L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 5 aprile 2022

Dal 2020 si è decretato il divieto di curare, la persecuzione dei medici che lo facevano, divieto di fare autopsie per capire, inoculazioni obbligatorie di farmaci sperimentali che non hanno impedito di infettarsi, obbligo di tamponi farlocchi e fatti per far male. Un'influenza atipica fatta diventare pandemia

Per finirla con la pandemia
di Daniela Danna
30 marzo 2022

Sento parlare di pandemia come entità agente in tanti, troppi discorsi di chi suppone di lottare contro gli attuali poteri (la solita classe capitalistica) che spingono verso l’ingabbiamento dei lavoratori con l’identità unica digitale e il controllo delle esistenze tramite l’acquisizione di dati – cosa che peraltro rappresenta un’impossibile distopia, data la finitezza delle risorse con cui costruire questi apparati di controllo: 5G e 6G (internet delle cose e internet degli umani), e tutti i server per l’accumulo di questa pretesa “materia prima”, oro o petrolio del XXI secolo (sarebbero i nostri dati), in realtà ennesima bolla che dà fiato al capitalismo morente per la carenza di energia vera a buon mercato. La pandemia ha fatto questo e quello, la pandemia ci ha costretti a vivere isolati, a interrompere l’istruzione dei ragazzi e la sanità come la conoscevamo, la pandemia forse ha addirittura fermato la lotta di classe, e naturalmente oggi viviamo le conseguenze della pandemia – per chi comincia ad accorgersi che, se mai pandemia c’è stata (tasso di letalità dello zero virgola qualcosa per cento ed età media dei decessi quasi in linea con l’aspettativa di vita, persino nei primi mesi), una mediocre influenza che la gente cerca di contrarre per evitare le terapie geniche rese obbligatorie da un governo perfettamente in linea con le azioni dei medici nazisti, forse non è più degna di questo altisonante nome.

Dovremmo capire una volta per tutte che una qualunque malattia non è un soggetto sociale, che la risposta ai patogeni è determinata da azioni umane, che “la pandemia” la si è voluta e cercata e realizzata, prima nel 2009 con il cambio della definizione di “pandemia” dell’Organizzazione mondiale per la sanità, che non usa più la parola per malattie letali ma per qualunque patogeno che si diffonda in molte nazioni, poi dal 2020 con il divieto di curare, la persecuzione dei medici che lo facevano, il divieto di fare autopsie e quindi ridurre il numero di morti – mentre per realizzare la pandemia e la sua pretesa stringente logica di azione, i morti servivano, eccome. La prossima volta che sentite “la pandemia ha fatto questo e quello”, correggete, prego, in “i Signori della pandemia”. I soliti noti. Quelli che hanno oscenamente accresciuto il loro patrimonio. Quelli che si incontrano a Davos e in molti altri luoghi. Quelli di cui i politici sono i burattini. Quelli che organizzano esercitazioni per addestrare e addestrarsi a mettere in atto i loro piani di perfezionamento del dominio. Quelli contro i quali dobbiamo lottare per smantellare l’apparato di controllo informatico che ci vogliono imporre, addirittura prestandoci i soldi per farcelo realizzare con il nostro lavoro (PNRR). La pandemia non ha fatto un bel niente, è un concetto che serve a far sparire, a nascondere e ad assolvere i responsabili di questi due anni di misure dittatoriali che nulla peraltro hanno a che fare con la salute: le terapie geniche sperimentali spacciate per vaccini non fermano la malattia, e rendono più vulnerabili ad essa già qualche mese dopo le inoculazioni (quando non ammazzano direttamente o invalidano con miocarditi, trombosi e compagnia bella); il green pass non certifica nulla se non la propria presenza in determinati luoghi insieme a determinate persone, acquisendo dati nei vari punti di controllo; le mascherine sono inutili a chi non è malato, fanno semplicemente parte del pacchetto “homo homini virus” con cui si distanziano fisicamente e socialmente le persone (peraltro già assenti psicologicamente per dedicarsi ai loro schermini persino in mezzo alla strada). Come ha scritto qualcuno: l’idea più ridicola che hanno spacciato in questa “pandemia” è che chi ci governa abbia a cuore la nostra salute. Si tratta non di “pandemia” ma di politica, decisa mettendo il coronavirus a bersaglio e pretesto, una politica di rottura con le apparenze democratiche degli Stati liberali, per ragioni economiche che – in un modo o nell’altro – hanno sempre a che fare con la ricerca del profitto, e per la perpetuazione e il raffinamento del dominio di classe. La pandemia non è capace di azioni, non è un soggetto. Quando si usa così la parola non si fa altro che legittimare le politiche che ci spingono verso la cosiddetta “Quarta rivoluzione industriale” e il Grande reset. Finiamola di esprimerci come i padroni, accettando e diffondendo la loro visione del mondo.

Nessun commento:

Posta un commento