L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 18 aprile 2022

Controllo&Sorveglianza, la dissidenza si deve stroncare sul nascere, il potere deve imporre conformismo e omologazione, ha paura del pensiero altro ha la necessità di rilevare la semplice indignazione che potrebbe sfociare in opposizione

La pandemia COVID-19, l'espansione del controllo digitale e le implicazioni politiche
di Philip Seufert
28 febbraio 2022


Questo testo contiene alcune riflessioni sull'espansione del controllo digitale attraverso i passaporti COVID1 e le relative implicazioni politiche. Si concentra sull'Italia perché questo paese è stato il primo in Europa a rendere obbligatorio il cosiddetto Green Pass per accedere al posto di lavoro. Al momento di ultimare il testo, diversi stati europei hanno introdotto in un modo o nell'altro il passaporto COVID, anche se le modalità e l'applicazione variano da paese a paese.

I paragrafi seguenti non entreranno nel merito della questione se i passaporti COVID in generale e il Green Pass italiano in particolare siano misure efficaci per contenere le infezioni da virus SARS- CoV-2 né si parlerà del contributo della vaccinazione (di massa) per affrontare la pandemia di COVID-19. Cercheranno piuttosto di analizzare gli aspetti politici e sociali del Green Pass italiano. Il documento pone l’accento sulla natura discriminatoria della misura e descrive l'infrastruttura (digitale) di controllo e sorveglianza che è stata messa in atto per rendere operativo il Green Pass. Infine, descrive come questo comporti un cambiamento significativo nel modo di intendere i diritti, che vengono riformulati come "libertà autorizzate". L'articolo si conclude con alcune riflessioni sulla complessità della contestazione contro le misure prese da molti stati per contrastare la pandemia COVID-19.

Tutte queste riflessioni sono state scritte con la convinzione che sia fondamentale prendere coscienza delle implicazioni più profonde e a lungo termine delle misure che vengono introdotte nell'attuale "situazione di emergenza", perché sono suscettibili di rimodellare i nostri sistemi politici ben oltre la pandemia.

* * * *

1. “La più grande opera di digitalizzazione mai fatta”: una breve storia del Green Pass italiano

Alla fine di luglio 2021, il governo italiano ha annunciato che il passaporto COVID, il cosiddetto Green Pass2, sarebbe diventato un requisito indispensabile per entrare in luoghi chiusi come ristoranti, bar e musei. In tale occasione, il ministro della salute italiano, Roberto Speranza, ha affermato: “Si tratta della più grande opera di digitalizzazione mai fatta e abbiamo numeri stratosferici”3. All'epoca, 49 milioni di passaporti COVID erano già stati scaricati. A metà dicembre 2021, il numero di passaporti verdi emessi ammontava a quasi 150 milioni4. Sono numeri davvero impressionanti in un paese con una popolazione di circa 60 milioni di persone. Ed è sorprendente che un ministro della salute metta così tanta enfasi su una dimensione del passaporto COVID che non è direttamente collegata agli obiettivi dichiarati di salute pubblica per cui è stato introdotto, ossia il contenimento del numero di infezioni da SARS-CoV-2. Tuttavia, la dichiarazione indica un aspetto che è effettivamente centrale e tuttavia spesso trascurato nelle discussioni sui passaporti COVID, e che ha implicazioni che vanno oltre la pandemia attuale.

Come altri passaporti COVID, il Green Pass italiano serve a dimostrare che ci si è sottoposti alla vaccinazione contro il COVID con uno dei vaccini che sono stati autorizzati nell'Unione Europea (UE), che si è recentemente guariti dal COVID, o come prova di un recente test negativo5. Il Green Pass è un certificato elettronico sotto forma di QR code, che può essere scaricato sullo smartphone (e/o stampato) e deve essere mostrato in determinate situazioni in modo che possa essere scannerizzato per confermarne la validità e l'autenticità. Il Green Pass italiano è stato introdotto in seguito alla creazione del certificato digitale COVID dell'UE nel luglio 2021. L'obiettivo dichiarato del certificato UE è di facilitare la libera circolazione delle persone all'interno dell'UE. Quando viaggiano tra gli Stati membri dell'UE, i titolari del certificato sono esenti da restrizioni come le regole di quarantena.6 Inizialmente, il Green Pass italiano aveva lo stesso scopo, vale a dire permettere alle persone di viaggiare all'interno del paese più agevolmente7. Tuttavia, il governo ha presto messo in atto una serie di disposizioni per mezzo delle quali il Green Pass è diventato un requisito per entrare in determinati luoghi. In altre parole, il Green Pass si è trasformato da strumento per facilitare gli spostamenti dei possessori a strumento per limitare l'accesso a luoghi definiti determinati luoghi e la partecipazione alla vita sociale.

A partire dal 6 agosto 2021, un Green Pass valido è diventato un requisito per accedere a luoghi al chiuso, come musei, cinema e teatri, o per consumare in un ristorante o in un bar. A settembre, è diventato obbligatorio anche per utilizzare i treni a lunga percorrenza e per l’accesso all’università da parte di studenti e professori. Un ulteriore passo significativo è stato fatto quando il governo italiano ha reso il Green Pass un requisito obbligatorio per tutti i lavoratori del settore pubblico e privato per poter accedere al posto di lavoro a partire dal 15 ottobre 2021. All'epoca, l'Italia era l'unico paese dell'UE a mettere in atto tale misura8. Da allora, il governo italiano ha emanato diversi nuovi decreti e leggi che a) hanno aumentato le circostanze che richiedono un Green Pass valido, b) hanno reso il suo uso più restrittivo in determinate situazioni, introducendo un cosiddetto Green Pass rafforzato, che può essere ottenuto solo mediante la vaccinazione o una recente guarigione, e 3) hanno ridotto la durata di validità del Green Pass9. Inoltre, la misura è stata prolungata nel tempo. Mentre la data prevista inizialmente per la fine dell’obbligo del Green Pass era il 31 dicembre 2021, da allora è stata prorogata almeno fino al 31 marzo 2022. Questa proroga è collegata al prolungamento dello stato di emergenza nazionale in Italia.

Il governo italiano ha giustificato l'introduzione del Green Pass e la sua successiva estensione e proroga come un mezzo necessario per affrontare la pandemia. A partire dal decreto legge10 che ha reso il Green Pass un requisito per accedere al posto di lavoro e che è stato poi trasformato in legge ordinaria11, gli obiettivi del provvedimento sono, in primo luogo, ridurre il numero e la frequenza dei contagi da virus SARS-CoV-2 e, in secondo luogo, garantire la sicurezza delle persone sul posto di lavoro e nei momenti di socializzazione in luoghi pubblici. Anche se la legge non lo afferma esplicitamente, i funzionari del governo hanno dichiarato in diverse occasioni che un ulteriore obiettivo è quello di convincere le persone a vaccinarsi contro il COVID (cioè come parte di una strategia di persuasione o “nudging”). Come per ogni misura presa da qualsiasi governo, è importante analizzarla criticamente e valutare se il Green Pass è effettivamente un mezzo appropriato per raggiungere gli obiettivi prefissati. In questo caso particolare, ciò richiede, tra l'altro, di valutare attentamente i dati disponibili riguardo al contributo dei vaccini per contenere la diffusione del virus SARS-CoV-212. Come detto prima, tale analisi non è tuttavia l'oggetto di questo testo13, che intende piuttosto considerare il Green Pass come strumento politico. Infatti, l'autore ritiene che sia necessario separare la discussione (medica) sui vaccini da quella (politica) sui passaporti COVID, anche se entrambe le questioni sono, in certa misura, collegate.

