L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 aprile 2022

Farmaci sperimentali e nessuna correlazione

I vaccini che fanno male al cuore




Notizie sempre più devastanti arrivano dal mondo dei vaccini, anche se ovviamente l’informazione generalista non ne parla e si trovano le tracce del delitto solo negli studi scientifici, a volte anche in contrasto con gli obiettivi dei ricercatori. Adesso analogamente ad altre ricerche svolte in Nord America giunge uno studio scandinavo che mostra come la vaccinazione contro il Covid aumenta il rischio di gravi infiammazioni cardiache fino a 120 volte rispetto al normale: si tratta di un lavoro significativo perché prende in considerazione 23 milioni di cartelle cliniche riguardanti le popolazioni di età superiore ai 12 anni di Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia nel periodo che va dall’inizio della vaccinazione di massa nel dicembre 2020 fino al 5 ottobre 2021. Per i giovani maschi di età compresa tra 16 e 24 anni entro 28 giorni da una seconda dose, lo studio ha rilevato una miocardite grave (che richiede il ricovero ospedaliero) circa 5 volte più frequente del normale dopo Pfizer e 14 volte invece dopo una puntura di Moderna. Dal momento che nei Paesi nordici si sono usati vari cocktail di vaccini diversi si è trovato che il rischio maggiore si è avuto dopo una prima dose con Pfizer e una seconda dose di Moderna: in questo caso il rischio raggiunte il massimo, ovvero 120 volte la normalità. Insomma mentre l’incidenza di questa patologia è di 0,097 casi ogni mille persone per i non vaccinati per i vaccinati arriva all’1, 433. di media, ma può superare i 3,687 nei giovani da 16 a 24 anni. Ancora più interessante è il fatto che il medesimo studio è stato costretto a stabilire che il rischio di miocardite e pericardite grave a seguito dell’infezione da Covid era trascurabile, con un solo evento in eccesso circa ogni 100.000 entro 28 giorni dall’infezione. Questo risultato ottenuto su un campione così vasto spazza via ogni tentativo di attribuire al covid le colpe dei vaccini, come i più cinici giocolieri di numeri del circo pandemico tendono a fare,

Ciò che fa gioco nella propaganda vaccinal – politica è che le incidenze di queste infiammazioni cardiache, benché molto superiori al normale appaiono a una prima occhiata di modesta incidenza: sei eventi per 100.000 punture dopo Pfizer e 18 eventi per dopo Moderna. Una seconda dose di Moderna somministrata dopo una prima dose di Pfizer presenta un rischio ancora più elevato: 27 eventi ogni 100.000 dosi. Tuttavia lo studio ha un limite importante perché parla solo delle miocarditi e pericarditi gravissime che portano al ricovero ospedaliero d’urgenza, non quelle molto più numerose curate a casa oppure in ospedale, ma senza degenza e men che meno quelle silenti che non danno sintomi, ma che poi possono portare a morte improvvisa in qualche caso oppure “lavorano” in segreto per indebolire il cuore. Ed è un grave errore che dimostra la volontà di confondere le acque e di coprire i danni da vaccino: le infiammazioni cardiache infatti, anche se domate o guarite spontaneamente , possono portare a conseguenze molto severe nel tempo. Una nuova ricerca sulla miocardite nei bambini ha rilevato che il 10% dei bambini affetti non ha recuperato completamente, il 12% è morto e un altro 12% richiederà un trapianto di cuore. Secondo un’analisi dei cardiologi tedeschi, la prognosi a lungo termine della miocardite correlata ai virus per gli adulti è piuttosto sfavorevole: quasi il 40% dei pazienti muore entro 10 anni.

Ora la domanda è quante sono effettivamente le infiammazioni cardiache post vaccino a parte i casi gravissimi che richiedono un ricovero e dunque una documentazione ufficiale? Nessuno lo sa anche perché è nota l’ostilità della gran parte dei medici a segnalare e prendere atto delle reazioni avverse che sono come l’ombra di banco delle loro labili coscienze. Si può lecitamente pensare che l’incidenza reale sia di oltre dieci volte maggiore rispetto ai casi più gravi che richiedono il ricovero che è poi generalmente il rapporto che si ha nel campo delle patologie cardiovascolari, ma potrebbe essere anche molto più alto. In questo caso avremmo incidenze enormi che il sistema sanitario nel suo complesso non può ammettere e men che meno tutto il complesso mondo che ruota attorno alla pandemia e all’ossessione vaccinale. Questi dati devono rimanere nascosti per evitare che i sistemi di controllo messi in piedi con il pretesto della pandemia affondino nel fango assieme alle campagne vaccinali.

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