L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 aprile 2022

La maggioranza degli italiani, più o meno consapevolmente sa che la moneta digitale se non è affiancata dai contanti diventa una dittatura a cui serve un semplice cli per toglierti la disponibilità dei tuoi risparmi. L'hanno fatto addirittura con una banca centrale e non si tirano certo indietro verso un singolo o a una categoria

AGLI ITALIANI IL CASH PIACE ANCORA TROPPO

1 Aprile 2022

Quanto piace il cash agli italiani? Troppo, perché l’Italia resta ancora un paese fortemente dipendente dal contante. Il nostro paese si piazza infatti al ventinovesimo posto al mondo per incidenza del contante sull’economia e si posiziona ventiquattresimo su ventisette paesi dell’Unione Europea, precendendo solo Romania e Bulgaria.

Gli italiani che usano sistemi di pagamento digitali sono in aumento ma il paese precipita in fondo alla classifica dei paesi europei per numero di transazioni cashless pro capite, registrando un andamento opposto alla media europea. Gli investimenti del Pnrr potrebbero contribuire a invertire la tendenza e generare quasi 800 milioni di transazioni digitali aggiuntive per un controvalore superiore ai 27 miliardi di euro.

La fotografia ci arriva dal settimo rapporto della Community Cashless Society 2022, presentato ieri a Cernobbio da The European House – Ambrosetti che riporta purtroppo dati contrastanti sull’andamento dei pagamenti elettronici nel nostro paese.

Come spiega Valerio De Molli, managing partner & ceo di The European House – Ambrosetti, «l’Italia si conferma un paese fortemente cash-based e ci posizioniamo tra le 30 peggiori economie al mondo per cash intensity con un valore del contante in circolazione sul PIL pari a 15,4 per cento».

L’Italia rimane infatti terzultima in Europa per numero di transazioni pro capite, 61,5 nel 2020 (in diminuzione rispetto al 2019 in cui era pari a 61,7) contro una media europea di 142. In termini assoluti e tradotte sulla popolazione italiana, la differenza equivale a 4,8 miliardi di transazioni. Anche aggiungendo la caratteristica principalmente italiana delle carte prepagate, l’Italia non migliora, arrivando a registrare 81 transazioni con carta pro-capite, un numero pari alla metà della media europea di 156.


Parallelamente si registra però una riduzione del valore del transato con carte di pagamento e carte prepagate (-1,4%), che nel 2020 ammonta a 253,0 miliardi di euro. La riduzione del transato sarebbe stata ancora più rilevante se non fossero state considerate le carte prepagate: quest’ultime hanno fatto registrare un aumento del valore transato cashless nel 2020 rispetto al 2019 pari al 16,7%, mentre le carte di pagamento hanno visto il loro valore ridursi del 4,4%. Inoltre, il rapporto sottolinea che se in Italia il calo del valore transato può essere collegato al calo dei consumi e del Pil durante la pandemia, lo stesso non si è verificato in tutti gli altri paesi UE. Infatti, nel 2020, il valore transato cashless in Europa è aumentato in media del +2,0%.

Solo Romania (53) e Bulgaria (31), come anticipato, sulle transazioni pro capite fanno peggio del nostro paese, con una media europea che si attesta a 142 e il paese best performer, la Danimarca, che arriva a 379 transazioni nel 2020. Diminuisce dell’1,4 per cento anche il valore complessivamente transato con carte di pagamento e prepagate, pari a 253 miliardi di euro.

Quanto al livello di dipendenza dell’Italia dal contante, il risultato del Cash Intensity Index 2022, l’indicatore della Community che lo misura per 144 economie globali, conferma come il nostro paese sia una delle economie più dipendenti dal contante. L’Italia, infatti, nella presente edizione, è tornata tra le trenta peggiori economie al mondo per cash intensity, posizionandosi al ventinovesimo posto, riportando un peggioramento di quattro posizioni rispetto all’edizione 2021, in cui si trovava al trentatreesimo posto.