2. Uno strumento discriminatorio sotto le spoglie di una misura di salute pubblica

In un intervento pronunciato durante un dibattito al Senato italiano sul Green Pass il 7 ottobre 2021, il filosofo e studioso italiano Giorgio Agamben ha affermato:

È stato detto da scienziati e medici che il Greenpass non ha in sé alcun significato medico, ma serve a obbligare la gente a vaccinarsi. Io credo invece che si possa e si debba affermare anche il contrario, e cioè che il vaccino sia in realtà un mezzo per costringere la gente ad avere un Greenpass, cioè un dispositivo che permette di controllare e tracciare in misura che non ha precedenti i loro movimenti.14

Un'analisi in qualche modo paragonabile è stata fatta dal Coordinamento No Green Pass Trieste, che è stato inizialmente al centro delle mobilitazioni contro il Green Pass. Il 28 ottobre 2021, esso ha dichiarato:

Il green pass non è uno strumento sanitario. Il green pass è uno strumento di controllo, per scaricare sulla popolazione le responsabilità, per dividerci, per fare della discriminazione politica generale, per ricattare sul lavoro, per imporre la digitalizzazione. È un precedente pericoloso che non colpirà solo la libertà dei “non vaccinati”.

Queste due dichiarazioni sottolineano che il Green Pass non deve essere inteso - esclusivamente e principalmente - come una misura sanitaria, ma piuttosto come uno strumento politico finalizzato al controllo sociale15. Inoltre, deve essere considerato nel contesto più ampio della risposta del governo alla pandemia, che è stata caratterizzata fin dall’inzio dall'intento di attribuire in maniera sistematica la responsabilità della diffusione del virus ai comportamenti delle persone16. Mentre la colpevolizzazione si applicava inizialmente alla popolazione nel suo complesso, si è poi concentrata sul comportamento delle persone non vaccinate, non appena una parte significativa della popolazione si è sottoposta al vaccino.

Come detto in precedenza, l'Italia è stato il primo paese europeo che ha reso il possesso del passaporto COVID un requisito per accedere al posto di lavoro. Per andare a lavorare, le persone (quanto meno la maggior parte) sono ora obbligate a mostrare un Green Pass valido e i titolari sono tenuti a controllare i loro dipendenti al momento dell'accesso al posto di lavoro. Per inciso, il Green Pass aumenta il potere dei datori di lavoro sui loro dipendenti, fornendo loro un ulteriore strumento di controllo17. I dipendenti che comunicano di non essere in possesso di un Green Pass valido vengono sospesi senza il pagamento dello stipendio, mentre chi viene “beccato” sul posto di lavoro senza un Green Pass valido deve pagare multe tra i 600 e i 1.500 euro18.

Rendere obbligatorio il Green Pass per accedere al posto di lavoro è, a tutti gli effetti, un atto di ricatto, come afferma il Coordinamento No Green Pass Trieste. Si tratta, di fatto, di un obbligo di vaccinazione per tutti coloro che non possono permettersi di pagare due o tre test COVID a settimana - senza contare la difficoltà pratica, che richiede un’organizzazione che si aggiunge al lavoro, alla famiglia e ad altri impegni, di sottoporsi a questi test in modo che il Green Pass sia valido al momento dell'accesso al posto di lavoro - attuando così una discriminazione economica nel contesto di un diritto e di un bisogno fondamentale, cioè il lavoro. La "scelta" che è data a queste persone è di ricevere un trattamento sanitario che non approvano, o di perdere il loro reddito, il che può rappresentare perfettamente una minaccia per la loro sopravvivenza. La discriminazione messa in atto dal Green Pass non solo è in contrasto con il principio di non discriminazione (uno dei diritti umani fondamentali), ma disattende anche il regolamento dell'UE, che ha creato la certificazione COVID, così come una risoluzione del Consiglio d'Europa, entrambi i quali sottolineano che nessuno deve essere discriminato per non essere stato vaccinato, affermando esplicitamente che ciò vale anche per coloro che hanno scelto di non vaccinarsi19.

Il successivo inasprimento delle norme relative all'applicazione del Green Pass approvate dal governo italiano nel novembre e dicembre 2021 e nel gennaio 2022 accresce la discriminazione in atto. La vaccinazione è stata resa obbligatoria per i lavoratori di diversi settori, tra cui medici, operatori sanitari e per tutti coloro che lavorano in strutture sanitarie20, gli insegnanti e il personale scolastico, i soldati, le forze dell'ordine e il personale degli istituti penitenziari. Dal 15 febbraio 2022, la vaccinazione è inoltre diventata obbligatoria per tutte le persone oltre i 50 anni di età, anche per accedere al posto di lavoro21. Tutti coloro che non ottemperano alle regole sul Green Pass o all'obbligo di vaccinazione sono sospesi dal lavoro senza stipendio e senza aver diritto alle prestazioni sociali. In altre parole: il loro diritto a un tenore di vita adeguato è seriamente compromesso.

Dal 10 gennaio 2022, il Green Pass rinforzato è richiesto anche per utilizzare i trasporti pubblici, impedendo di fatto alle persone non vaccinate di servirsene. Ciò rappresenta un ulteriore ostacolo per tutte le persone che non hanno un Green Pass rafforzato e che dipendono dai mezzi pubblici per andare al lavoro22. In questa circostanza, è importante notare come questa specifica restrizione23 mette anche in atto una discriminazione nei confronti dei bambini e degli adolescenti di età superiore ai 12 anni che non sono vaccinati e dipendono dal trasporto pubblico, compromettendo così il godimento del diritto all'istruzione. Infine, dal 1° febbraio 2022, il Green Pass è necessario per entrare nei negozi non essenziali, nelle banche e negli uffici postali, nonché negli uffici pubblici. Ancora una volta, questa normativa limita l'accesso ai servizi essenziali per tutte le persone che hanno scelto di non vaccinarsi o di non usare il Green Pass, comprese quelle che hanno bisogno di presentare domande di assistenza sociale o sussidi di disoccupazione, accedere ai servizi bancari e colpisce anche le persone anziane che si affidano agli uffici postali per ritirare la loro pensione, cosa che avviene spesso in Italia.

3. Creare un'infrastruttura digitale per espandere la sorveglianza e il controllo

Molte persone in Europa e altrove si sono abituate a mostrare il loro passaporto COVID o i certificati di vaccinazione quando entrano in certi locali e luoghi. Avere il proprio codice QR individuale è diventato quasi banale. Quello che molti non pensano (e a cui i media non hanno solitamente fatto riferimento) è il fatto che la verifica di un passaporto COVID o di un certificato di vaccinazione richiede un'infrastruttura digitale, che (potenzialmente) crea le condizioni per una sorveglianza e un controllo di vasta portata.

In Italia, il Pass Verde è rilasciato dal Ministero della Salute e (almeno per i cittadini e i residenti italiani) è collegato al codice fiscale delle persone. I codici dei Green Pass validi e i dati relativi all'identificazione della persona corrispondente sono memorizzati su una piattaforma nazionale, presso il Ministero della Salute. Il controllo del Green Pass di una persona avviene attraverso la scansione del suo codice QR individuale attraverso un'applicazione chiamata “VerificaC19”, che è stata sviluppata da Sogei, la società pubblica italiana di informatica. Al fine di confermare l'autenticità e la validità del Green Pass, l'app verifica le informazioni del codice QR rispetto ai codici memorizzati sulla piattaforma. Per ora, l'app funziona offline, ma tutti coloro che devono controllare i Green Pass sono invitati a connettersi almeno ogni 24 ore a internet per caricare la banca dati dei codici validi24.

