L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 1 aprile 2022

Immigrati di serie A e quelli di serie B. La guerra dei poveri

La protesta in piazza dei migranti: "Anche noi meritevoli di diritti come gli ucraini"

A Milano e in altre città manifestazioni per chiedere permessi di soggiorno più 'facili' e un trattamento migliore a rider, facchini, badanti e lavoratori in campagna. Il paragone con gli ucraini per rivendicare i diritti

aggiornato alle 17:1331 marzo 2022


AGI – “Vogliamo lavorare, vogliamo i documenti, chi di noi spaccia lo fa perché dorme in strada o non mangia per giorni”. Vicino alla Questura di Milano, un giovane africano prende il microfono ed esprime la voglia di far conoscere il disagio di chi arriva in Italia e fatica ad avere un permesso di soggiorno oppure, se ce l’ha viene sfruttato.

Attorno a lui alcune decine di migranti sorvegliati da un cordone della Polizia che vigila affinché non raggiungano l''obbiettivo sensibile' Questura.
"Siamo riders e facchini, ci spezziamo la schiena in campagna"

Il presidio, durante il quale si chiede un'accoglienza analoga a quella riservata ai profughi ucraini per chi scappa da altre guerre, si svolge in modo pacifico. “Siamo lavoratori e lavoratrici, mandiamo avanti i cantieri e i magazzini, siamo riders e facchini, puliamo uffici e hotel, mandiamo avanti le cucine, accudiamo gli anziani e i bambini, ci spezziamo la schiena in campagna” dicono.

La protesta, organizzata da ‘Ci Siamo – Rete Solidale’ e altre associazioni, va in scena anche a Foggia, Torino, Modena e Roma. “Doveva essere uno sciopero, soprattutto nelle campagne – spiega all’AGI Rodolfo Greco, uno dei promotori – ma ci sono state delle difficoltà a organizzarlo. Si è trasformata in una mobilitazione che a Roma continua per chiedere un tavolo in Prefettura ”.
"Anche noi siamo profughi 'veri e meritevoli' come gli ucraini"

Le istanze dei migranti sono “permesso di soggiorno non legato al contratto di lavoro né alla residenza, cittadinanza per tutti i bambini nati in Italia, fine degli abusi e dei lunghi tempi di attesa nelle questure, azzeramento dei costi dei permessi, chiusura dei centri di detenzione”. “Uno dei problemi principali – afferma Greco - sono le questioni ‘tecniche’ legate all’ottenimento dei permessi, per questo sarebbe importante un incontro col Prefetto”.

"Gli italiani devono sapere che esistiamo – sono le parole di Patricia, originaria della Costa d’Avorio -. I diritti non hanno colore, vogliamo una vita migliore ma il sistema non permette l’integrazione”.

Nel volantino distribuito durante la manifestazione si parla di “razzismo istituzionale rispetto a chi non ha la cittadinanza europea” e con riferimento ai profughi ucraini. “Mai come oggi è evidente quanto l’Italia e l’UE stiano adottando misure differenziali a seconda degli interessi geopolitici ed economici del momento. Improvvisamente, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea ha tirato fuori dal cilindro una direttiva del 2001 (pensata per i profughi kosovari in fuga dalle bombe della NATO e mai applicata) che - giustamente - permette a chi scappa dalla guerra di essere regolarizzato senza passare per una richiesta d’asilo, mentre una potente macchina di solidarietà si è messa in moto in tutta Europa, Italia compresa, per accogliere i milioni di persone in fuga dai bombardamenti. Questi, nell’immaginario comune, sono 'profughi veri' e meritevoli. Dov’erano e dove sono questi imprescindibili strumenti, quando si trattava di persone in fuga dalla Libia, dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan, dal dal Sudan, dalla Somalia, dallo Yemen, e da tutte le altre guerre, di cui l’Europa porta una responsabilità pesantissima?”.

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