L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 aprile 2022

E’ del tutto evidente che i giorni dell’assoluta egemonia statunitense stanno tramontando

Dall’Ungheria al Pakistan porte in faccia a Washington

Ecco una manifestazione di Jobbik il partito nazista Ungherese arruolato dalla Ue per sconfiggere Orban


Probabilmente non ci sono molti punti di contatto tra l’Ungheria e il Pakistan, ma entrambi mostrano come ormai il potere abusivo dell’occidente e dei suoi costrutti di potere, come Nato e Ue, vada sempre più declinando e come ogni azzardo e ogni passo per recuperare presa sul resto del mondo portino invece verso la fine definitiva degli assetti imperiali. In Ungheria Orban e il suo partito hanno stravinto ottenendo il 63% dei consensi, aumentando addirittura il bottino di 4 anni fa, nonostante i milioni spesi dall’Europa, dall’ Open Society di Soros e dalle sue ong, nonostante l’invio di un gruppo di battaglia Nato e un’alleanza tra i partiti di osservanza globalista come quello socialdemocratico e il partito neonazista Jobbikl una cui manifestazione pre elettorale è ritratta nell’immagine di apertura del post . Hanno vinto le posizioni critiche prese da Orban sulla vicenda ucraina, il rifiuto di far passare armi e la rivendicazione dell’autonomia del Paese che viene portata avanti nonostante i parlamentari europei di Fidesz (il partito di Orban) facciano parte della formazione di maggioranza ( tanto per quello che conta il Parlamento europeo…) . Seimila chilometri più a est il parlamento pachistano è insorto contro il tentativo americano di estromettere il primo ministro Imran Khan, attraverso una crisi con aspetti incostituzionali, mentre gran parte dei parlamentari hanno urlato in coro “Morte all’America”.

Il primo ministro pakistano aveva precedentemente accusato una “potenza straniera” – in un chiaro riferimento agli Stati Uniti – di aver finanziato una “cospirazione” per rovesciare il suo governo democraticamente eletto. Rivolgendosi a una grande manifestazione nella capitale Islamabad la scorsa settimana, Khan ha affermato che la “potenza straniera” ha inviato milioni di dollari ai partiti di minoranza per lanciare un voto di sfiducia contro di lui in parlamento: “Siamo a conoscenza di questa cospirazione da mesi. Sappiamo anche di chi ha radunato e pagato queste persone ma i tempi sono cambiati, questa non è l’era di Zulfikar Ali Bhutto”. Il riferimento è al leader storico del Paese che negli anni ’70 fu minacciato dall’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger per il programma nucleare del paese. Oggi invece le ragioni di questo tentato colpo di stato per via parlamentare stanno nel forte coinvolgimento del Pakistan nel sostenere una delle ramificazione della via della seta e i rapporti cordiali intrattenuti con la Russia. Tutte cose insopportabili per l’egemonia americana che ormai lavora principalmente con le quinte colonne interne, create e coltivate da decenni.

E’ del tutto evidente che i giorni dell’assoluta egemonia americana stanno tramontando: l’anno scorso in Bielorussia e Kazakistan sono falliti i tentativi di cambio di regime di sapore arancionista. Gli Usa hanno fallito anche in Honduras: il colpo di stato del 2009 è stato annullato alle elezioni all’inizio di quest’anno e anche il nuovo tentativo di colpo di stato nella legislatura non è andato a buon fine. Il colpo di stato in Bolivia è stato di breve durata, mentre Lula è ora pronto a vincere le prossime elezioni in Brasile. E oggi i governi che rappresentano buona parte della popolazione mondiale si rifiutano di condannare la Russia e di applicare sanzioni. Insomma tutto un sistema di dominio sta scricchiolando e il fatto di aver costretto la Russia ad intervenire in Ucraina si è alla fine rivelato un boomerang che finirà anche per spaccare l’Europa come la vicenda ungherese e quella polacca stanno dimostrando e come verrà alla luce ancor più chiaramente quando sul continente si abbatterà una tempesta economica peraltro lucidamente preparata prima con la pandemia e poi con la guerra per evitare un collasso di sistema o meglio per dirigerlo verso il salvataggio delle elite di comando e la dannazione degli altri.

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