A livello europeo, l'UE ha creato una piattaforma regionale, il cosiddetto Digital Green Certificate Gateway (DGCG), o EU Gateway, che collega le piattaforme nazionali degli Stati membri dell'UE e garantisce la loro interoperabilità. L'EU Gateway è ospitato presso il data center della Commissione europea a Lussemburgo e la DG Informatica, il servizio IT della Commissione, è responsabile della sicurezza, della stabilità e dell'affidabilità della sua infrastruttura25.

Fondamentalmente, il Green Pass e tutti i passaporti COVID creano quindi per tutte le persone un'identità digitale, che subordina l'esercizio di alcune attività a una "condizione" (vaccinazione, guarigione o, a seconda delle circostanze, un test COVID negativo). Nel caso italiano, il Pass Verde condiziona esplicitamente l'esercizio del diritto al lavoro in questo modo. In questo senso, si tratta di un pericoloso precedente, in quanto esiste il rischio che possa essere esteso nel tempo ed ampliato nella sua portata - ben oltre la pandemia. Una volta istituito e accettato, chi può garantire che il Green Pass non sarà applicato al godimento di altri diritti, come ricevere prestazioni di sicurezza sociale, usufruire dei servizi sanitari pubblici, ricevere le pensioni, ecc.? Allo stesso modo, le “condizioni” potrebbero essere modificate e legate ad altri elementi come i dati sanitari personali, le informazioni sulla situazione fiscale, la fedina penale, ecc. Potrebbe essere forte per le autorità la tentazione di mantenere il Green Pass (o almeno l'infrastruttura sottostante) come uno strumento più ampio di governo e di esercizio del potere –magari con il pretesto di rendere la governance più efficiente. “L’incrocio dei dati è infatti sempre stato [un] problema dell’amministrazione pubblica: lo Stato già detiene molte informazioni personali del cittadino, ma su database separati.”26 Dal punto di vista delle autorità statali, l'infrastruttura digitale creata per far funzionare il Green Pass potrebbe quindi essere facilmente vista come un modo per consentire loro di “operare un controllo capillare e individualizzato su ogni cittadino, preventivo o a posteriori, e attuare discriminazioni (come già ha fatto).”27 In sintesi, l'operazione di schedatura di massa del Green Pass pone le basi per “creare le identità digitali dei cittadini e implementare il database di una piattaforma che potrà essere utilizzata per gli usi più diversi.”28

Ciò può sembrare ad alcuni una possibilità inverosimile, lontana dalla realtà, ma si vedono già i primi segnali dell'integrazione del Green Pass, della sua infrastruttura e dei dati correlati con altre piattaforme. Un primo indizio dell'integrazione del Green Pass in questioni più ampie di sicurezza sociale e lavoro è il fatto che l'INPS, l'ente previdenziale italiano, fornisce un servizio alle aziende con più di 50 dipendenti al fine di liberarle dall'onere di controllare ogni giorno il Green Pass dei loro dipendenti29. Concretamente, l'INPS incrocia il codice fiscale dei dipendenti di una determinata azienda con i dati presenti nella banca dati Green Pass. Le aziende possono avere accesso a queste informazioni per verificare se tutti i dipendenti che erano presenti sul posto di lavoro in un dato giorno avevano un Green Pass valido. Mentre questo servizio è presentato come destinato a ridurre gli oneri per le aziende, è importante tener conto che l'INPS è l'istituzione che gestisce i contributi previdenziali, eroga le prestazioni previdenziali ed effettua i pagamenti per la disoccupazione, tra le altre cose. Il servizio fornito alle aziende potrebbe quindi essere interpretato come il primo passo verso un'integrazione dei dati del Green Pass e dell'INPS, che potrebbe avere conseguenze di vasta portata sul sistema delle prestazioni sociali nel suo complesso.

Un altro indizio che il Green Pass potrebbe diventare una condizione per usufruire delle prestazioni sociali è legato alla misura del Reddito di Cittadinanza (RdC). In base a questa misura, i beneficiari sono tenuti a partecipare a progetti di pubblica utilità, vale a dire a svolgere lavori sociali in istituzioni pubbliche. Dal 15 ottobre 2021, per svolgere queste attività è richiesto un Green Pass valido; tutti coloro che non lo hanno sono considerati assenti ingiustificati e possono quindi perdere il diritto al pagamento delle prestazioni sociali30. Anche se indirettamente, il Green Pass è così diventato una condizione indispensabile per ricevere alcune prestazioni sociali, come il reddito di cittadinanza. Questo esempio e quello precedente puntano in modo inquietante in una direzione che Philip Alston, l'ex relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani, ha definito una “distopia del welfare digitale”:

[...] mentre l'umanità si muove, forse inesorabilmente, verso il futuro del benessere digitale, ha bisogno di cambiare rotta in modo significativo e rapido per evitare di inciampare, come uno zombie, in una distopia del welfare digitale. Un tale futuro sarebbe quello in cui l’incrocio dei dati illimitato è usato per evidenziare e punire le minime irregolarità nelle cartelle dei beneficiari del welfare (mentre sono tenacemente evitate tali misure in relazione ai benestanti); opzioni di sorveglianza sempre più raffinate consentono di controllare i beneficiari 24 ore su 24; vengono imposte ai beneficiari condizioni che minano l'autonomia e la scelta individuale in relazione alle scelte sessuali e riproduttive e alle scelte in relazione a cibo, alcool,droghe e molto altro; e sanzioni altamente punitive possono essere imposte a coloro che non rispettano le regole.31

Un ultimo esempio riguarda il trasporto pubblico. Dal 10 dicembre 2021, un Green Pass valido è un requisito per poter utilizzare i trasporti pubblici come autobus e treni32. Questa decisione ha scatenato un dibattito su come controllarne l'applicazione, in particolare nelle città con milioni di utenti del trasporto pubblico ogni giorno. In questo contesto, il ministro italiano delle infrastrutture, Enrico Giovannini, ha avanzato la proposta di passare a biglietti elettronici, contenenti già l'informazione relativa al possesso di un Green Pass valido. I media hanno citato il ministro riportando: “Stiamo ragionando sulla possibilità di integrare il database delle aziende di trasporto locale con le informazioni che dicano: sì, tu hai il green pass.”33

Come menzionato in precedenza, nel gennaio 2022 il governo italiano ha introdotto l’obbligatorietà della vaccinazione anti COVID-19 per tutte le persone dai 50 anni in su. La misura si applica dal febbraio 2022. Trattandosi di un obbligo generale per questa fascia di età, si applica anche al lavoro. Tutti coloro che non adempiono all'obbligo di vaccinazione dovranno pagare una multa di 100 euro, che sarà notificata dall'Agenzia delle Entrate. Per fare ciò, l'Agenzia incrocia i dati personali in suo possesso con le informazioni relative allo stato vaccinale delle persone34. Sarà quindi operato un altro incrocio/integrazione di informazioni memorizzate in diverse banche dati, che potrebbe essere usato per finalità (più) problematiche in futuro.

