L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 10 aprile 2022

Da marzo del 2020 la Cina in previsione di quello che si sta vivendo ha accumulato cibo e materie prime, i miliardi e miliardi di dollari stampati con un clic dagli statunitensi avrebbe e ha portato inflazione. L'Operazione speciale russa è stato il catalizzatore che ha velocizzato il processo e ora l'Occidente annaspa e vorrebbe portare tutto in caciara con una bella guerra nucleare. L'effetto collaterale, nel frattempo, è il rublo che si lega all'oro, il dollaro perde lo scettro, le materie prime dettano legge

La sconfitta economica si avvicina



L’occidente pensava che sanzionando pesantemente la Russia l’avrebbe piegata e sottomessa, ma ha fatto malissimo i suoi calcoli perché non sta mettendo in difficoltà Mosca, ma sta solo riuscendo a far salire i prezzi dell’energia, delle materie prime e dei generi alimentari contro se stesso costringendo le banche centrali a stampare denaro per pagare tutto e creando così inflazione che richiederà altra stampa di denaro. La Russia invece sta collegando il rublo ai prezzi delle materie prime e la Cina ha già dimostrato di comprendere il gioco inflazionistico occidentale avendo accumulato materie prime e cereali essenziali negli ultimi due anni permettendo così alla sua valuta di salire rispetto al dollaro. Cina e Russia non stanno seguendo il percorso dell’inflazione delle valute occidentali, al contrario, si stanno muovendo verso una strategia monetaria più solida con la prospettiva di tassi di interesse e prezzi stabili mentre l’Occidente accelera nella direzione opposta. Come andrà a finire? Secondo gli analisti di Credit Suisse non sarà il rublo a farne le spese, ma le valute occidentali, ossia dollaro, euro e yen.

D’altro canto non si sanziona la più importante fonte mondiale di esportazione di energia e il fornitore di un’ampia gamma di merci e materie prime, inclusi cereali e fertilizzanti, senza danneggiare tutti tranne chi si doveva punire. Peggio ancora, il nemico da colpire ha nella Cina un amico estremamente potente, del quale la Russia è un partner nel più grande blocco economico del mondo – l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai – al comando di un mercato in via di sviluppo che rappresenta oltre il 40% della popolazione mondiale. Questo è il futuro, non il passato: il passato è il wokerysmo ipocrita occidentale, fatto di debito, disuguaglianza senza precedenti, e alberi magici del denaro per pagare tutto. Ma nonostante sia ormai palese e chiaro a chiunque l’errore commesso con le sanzioni, l’occidente non si è dato alcuna opzione politica alternativa – come per esempio ricercare la pace – se non quella di tentare di inasprire ulteriormente le sanzioni. La risposta della Russia è stata però devastante per il sistema finanziario occidentale: con due semplici annunci, legando il rublo all’oro per gli istituti di credito nazionali e insistendo sul fatto che i pagamenti per l’energia saranno accettati solo in rubli, si pone fine all’era del dollaro fiat che ha governato il mondo dalla sospensione di Bretton Woods nel 1971 ad oggi. Poco più di cinquant’anni fa, il dollaro ha assunto il ruolo di riserva globale dell’oro e dopo gli anni Settanta, la tendenza è stata di crescente finanziarizzazione: negli anni ’80 si sono fatti strada i derivati ​​regolamentati e gli anni ’90 hanno visto l’ascesa di hedge fund e dotcom. Ciò è stato seguito da un’esplosione di derivati ​​non regolamentati che alla fine sono esplosi nel fallimento di Lehman. Da allora, l’espansione del credito globale per attività puramente finanziarie è stata enorme, creando una bolla finanziaria di dimensioni mai viste.

Le sanzioni sono anche state un errore strategico perché hanno fatto comprendere a tutti che avere riserve in dollari significa esporsi al loro sequestro e questo non fa che aumentare la fuga dal dollaro. Stando così le cose, l’America troverà virtualmente impossibile trattenere i flussi internazionali di capitali che le hanno permesso di finanziare i suoi due disavanzi: quello di bilancio e quello commerciale che hanno permesso al Paese egemone di vivere molto al di là delle proprie risorse per troppo tempo e c’è un bella soddisfazione nel dire questo, visto che ciò accade proprio a chi ci bacchettava per questo attraverso le mille voci prezzolate del neoliberismo di marca amerikana. Tuttavia le altre due principali valute in campo occidentale, l’euro e lo yen, partono da una posizione ancora peggiore perché mentre il loro potere di acquisto sta visibilmente crollando, la Bce e la Banca del Giappone hanno ancora tassi di interesse negativi, e gli irresponsabili politici si trovano combattuti tra la Scilla dell’inflazione dei prezzi al consumo e la Cariddi del declino dell’attività economica, moltiplicata peraltro dal fatto di aver rinunciato all’energia di cui hanno bisogno. Si trovano insomma nella situazione peggiore, visto che hanno una sovranità limitata in una misura ancora maggiore di quanto non si potesse pensare. Si troveranno in mezzo all’esplosione delle bolle che finirà per travolgere qualunque cose navighi su queste chiatte di denaro puramente nominale. Ma né la Cina, né la Russia subiranno questo destino perché in certo senso siamo alla rivoluzione delle materie prime, ovvero alla rivincita dell’economia reale, quella della manifattura, della produzione agricola, del fare, del progettare contro l’ordire e il vacuo sognare, della realtà contro la narrazione, degli uomini reali contro le distopie.

Nessun commento:

Posta un commento