso contrastato da chi si professava democratico, ma non esattamente secondo i canoni della rivista liberale inglese. Ma è interessante vedere dove il The Economist bibbia del democraticismo liberale metteva l’Ucraina prima del febbraio 2022.

L’Ucraina era valutata come un “regime ibrido”: “sono nazioni dove avvengono puntualmente significative irregolarità nelle elezioni che non sono quindi libere. Queste nazioni comunemente hanno governi che mettono pressione all'opposizione, una magistratura non indipendente e una corruzione estesa, pressione sui media, debole principio di legalità e falle più pronunciate delle democrazie imperfette nel campo della cultura politica sottosviluppata, bassi livelli di partecipazione politica e problemi nel funzionamento del governo.”. Non quindi una democrazia completa, ma neanche una democrazia imperfetta, un mischione ambiguo che non è ancora l’ultimo girone dell’inferno ovvero un “regime autoritario”, dove però si può manipolare l’ordine politico dall’esterno. Da notare che, ottenuto un piazzamento da 86° posto su 167 Paesi, il giudizio sulla garanzia democratica del potere politico di questo grande Paese è andato sistematicamente peggiorando dal dopo “rivoluzione/colpo di Stato” del 2014. Aveva avuto un promettente sussulto proprio con l’elezione di Z, nel 2019, ma poi è precipitato a livelli peggiori addirittura del periodo Yanukovich. Allegati (2) e (3).

Sappiamo poiché l’abbiamo pubblicato in un post del 28.03 (allegato (4) come Z. venne eletto su una piattaforma anti-corruzione e di ricerca di un accordo di pace stabile con la Russia. Lo sappiamo anche perché è scritto in quell’ appello della “società civile” riunita nell’organizzazione Ukraine Krisis, che cerca di correggere queste due posture dell’attore giunto ai fasti del governo nazionale. Questa “società civile” dietro cui c’è la NATO ed una costellazione variegata di interessi neo-liberali, atlantisti, nord europei, ricorda minacciosa a Z. quali sono le vere priorità che loro si aspettano lui perseguirà. Nulla di ciò che aveva promesso a chi l’ha votato, anzi l’esatto contrario. L’appello, che in realtà è un ultimatum, è di un mese dopo l’elezione di Z. 2019 (allegato 5). Risultato? Se la sua elezione aveva acceso speranze come mai dal 2014, tre anni dopo ci si trovava sotto ai minimi democratici secondo la bibbia liberale inglese.

Dopo cinquanta giorni di guerra, siamo qui, al punto di partenza ovvero quello in cui Z. non ci pensa proprio a trovare una via d’uscita diplomatica del conflitto e chiede imperativamente un preciso catalogo di strumenti bellici, appoggiato dai Paesi balto-polacchi e dagli Stati Uniti con un Biden particolarmente cattivo. Ed a proposito del Biden mannaro, Reuters ha rivelato che il Dipartimento della Difesa incontrerà i vertici delle otto principali aziende che producono armi negli Stati Uniti (Lockheed Martin e Raytheon, ma anche Boeing e General Dynamics ed altre nell'allegato 6) per chiedere loro la possibilità di ulteriori sforzi produttivi anche se non solo per l’Ucraina. Come anticipato in altri post, attenzione all’Artico, lì si sta preparando la seconda puntata del disegno strategico americano.

Così il “nostro miglior uomo” dopo aver sgridato a più riprese gli israeliani che da allora non parlano più di Ucraina, dopo aver pagato il debito che ha coi militi dell’Azov portati a parlare in video al parlamento greco, dopo aver chiesto con una certa impazienza o forse arroganza addirittura all’ONU di espellere la Russia dal Consiglio di Sicurezza, ieri ha fatto capire più chiaramente di quanto non avesse già fatto capire a partire dal discorso al Bundestag in poi (lui, Kuleba ed altri del governo di guerra ucraino), quanto non sopporta i tedeschi, vietando la visita del loro Presidente a Kiev.

Ieri era anche il giorno del passaggio programmato dal livello “duro conflitto con eccidi di popolazione civile” al livello “genocidio”. Ci aveva già provato proprio con gli israeliani che gli avevano detto di star calmino con i termini, ma l’agenda dell’escalation programmata non ammette intoppi. Biden gli ha fatto subito eco e Macron si è non poco irritato. L’ONU, ad oggi, conta 1892 morti civili in Ucraina, Paese che prima della guerra contava 44 milioni di abitanti. D’accordo, l’ONU conta tardi e quindi i morti civili saranno senz’altro di più, ma da qui a “genocidio” mi pare ne corra un bel po’.

Ma come ormai hanno capito tutti, questa non è una guerra normale, questa è la “nostra” guerra dove cioè si è persa ogni terzietà. Quindi la pubblicità della guerra è più importante dell’informazione, non ci sono chiari-scuri è tutto netto e nitido, chi ha dubbi di qualsivoglia origine è ostracizzato, etichettato e bandito dalla convivenza civile. Non importa che molti istituti di ricerca segnalino la perdita, come nel caso dell’Istituto IXE (allegato 6), di ben dieci punti nel favore democratico all’invio di sempre maggiori quantità di armi sempre più aggressive agli ucraini. Non importa che quella percentuale già minoritaria di favorevoli, è destinata a scendere vieppiù si renderà nitida la situazione di artificio necessario a protezione del nostro voler confliggere direttamente con la Russia.

Cresceranno problemi di cibo, di costo e reperimento stesso delle fonti di energia, inflazione ormai pre-Weimar e prossima recessione, disordine geopolitico in Asia ed Africa, migrazioni ora a 4 milioni di profughi ucraini ma poi arriveranno giovani africani affamati ed arrabbiati. Certo, diranno che è “colpa di Putin” ma credo servirà a poco, la sottovalutazione del buonsenso medio delle popolazioni europee occidentali, è un limite palese dei consulenti del marketing bellico di Z. Difficile per i professionisti americani capire che gli europei non sono americani.

Eccoci qua quindi. Gli europei occidentali non hanno deciso questa guerra, non l’hanno votata, la sentono sempre meno, la sentiranno positivamente sempre meno, viepiù gli effetti impatteranno violentemente sulle loro/nostre vite. Ma non importa. Il "regime ibrido" capitanato da questo improbabile testimonial pescato nel settore “comedy” della televisione seriale ucraina, ci chiama e tutte le élite atlantiste mobilitate come un sol uomo sono lì in partecipato tremore ai suoi desiderata.

C’è un aggredito ed un aggressore, quindi, c’è solo una domanda da fare “… a fra’ che te serve?”. It’s the democracy stupid!


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