In questo contesto, vale la pena notare che, l'8 ottobre 2021, il governo italiano ha approvato un decreto legge che modifica la legge sulla privacy. Le modifiche apportate conferiscono un ampio potere alle istituzioni pubbliche di utilizzare i dati personali delle persone per una serie di scopi, purché tale utilizzo sia dichiarato al servizio dell'interesse pubblico. Così, “ora qualsiasi ente pubblico o società a controllo statale potrà decidere autonomamente ([il decreto legge afferma che] “la finalità del trattamento è indicata dall'amministrazione stessa”) di utilizzare tutti i dati personali del cittadino per qualsiasi obiettivo (la vaghezza della dicitura “pubblico interesse”); per di più eludendo il controllo preventivo del Garante della Privacy.”35 Considerando che tutti i dati raccolti e conservati sulla piattaforma nazionale per il rilascio dei Green Pass dovrebbero essere cancellati alla scadenza del rispettivo Green Pass, il quadro giuridico fornisce una scappatoia affermando che le informazioni possono, tuttavia, essere conservate “nel caso siano utilizzate per altri trattamenti, disciplinati da apposite disposizioni normative, che prevedono un tempo di conservazion e più ampio”.36

4. Uno stato di eccezione permanente e una nuova concezione dei diritti

La natura tecnocratica del Green Pass e l'infrastruttura che si sta creando per renderlo operativo non devono distogliere l'attenzione dalle (potenziali) profonde implicazioni politiche di questa misura. Un primo aspetto da tenere in considerazione è che il Green Pass italiano è stato introdotto (e ulteriormente ampliato) nel contesto di uno stato di emergenza nazionale, che è stato prolungato già diverse volte e che durerà – come da ultima proroga – fino al 31 marzo 2022.

Dichiarazioni di funzionari del governo hanno indicato, tuttavia, che il Green Pass potrebbe rimanere in vigore oltre quella data; questo lo svincolerebbe dallo stato ufficiale di emergenza37. D’altra parte, l'obbligo di vaccinazione per le persone dai 50 anni in su, che si applica dal febbraio 2022, sarà in vigore – come da decreto legge – almeno fino al 30 giugno 202238. Estendere ulteriormente il Green Pass nel tempo significherebbe che, sebbene sia stato introdotto come misura d'emergenza, diventerebbe permanente.39 Ciò, a sua volta, sarebbe un indicatore del fatto che lo stesso stato di emergenza potrebbe diventare de facto permanente.

Secondo il già citato filosofo e studioso italiano Giorgio Agamben, rendere lo stato di eccezione permanente è un (ulteriore) segno di un cambiamento nel sistema di governo, che sta avvenendo – o, piuttosto, si sta consolidando – nel contesto della pandemia. Agamben parla di una transizione a uno stato post-democratico e amministrativo, in cui l'ordine costituzionale permane formalmente, mentre uno stato di eccezione permanente – dichiarato ufficialmente o meno – consegna un considerevole potere a istituzioni (tecnocratiche) che sono del tutto esterne ai poteri costituzionali40. Ciò che è centrale in questa mutazione è una nuova concezione dei diritti. Le democrazia e liberali si sono basate sul riconoscimento dei diritti dei suoi cittadini, diritti che sono garantiti da un quadro giuridico posto in essere dallo Stato e che stabilisce le regole su come possano essere esercitati. Anche se il quadro creato in questo modo non è statico, è stabile e prevedibile, il che è un requisito importante affinché le persone possano esercitare i loro diritti e organizzare le loro vite. Nello stato amministrativo, i diritti sono ridotti a “libertà autorizzate”, che significa che le persone hanno bisogno di un'autorizzazione preventiva per esercitare i loro diritti.

Secondo Agamben, il Green Pass è un perfetto esempio dell'applicazione di tale concezione dei diritti e delle libertà. L'esercizio del diritto al lavoro (così come la partecipazione a gran parte della vita sociale) diventa subordinato a un'autorizzazione sotto forma di un Green Pass valido.

È importante notare che una libertà autorizzata è limitata nel tempo e che i criteri per l'autorizzazione possono cambiare in qualsiasi momento. Inoltre, una libertà autorizzata che è stata concessa può essere revocata attraverso un atto amministrativo in qualsiasi momento. Come è già successo: il 25 novembre 2021, il governo francese ha annunciato che tutti i passaporti COVID (in Francia chiamati Pass Sanitaire41) di persone di 60 anni e più sarebbero scaduti il 15 dicembre 2021, a meno che non avessero ricevuto la terza dose di un vaccino COVID-19 entro quella data42. Ormai molti, se non tutti, i paesi europei e l’Unione Europea43 hanno limitato e/o ridotto il tempo di validità dei passaporti COVID. Inoltre, in molti casi, i cosiddetti richiami del vaccino sono diventati un requisito per essere considerati completamente vaccinati, e quindi ottenere un passaporto COVID valido. Il decreto del Consiglio dei Ministri italiano del 24 novembre 2021 ha preso una decisione simile, non solo ampliando l'applicazione del Green Pass a ulteriori situazioni, ma anche cambiando le regole per la sua validità. Tra le altre cose, ha ridotto la validità del Green Pass ottenuto con la vaccinazione da 12 a 9 mesi e da 9 a 6 mesi per i Green Pass basati sulla guarigione da COVID44. Il rinnovo della validità richiede un'ulteriore iniezione di vaccino.

Oltre ad essere potenzialmente revocabili in qualsiasi momento, le “libertà autorizzate” concesse dal Green Pass e da altri passaporti COVD devono quindi essere rinnovate secondo regole che possono cambiare in qualsiasi momento. L'infrastruttura digitale alla base del Green Pass rende semplice, tecnico ed efficace l'atto amministrativo di revoca delle libertà45.

Chiunque non soddisfi più i criteri, sarà semplicemente escluso dalla partecipazione alla vita sociale alla prima occasione in cui il codice QR individuale sarà scansionato e non sarà più valido46. Cancellare la certezza del diritto in questo modo “implica una mutazione radicale non solo del nostro rapporto con l’ordine giuridico, ma nel nostro stesso modo di vivere [...].”47

5. Conclusione

Nell'ultimo anno, tutti i paesi europei (e molti altri) hanno conosciuto discussioni molto accese e estremamente polarizzate sui vaccini anti-COVID. Questo ha, probabilmente, impedito a molte persone di rendersi conto delle questioni più profonde e delle implicazioni di misure come i passaporti COVID, che riguardano la società nel suo complesso, indipendentemente dallo stato vaccinale delle persone. Di conseguenza, non c'è stata quasi nessuna discussione su queste implicazioni più profonde, fatto che rappresenta necessariamente un problema per le società democratiche. Evidentemente, tutte le misure menzionate sono state introdotte in risposta alla crisi scatenata dalla pandemia COVID-19, e si è trattato senza dubbio di uno sforzo molto importante. Controllare la diffusione del virus ed evitare la sofferenza e la morte sono obiettivi importanti, condivisi da una grande maggioranza di persone. Tuttavia, una società democratica ha bisogno di attivare un dibattito serio e aperto sui mezzi adeguati per raggiungere questi obiettivi. E questo richiede di esaminare attentamente le potenziali implicazioni delle misure adottate, specialmente quando queste possono minare le basi stesse della democrazia.