L’Italia inoltre corre “a due velocità” con riferimento a due sotto-indici che costituiscono il Cashless Society Index: guadagna infatti ben cinque posizioni per i “Fattori abilitanti” (posizionandosi sedicesima in classifica) mentre perde tre posizioni sullo “Stato dei Pagamenti”, con un punteggio che la pone davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria.

Guardando alle Regioni, la Lombardia conferma il suo primato nella corsa verso la Cashless Society con un punteggio pari a 6,70 su una scala crescente da 1 a 10, seguita dal Piemonte (6,50) e dalla Toscana (6,30). Il podio 2022 vede l’ingresso del Piemonte e l’uscita dell’Emilia-Romagna, mentre si confermano nelle ultime due posizioni il Molise (4,42) e la Basilicata (4,06). È importante notare, inoltre, che il gap tra la prima e l’ultima Regione ammonta quest’anno al 39,4%, in aumento di 3,4 punti percentuali rispetto al 2021, dopo essere calato di 4,6 punti percentuali nell’edizione precedente.


La classifica finale del Metropolitan Cities Cashless Index 2022 mostra invece Firenze al primo posto della classifica (con un punteggio di 7,1 su una scala crescente da 1 a 10), superando Milano (prima in entrambe le edizioni precedenti) che si trova nella presente edizione al secondo posto (5,83). Al terzo posto si trova invece Genova (5,76), che ha superato nella presente edizione sia Roma che Bologna. Con l’eccezione di Cagliari, che si trova in settima posizione, mantenendo il posizionamento della precedente edizione, le ultime sei posizioni sono occupate tutte da città del Sud Italia o delle Isole.

Nel 2021 però oltre sette italiani su dieci indicano la volontà di utilizzare maggiormente strumenti di pagamento senza contante e il 57% ne ha effettivamente aumentato l’utilizzo. Gli ostacoli principali alla diffusione del cashless per alcuni cittadini restano i timori per le frodi, anche se le transazioni digitali vengono ritenute più sicure del contante – e i problemi nell’accettazione riscontrati l’anno scorso da almeno un italiano su quattro.

«È necessario accelerare la transizione verso la #CashlessRevolution e a tal fine abbiamo individuato 9 proposte di policy, che si pongono l’obiettivo non solo di promuovere i pagamenti elettronici e far emergere il sommerso, ma anche quello di abituare i cittadini all’utilizzo del cashless nella quotidianità, ad esempio nei settori della mobilità e del turismo – spiega De Molli – . La Community Cashless Society ha il compito di accompagnare il paese in un percorso di digitalizzazione e modernizzazione, che può essere realizzato solo attraverso la piena collaborazione e l’impegno di tutti gli stakeholder pubblici e privati. Continueremo a lavorare al loro fianco fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto».

L’edizione 2022 del rapporto presenta, per la prima volta, i dati del sondaggio condotto tra circa quattrocento aziende italiane. La percezione di un’elevata maturità digitale è diffusa, ma il ricorso all’e-commerce rimane limitato. Solo poco più di una azienda su due (il 56,3%) ha attivato canali digitali per gestire ordini e transazioni con altre aziende (e-commerce B2B) e una su quattro (il 24,9%) non ha attivato alcun canale e non sta, ad oggi, valutando questa opzione, mentre il restante 18,8%, pur non avendo ancora attivato alcun canale di ecommerce B2B, sta pensando di attivarlo.

Sulle opportunità connesse al Piano nazionale di Resilienza e Ripartenza The European House – Ambrosetti ha identificato quattro aree di intervento del Pnrr che potrebbero avere effetti a cascata sui pagamenti elettronici, in termini di numero di transazioni cashless e di valore transato generabile: la digitalizzazione della pubblica amministrazione; la digitalizzazione del turismo; il rinnovo delle flotte del trasporto pubblico locale; la digitalizzazione della sanità.

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