L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 21 aprile 2022

La morte di Netflix con l'introduzione della pubblicità

Netflix dopo il crollo è pronta a guadagnare con la pubblicità

21 Aprile 2022 - 11:23

Dopo il crollo in Borsa, la possibilità d’inserire gli annunci pubblicitari all’interno della piattaforma potrebbe generare miliardi di dollari per Netflix.


Netflix è pronta a introdurre la pubblicità all’interno della piattaforma di streaming, a dichiararlo è stato il co-amministratore delegato Reed Hastings in seguito al crollo in Borsa del 25% registrato, lo scorso 20 aprile, dal servizio di streaming più famoso al mondo. Netflix ha perso, per la prima volta, 200 mila abbonati nel primo trimestre del 2022.

Per riuscire ad attrarre nuovi utenti, i vertici di Netflix sarebbero quindi pronti a differenziare la tipologia di abbonamenti, offrendo un servizio premium e uno più economico su cui consentire annunci pubblicitari.

Come è stato riportato da alcuni media statunitensi, tra cui il Wall Street Journal, l’apertura da parte di Hastings a una possibilità che solamente qualche anno fa veniva esclusa categoricamente ha avuto l’effetto di scatenare l’entusiasmo di grandi aziende e agenzie pubblicitarie.

Secondo le previsioni da parte di attori finanziari del calibro di Morgan Stanley, Netflix sarebbe pronta a guadagnare miliardi di dollari dagli introiti pubblicitari nei prossimi anni. Uno scenario in grado di garantire agli investitori una nuova prospettiva di crescita dopo la grave perdita subita in termini sia finanziari che di pubblico.

Netflix apre le porte alla pubblicità

L’industria pubblicitaria americana e mondiale ha accolto con slancio l’annuncio, poiché riuscirebbe a intercettare gran parte del pubblico che negli ultimi anni ha abbandonato la televisione generalista a favore di queste piattaforme. Basti pensare che, solamente negli Stati Uniti, la TV a pagamento ha perso 30 milioni di utenti dal 2013 a oggi, circa il 30% del pubblico totale.

Ai dati strettamente numerici vanno aggiunti anche elementi di qualità dell’audience di Netflix. Infatti, le indagini demoscopiche rivelano che gli abbonati del servizio streaming californiano sono perlopiù composti da famiglie e persone giovani e benestanti, le quali negli ultimi anni erano quasi completamente spariti dai radar della pubblicità.

Non solo. Il servizio di profilazione degli utenti permetterebbe alle grandi aziende di veicolare il proprio annuncio a un pubblico più targettizzato di quello televisivo, aumentando l’efficacia del proprio messaggio.

Vantaggi e insidie della pubblicità su Netflix

La previsione pubblicata da Morgan Stanley si basa sulla stima degli introiti generati da Hulu, piattaforma gestita da Disney Media and Entertainment Distribution, la quale ammonta a una cifra superiore ai 3 miliardi di dollari.

Mettendo insieme i diversi fattori sopra elencati con i 222 milioni di abbonati, quasi il doppio di Hulu, Netflix potrebbe quindi superare di gran lunga questo livello di fatturato.

Tuttavia, qualche perplessità è legata a come potrebbero reagire gli utenti abituati a un’esperienza senza pubblicità. Il rischio potrebbe essere quindi quello di aumentare l’emorragia di abbonamenti innescando un potenziale circolo vizioso cui effetti non sono al momento prevedibili.

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