Come questo testo ha cercato di mostrare, i passaporti COVID rischiano di creare un precedente e di aprire la strada a un controllo sociale ampio e profondo, in particolare attraverso le tecnologie digitali su cui si basano. Si tratta di questioni serie, che comportano profonde mutazioni nel modello di governo e di società, verso una maggiore sorveglianza, disciplina, coercizione e sanzioni. Anche se attualmente l’attenzione si concentra sulla questione della vaccinazione contro il COVID, il campo di applicazione dei dati incrociati e dell'identità digitale può essere facilmente esteso. È importante inserire questo cambiamento nel contesto di una crisi di democrazia che molte società (europee) stanno attualmente vivendo. Il caso italiano è, ancora una volta, illustrativo a questo proposito: il Green Pass e gli obblighi vaccinali per alcune categorie professionali e gruppi di età sono stati introdotti da un governo che non solo è "un governo che è il più filo- padronale e neoliberista della storia italiana, presieduto dall’ex-capo della Banca centrale europea, uno degli uomini che pilotarono lo strangolamento della società civile greca"48, ma che inoltre non è mai stato legittimato da un voto popolare e che ha operato durante tutta la pandemia principalmente attraverso decreti. Inoltre, l'affluenza alle urne è in calo negli ultimi anni e recentemente ha raggiunto un minimo storico, quando le elezioni locali nell'ottobre 2021 hanno registrato la più bassa affluenza alle urne della storia italiana49.

Un altro aspetto che dovrebbe essere menzionato in questo contesto è la crescente dipendenza delle autorità statali nei confronti dei militari e della polizia. Nel marzo 2021, il governo italiano ha nominato un generale dell'esercito “Commissario speciale per l'emergenza COVID-19”, incaricandolo di coordinare l'attuazione delle misure contro la pandemia e l'implementazione della campagna vaccinale nazionale50. L'esercito ha inoltre svolto un ruolo attivo nell'avvio della campagna di vaccinazione italiana, ad esempio mettendo in funzione presidi vaccinali propri in diverse parti del paese51. Per quanto riguarda la polizia, essa ha svolto un ruolo importante nel far rispettare le restrizioni, in particolare il controllo sull’applicazione delle regole del Green Pass. In città come Roma, gli agenti della polizia locale controllano, per esempio, il Green Pass dei passeggeri su treni, autobus, tram e metropolitana, per garantire il rispetto delle regole che limitano l'uso del trasporto pubblico alle persone vaccinate e recentemente guarite.

I momenti storici che vengono vissuti come crisi, o addirittura emergenze, e che vengono inquadrati in questo modo sono pericolosi perché fanno accettare alle persone e alle società cose che altrimenti non accetterebbero. L'esperienza passata dimostra che le misure introdotte in questi momenti molto spesso restano in vigore anche in seguito52. Poiché stiamo assistendo a un progressivo allentamento delle restrizioni in molti paesi in Europa e altrove, può sembrare che tutto sia finito. Tuttavia, in molti paesi, l'allentamento non significa ritirare tutte le misure. Inoltre, nella maggior parte dei casi, le autorità hanno annunciato che le misure possono essere rapidamente reintrodotte se il numero di infezioni dovesse aumentare o laddove considerino che la situazione lo richieda. E' stato creato un precedente e l'infrastruttura è ora pronta - e potrebbe anche essere consolidata53. Ora che l'attenzione pubblica si sta distogliendo dalla pandemia, potrebbe essere un momento molto critico in cui la discriminazione basata sullo stato di vaccinazione e il controllo tramite identità digitale diventeranno elementi permanenti della "nuova normalità". Pertanto, dobbiamo essere estremamente attenti e prudenti. Nella situazione attuale, ciò significa non permettere che i comprensibili e legittimi sentimenti di paura del virus e il desiderio di un ritorno alla vita "normale" ci facciano credere acriticamente a immaginari e narrazioni promosse dai governi e da altri attori di potere; e nemmeno accettare misure draconiane che minano la democrazia. È precisamente una delle caratteristiche fondamentali della democrazia quella di non permettere a nessun fine di giustificare tutti i mezzi.

Epilogo: la confusione della contestazione in tempi di pandemia (e oltre)

Il 15 ottobre 2021, i lavoratori portuali hanno occupato e bloccato una parte del porto di Trieste per protestare contro l'introduzione del Green Pass come prerequisito per accedere al posto di lavoro - una misura che imponeva a molti di loro “di pagare per lavorare”. I portuali hanno ricevuto molta solidarietà da tutta Italia e per diverse settimane Trieste è diventata l'epicentro delle mobilitazioni contro il Green Pass. Il 18 ottobre la polizia ha disperso la folla che bloccava il porto con la forza, usando cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e manganelli contro la protesta pacifica. Mentre la mobilitazione in città continuava comunque nei giorni seguenti, il governo italiano ha sfruttato l'aumento nel numero di contagi – che sono state falsamente associate alle mobilitazioni – per imporre severe restrizioni alla possibilità di manifestare in tutto il paese54. In questo modo, Trieste è diventata un modello per la risposta delle autorità contro le mobilitazioni che hanno avuto luogo per diverse settimane in diverse città italiane, che è consistita in pesanti interventi della polizia e in quella che alcuni hanno descritto come “la più grande limitazione della libertà di riunione e di manifestazione della storia repubblicana italiana.”55

Trieste è diventata un modello anche sotto un altro aspetto: la mobilitazione iniziata dai lavoratori portuali è stata rapidamente affiancata da una serie di gruppi diversi, compresi quelli contrari alla vaccinazione in generale, sia con un background esoterico/new age e/o tradizionale-cristiano.

Inoltre, gruppi di estrema destra hanno cercato di prendere il controllo della mobilitazione e di strumentalizzare le proteste per i loro obiettivi. In un contesto di forte polarizzazione, i politici e i media ne hanno immediatamente approfittato per etichettare tutti i manifestanti e qualsiasi mobilitazione contro il Green Pass come “no vax”56. Secondo la narrazione dominante riguardante le proteste, tutti coloro che si oppongono al Green Pass sono anti-vaccini, egomaniaci che rifiutano la solidarietà, persone “anti-scienza" che negano la pandemia e promuovono teorie del complotto.

L'equazione “No Green Pass = anti-vaxx = negazionismo e teorie del complotto = fascista” proposta da media e politici ha ulteriormente approfondito la polarizzazione della società ed è servita a generare l'accettazione pubblica del Green Pass, anche (o meglio: in particolare?) tra le persone e i gruppi che si collocherebbero sul lato progressista o di sinistra dello spettro politico.

Durante le mobilitazioni contro il Green Pass a Trieste e altrove sono apparsi elementi e opinioni problematiche, e non c'è dubbio che gruppi di estrema destra o addirittura apertamente fascisti abbiano tentato di cooptare e strumentalizzare queste manifestazioni; tuttavia screditare tutta l'opposizione al Green Pass in questo modo è un po’ troppo riduttivo. Infatti, se si guarda più da vicino, l'opposizione e la mobilitazione contro il Green Pass è molto eterogenea e spesso sfida le categorie politiche tradizionali. Trieste è significativa perché la mobilitazione è stata guidata dai portuali, ai quali si sono rapidamente aggiunte altre categorie di lavoratori.

Fatto importante, la protesta si è concentrata sulla natura discriminatoria del Green Pass e ha fatto appello alla solidarietà tra vaccinati e non vaccinati fin dall'inizio. Gli osservatori vicini alle proteste di Trieste e di altre città italiane hanno rilevato che molti partecipanti hanno un background piuttosto borghese e si trovano a far parte di un movimento politico per la prima volta, spesso perché sono stati sospesi dal lavoro. In molti casi, queste persone di solito non sono affiliati a sindacati o altri movimenti o organizzazioni.

Una parte di ceto medio precarizzato, impoverito, impaurito – gente che non padroneggia i linguaggi della lotta sociale e non è erede di tradizioni politiche con vocabolari consolidati – traduce in termini di "libertà" la rabbia per il proprio declassamento recente o imminente, e per l’ingiustizia che sente di aver subito a seguito di com'è stata gestita l’emergenza pandemica57.

Come espresso da questa citazione del collettivo italiano di scrittori Wu Ming, la mancanza di esperienza nella mobilitazione politica comporta conseguenze per il movimento che si oppone al Green Pass. In primo luogo, l'inquadramento della protesta e delle richieste intorno a un termine/concetto come “libertà” ha dato spazio a critiche severe, anche da parte di gruppi che si collocano a sinistra dello spettro politico. Non c'è dubbio sul fatto che questo termine sia ambiguo nella misura in cui è stato storicamente l’espressione per eccellenza usata per promuovere e giustificare le politiche neoliberali di deregolamentazione. Inoltre, più recentemente, è stato cooptato da gruppi di destra. Per quanto riguarda le proteste contro il Green Pass, l'inquadramento intorno al termine “libertà” è stato interpretato come indicativo di una natura profondamente individualista e non solidale delle proteste. Tuttavia, è importante usare una certa cautela, specialmente da parte di coloro che criticano da sinistra:

Bisogna stare attenti a quali termini si decide di connotare in modo dispregiativo. Perché un conto è l’individualismo, l'egoismo; un altro è la [libertà intesa come] sfera di autonomia di cui ciascun essere umano deve godere, l’habeas corpus esistenziale senza il quale la vita non è vita. Senza questa distinzione si fa una confusione terribile e si finisce per sposare l’autoritarismo, per giunta in ambito capitalistico […]58.

In secondo luogo, la mancanza di organizzazione e di esperienza ha reso le proteste più vulnerabili ad essere cooptate da diversi tipi di raggruppamenti, compresi i gruppi di estrema destra o addirittura apertamente fascisti. Si tratta di un fenomeno che si è verificato in Italia e nel resto d’Europa ed è stato al centro dell'attenzione dei media e delle risposte dei politici e delle autorità. È assolutamente necessario denunciare tali tentativi, ma usarli per screditare come fascista ogni critica e opposizione alle misure pandemiche è un po’ troppo semplicistico. È anche importante sottolineare in questo caso che questi tentativi non hanno sempre avuto successo.

Trieste è un esempio: nonostante il massiccio afflusso di gruppi di ogni orientamento da tutto il paese, compresi quelli fascisti, a sostegno del blocco del porto da parte dei portuali, la mobilitazione si è focalizzata sulla discriminazione dei lavoratori messa in atto dal Green Pass e ha mantenuto una struttura organizzativa basata su un'assemblea aperta, il Coordinamento No Green Pass Trieste, in cui le decisioni sono state prese collettivamente. Questo modo di organizzarsi ha permesso al Coordinamento di respingere i tentativi di strumentalizzare la protesta, soprattutto nelle prime settimane di mobilitazione59.

A tale riguardo, è anche necessario sottolineare che la cooptazione da parte dei gruppi di estrema destra è (almeno in parte) il risultato della virtuale assenza di voci critiche da altre posizioni dello spettro politico. Ciò vale in particolare per le persone e i gruppi che si considerano progressisti o di sinistra. Alcuni di loro lo hanno almeno riconosciuto:

[...] la loro [cioè quella dei gruppi di estrema destra] egemonia è solo l'altro nome della nostra rassegnazione. La loro vittoria ha il volto marcio della sconfitta che volevamo. Il loro dominio è il rovescio del nostro abbandono60.

La polarizzazione derivante dalla questione dei vaccini61, che è stata alimentata dalle autorità e da molti media, ha diviso anche molti gruppi di sinistra. E ciò, a sua volta, ha reso ancora più difficile proporre una critica anti-capitalista, antiegemonica ed emancipatrice del Green Pass (e delle misure pandemiche più in generale). Per molte persone di "sinistra", l'idea stessa di criticare qualsiasi aspetto della risposta pand emica è assurda o impensabile. Tuttavia, una tale critica non solo è possibile ma necessaria.

Senza dubbio, la gestione della pandemia ha aumentato disuguaglianze e ingiustizie e ha favorito coloro che avevano già un grande potere economico e/o politico. Così come è stato necessario denunciare l’effetto dannoso delle chiusure in particolare sulle persone emarginate, è necessario denunciare il carattere discriminatorio dei passaporti COVID e il modo in cui aprono la strada ad un crescente controllo.

Nonostante tutto, si è creata un’opposizione anticapitalista al Green Pass, anche se ha ricevuto pochissima attenzione da parte dei media. Oltre al già citato Coordinamento No Green Pass Trieste (vedi figura 1), si possono menzionare l'Assemblea contro il Green Pass a Roma (vedi figura 2), e gli Studenti organizzati contro il Green Pass (vedi figura 3). Mentre i principali sindacati italiani hanno accettato l'uso del Green Pass come condizione per esercitare il diritto di voto, i sindacati minori hanno assunto una posizione critica e esistono esempi di scioperi auto-organizzati da parte dei lavoratori62.

La difficoltà di molti circoli di “sinistra”/progressisti/anticapitalisti di adottare una posizione critica denota un aspetto spesso trascurato della pandemia, vale a dire come abbia diviso movimenti e raggruppamenti politici. I membri dell'Assemblea romana contro il Green Pass hanno sottolineato, per esempio, come la maggior parte delle persone che partecipano agli incontri (soprattutto all'inizio) lo fanno a individualmente e che molti hanno preso le distanze da gruppi o collettivi di cui facevano parte in precedenza. Ciò, a sua volta, indica il disordine della contestazione attuale, in cui le categorie politiche tradizionali non si applicano più - o almeno solo in parte. Questo fenomeno, diventato così visibile durante la pandemia, potrebbe anche rappresentare uno sviluppo a lungo termine.

I protagonisti delle prossime ondate di lotte spesso saranno “biconcettuali”: proletari (e per giunta precari) nella nuova condizione vissuta, e borghesi nel loro residuo di mentalità. In un primo momento, proprio per via dello shock del declassamento, cercheranno di coltivare ancora i valori piccolo-borghesi di prima, gli scampoli dello status precedente. […] Mobilitazioni e situazioni del genere richiedono maggiore fatica interpretativa, maggiore immaginazione politica e maggiore pazienza. Solo con la pazienza, e rinunciando all'impulso di categorizzare subito quel che sta avvenendo, si può sperare di innescare sintesi proficue. La fretta di giudicare tipica degli scambi sui social media, quella è senz'ombra di dubbio nostra nemica63.

Confrontarsi con questa nuova realtà è chiaramente una sfida. Tuttavia,

Non si può pretendere di tenersi al riparo dalle contraddizioni e dalla complessità delle vicende umane. La realtà storica ha la drammatica caratteristica di fregarsene delle nostre schematizzazioni e delle nostre categorie interpretative. Non possiamo pretendere che sia la realtà a piegarsi alle nostre esigenze di comodità cognitiva. Né possiamo difendere per sempre il nostro spazio di comfort, quando tutto gira e muta e si fa complicato64.

Ciò ovviamente non significa ignorare le differenze fondamentali nelle diverse visioni del mondo o accettare gli eventi problematici accadute durante le proteste contro le misure pandemiche adottate dai governi, in Italia e altrove. Probabilmente, una delle ragioni per cui la discussione sulla pandemia in generale, e sui vaccini in particolare, è così estremamente polarizzata, deriva dal fatto che sia diventata una battaglia all'interno di una guerra culturale più ampia. E’ sicuramente meglio evitare di affrontare la questione a questo livello tossico, per non finire a fare il gioco delle forze di estrema destra che stanno strumentalizzando il malcontento esistente, ma anche dei potenti – non dimentichiamo che le fantasie di complotto di solito servono al sistema65. E va da sé dire che non c'è alcuna utilità nell'interagire con la destra ideologica o con le parti apertamente fasciste del movimento di opposizione. Tuttavia, è necessario riconoscere che esiste un reale e legittimo sentimento di perdita di controllo e di sovranità personale in una parte considerevole della società. La pandemia e il modo in cui è stata gestita ha colpito le persone in molti modi diversi, sollevando preoccupazioni più ampie e spingendo le persone a porre domande legittime su come funzioniamo come società.

Alla fine quel magma sociale [di persone che si oppongono al green pass] sta esprimendo una criticità forte verso l’ordine presente delle cose, seppur nella modalità confusissima dei tempi presenti. [Queste persone] si pongono domande sull'economia mondo, sulle spirali di crisi in cui sentono di essere avvolti; dal vaccino passano a interrogarsi sui costi del caro energia, sulle delocalizzazioni, sui posti di lavoro che per molti quaranta/cinquantenni scompariranno nei prossimi due o tre anni; e cercano risposte in luoghi improbabili, sbattendo come pesci da una chat all'altra, da una piazza all'altra, in mancanza di interlocutori autorevoli e credibili66.

La sfida potrebbe quindi essere quella di intercettare queste preoccupazioni e fornire narrazioni e immaginari diversi, basati sulla solidarietà e sulla giustizia sociale, in risposta a quelle domande legittime di come vogliamo vivere in società.

Ai “biconcettuali” dobbiamo parlare rivolgendoci alla parte della loro mente che hanno in comune con noi. Dunque bisognerà “parlare” alla loro esperienza delle nuove condizioni materiali, a ciò che vivranno concretamente, alla loro collera contro il sistema. Se non lo facciamo noi, lo faranno fascisti e altri reazionari, che si rivolgeranno all'altra parte della loro mente, alla rancorosa nostalgia per il proprio privilegio bianco e borghese67.

Così come non dobbiamo permettere che la paura del virus SARS-CoV-2 e il desiderio di un ritorno alla "normalità" ci impediscano di vedere le implicazioni più profonde delle misure pandemiche, l'estrema polarizzazione del dibattito pubblico e il tentativo di catturare il malcontento da parte di gruppi di estrema destra non deve spingerci ad abbandonare la contesa dei significati che si danno alle vicende. Ciò vale soprattutto quando il modello che viene proposto è basato su profonde disuguaglianze sociali e ingiustizie, capitalismo predatore, controllo tecnologico e coercizione statale.

Note
1 L'autore usa questo termine per riferirsi a tutti i sistemi elettronici utilizzati per memorizzare e controllare le informazioni relative alla vaccinazione, guarigione o test negativi, che sono stati introdotti nel contesto della pandemia COVID-19. Ciò include i sistemi che non sono esplicitamente denominati "passaporti" ma che si basano sullo stesso modus operandi, come il cosiddetto 2G/3G in Germania, Austria e Svizzera.
2 Il nome ufficiale del passaporto italiano COVID è “Certificazione verde COVID-19”.
5 Inizialmente il Green Pass era valido per 9 mesi dalla data della seconda dose di vaccino o 6 mesi dopo la guarigione da COVID-19, ma le modalità sono cambiate più volte da allora. Lo stesso vale per i test, la cui validità inizialmente era di 48 ore per i test antigenici e di 72 ore per i test PCR.
7 Nel contesto della pandemia, l'Italia ha introdotto un sistema di colori (bianco, verde, giallo, arancione e rosso) che indica la situazione pandemica nelle regioni del paese. Quando una regione è arancione o rossa, si applicano restrizioni per entrare o lasciare la regione in questione.
8 Parallelamente, l'Italia ha introdotto l’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari. Da allora, la vaccinazione è diventata obbligatoria anche per altre categorie, compresi gli insegnanti e il personale che lavora nelle scuole.
9 Importanti modifiche alle regole relative al Green Pass sono state stabilite attraverso decreti legge approvati il 24 novembre 2021 (www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/11/26/21G00211/sg), il 23 dicembre 2021
((www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/12/24/21G00244/sg) e il 5 gennaio 2022 (www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2022/01/07/22G00002/sg). Questi decreti legge hanno anche esteso l’obbligatorietà della vaccinazione ad altre professioni.
10 Decreto-Legge 21 settembre 2021, n. 127: Misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l'estensione dell'ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening. Disponibile in: www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/09/21/21G00139/sg
12 Tale analisi deve prendere in considerazione, per esempio, ciò che si conosce sull'efficacia dei vaccini contro l'infezione da virus SARS-CoV-2 e la trasmissione del virus ad altri, compreso il calo di efficacia nel tempo. Un altro aspetto importante, a questo proposito, sono le condizioni in cui il virus della SARS-CoV-2 si diffonde. Diversi studi indicano, per esempio, che il contagio avviene in misura molto maggiore a casa piuttosto che in luoghi pubblici. Vedi, per esempio: www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.09.28.21264260v1.
15 Vale la pena notare in questo contesto che il 15 ottobre 2021, giorno in cui è entrata in vigore l'estensione del Green Pass per accedere ai luoghi di lavoro, l'Italia ha registrato 2.732 infezioni e 42 decessi. È stato anche il giorno in cui si è registrato un nuovo record nel numero di test COVID effettuati(più di 500.000 test) (vedi www.corriere.it/salute/21_ottobre_15/coronavirus-italia-bollettino-oggi-15-ottobre-2732-nuovi-casi-42-morti-2bd52eb8- 2dc0-11ec-be4a-8aaf23299e0e.shtml). Qualunque siano le ragioni di questi numeri relativamente bassi, non si era certamente di fronte ad un'emergenza che avrebbe richiesto una misura così draconiana e di vasta portata.
16 Esempi della prima fase della pandemia includono la colpevolizzazione di chi fa jogging, chi passeggia, chi porta a spasso il cane, bagnanti solitari sulla spiaggia, ecc.
17 Quando si scansiona il codice QR, l'applicazione mostra solo se il Green Pass è valido o no, ma non indica se è stato ottenuto tramite vaccinazione o altro. Tuttavia, in diversi paesi europei le confederazioni imprenditoriali hanno chiesto che i datori di lavoro abbiano il diritto di sapere se i loro dipendenti sono vaccinati o meno, una richiesta che è giustificata con la necessità di garantire la sicurezza dei loro lavoratori. È interessante notare come spesso le stesse confederazioni hanno esercitato forti pressioni contro le regole di sicurezza obbligatorie sul posto di lavoro durante le prime fasi della pandemia.
19 “It is necessary to prevent direct or indirect discrimination against persons who are not vaccinated, for example because of medical reasons, because they are not part of the target group for which the COVID -19 vaccine is currently administered or allowed, such as children, or because they have not yet had the opportunity or chose not to be vaccinated. Therefore, possession of a vaccination certificate, or the possession of a vaccination certificate indicating a COVID-19 vaccine, should not be a pre-condition for the exercise of the right to free movement or for the use of cross- border passenger transport services such as airlines, trains, coaches or ferries or any other means of transport. In addition, this Regulation cannot be interpreted as establishing a right or obligation to be vaccinated.” (Regolamento (UE) 2021/953 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 giugno 2021, disponibile a: https://eur-lex.europa.eu/legal- content/EN/TXT/HTML/?uri=CELEX:32021R0953&from=IT); e: “The Assembly thus urges member States and the European Union to: [...] 7.3.1 ensure that citizens are informed that the vaccination is not mandatory and that no one is under political, social or other pressure to be vaccinated if they do not wish to do so; [...] 7.3.2 ensure that no one is discriminated against for not having been vaccinated, due to possible health risks or not wanting to be vaccinated” (Consiglio d'Europa, Assemblea parlamentare, Covid-19 vaccini: considerazioni etiche, giuridiche e pratiche, Risoluzione 2361 (2021), disponibile a: https://pace.coe.int/en/files/29004/html.
20 Inclusi tutti coloro che lavorano nelle amministrazioni delle strutture sanitarie.
22 Secondo i media, la questione dell’obbligatorietà del green pass rafforzato per accedere al posto di lavoro è stata oggetto di discussione da parte del governo, ma alla fine non è (ancora) stata inclusa nelle regole più severe adottate il 23 dicembre 2021.
23 Prima dell’inasprimento delle regole approvato il 24 novembre 2021, era richiesto un Green Pass base per utilizzare i mezzi di trasporto pubblico, obbligando così i bambini e i giovani non vaccinati oltre i 12 anni a sottoporsi a un test COVID ogni due giorni.
27 Ibid.
28 Ibid.
31 “[…] as humankind moves, perhaps inexorably, towards the digital welfare future, it needs to alter course significantly and rapidly to avoid stumbling, zombie-like, into a digital welfare dystopia. Such a future would be one in which unrestricted data-matching is used to expose and punish the slightest irregularities in the record of welfare beneficiaries (while assiduously avoiding such measures in relation to the well-off); evermore refined surveillance options enable around-the-clock monitoring of beneficiaries; conditions are imposed on recipients that undermine individual autonomy and choice in relation to sexual and reproductive choices and choices in relation to food, alcohol, drugs and much else; and highly punitive sanctions are able to be imposed on those who step out of line.” Assemblea Generale delle Nazioni Unite, report del relatore speciale sulla povertà estrema e i diritti umani, 11 ottobre 2019. UN Document A/74/493.
32 Come già indicato, dal 10 gennaio 2022 l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico è possibile solo con un Green Pass rafforzato, cioè solo per le persone che sono state vaccinate o che sono guarite da poco da COVID-19.
36 Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, art. 16, disponibili su: https://portale.fnomceo.it/wp-content/uploads/2021/06/DPCM-17-GIUGNO-2021.pdf.
37 Si veda, per esempio: www.corriere.it/politica/21_novembre_02/green-pass-fino-giugno-obbligatorio-stato-emergenza- marzo-bce8aa02-3b52-11ec-b785-0d6e92ed304d.shtml. I funzionari del governo hanno anche suggerito che misure come l'indossare la maschera e il distanziamento sociale potrebbero essere ritirate prima del Green Pass, si veda, per esempio: www.today.it/attualita/green-pass-fino-a-quando.html.
39 Aggiornamento del 4 aprile 2022: lo stato di emergenza dovuto alla pandemia COVID-19 è ufficialmente terminato il 31 marzo 2022. Tuttavia, il Green Pass e diverse altre misure sono rimaste in vigore, anche se in modo ridotto.
41 A gennaio, la Francia ha introdotto il cosiddetto Pass Vaccinal, che può essere ottenuto solo attraverso la prova della vaccinazione o recente guarigione da COVID.
43 Dal dicembre 2021, la validità del certificato verde dell'UE è limitata a 9 mesi, si veda: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_21_6837.
45 Un esempio illustrativo di un atto amministrativo è la decisione dell'Istituto tedesco Robert Koch, adottata il 14 gennaio 2022, di ridurre la durata di ciò che si intende per “guarigione recente” da 6 a 3 mesi. La decisione è entrata in vigore il 15 gennaio 2022, e questo ha comportato che tutte le persone colpite hanno perso la loro autorizzazione a tutte le attività limitate dalla 2G (vaccinati o guariti) letteralmente da un giorno all'altro. Si veda www.rki.de/DE/Content/InfAZ/N/Neuartiges_Coronavirus/Genesenennachweis.html. Qualcosa di simile è avvenuto in Francia, dove la validità del Pass vaccinale è stata ridotta da 7 a 4 mesi il 15 febbraio 2022, lasciando tra 4 e 4,5 milioni di persone senza passaporto vaccinale. Vedi www.ouest-france.fr/sante/virus/coronavirus/pass-vaccinal/passe-vaccinal- le-delai-officiellement-reduit-de-7-a-4-mois-pour-la-dose-de-rappel-1a59530c-8e4c-11ec-8142-04af4be3c211.
46 È interessante notare che, contrariamente agli obiettivi dichiarati del Green Pass (limitare il contagio), la piattaforma digitale alla base del Green Pass italiano non sia in grado di invalidare il Green Pass di una persona completamente vaccinata quando diventa positiva al SARS-CoV-2. Si veda www.wired.it/attualita/tech/2021/08/13/green-pass-revoca- positivita-covid.
52 Un esempio sono le misure "anti-terrorismo" adottate da molti stati (occidentali) sulla scia dell'11 settembre.
53 In Germania, per esempio, sono in corso discussioni sulla creazione di un registro nazionale centralizzato delle vaccinazioni.
54 Nessun corteo, responsabilità degli organizzatori in caso di mancato rispetto delle distanze e dell’uso delle mascherine, ecc.
56 Il termine “no vax” è diventato rapidamente un termine generico per denunciare e delegittimare qualsiasi opposizione alla campagna di vaccinazione anti-COVID, il Green Pass e le misure pandemiche del governo. È stato ripreso da politici di quasi tutti i principali partiti e da tutti i principali media. È interessante notare che si applica anche alle persone che sono state vaccinate contro il COVID ma che si oppongono al Green Pass o che sostengono il diritto di scegliere se farsi vaccinare o meno.
58 Ibid.
59 Un resoconto dettagliato di come si è svolta la mobilitazione a Trieste e delle sfide che i portuali e il Coordinamento hanno affrontato si può trovare qui: www.wumingfoundation.com/giap/2021/11/strange-days-no-green- pass-trieste-1.
61 I social media e le loro modalità di funzionamento hanno indubbiamente giocato un ruolo importante nel creare, mantenere e intensificare la polarizzazione. Tuttavia, è importante tenere a mente che gli “algoritmi tecnologici […] sono il prodotto di algoritmi sociali, cioè della logica dell’odierno capitalismo.” Si veda: www.wumingfoundation.com/giap/2022/03/centenario-pasolini.
62 Una storia commovente di uno sciopero individuale davanti a una fabbrica si trova qui: www.carmillaonline.com/2021/11/08/ombre-rosse-nella-nebbia.
65 Wu Ming 1. 2021. La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni. Come le fantasie di complotto difendono il sistema.

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