L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 15 aprile 2022

Le acciaierie di Mariupol ci diranno se gli anglostatunitensi si trovano insieme ai NAZISTI nelle sue viscere con il suo biolaboratorio


Non ci sono prove che l’acciaieria ​​Azovstal di Mariupol nasconda un «bio laboratorio» e una base Nato

Il 14 aprile 2022 la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione via WhatsApp che chiedeva di verificare le informazioni riportate in un tweet pubblicato il 12 aprile, in cui si legge: «FONTI RUSSE riportano che sotto all’acciaieria Azovstal di Mariupol, ci sia una base segreta della Nato. Al suo interno, un bio laboratorio e un nutrito contingente Nato».

Si tratta di una notizia infondata e non sostenuta da alcuna prova.

Il tweet fa riferimento all’acciaieria Azovstal di Mariupol, che da alcuni giorni è diventata lo scenario di una battaglia tra le forze militari russe e il battaglione Azov, inquadrato nella Guardia nazionale dell’Ucraina, la componente di riserva delle forze armate di Kiev.

Innanzitutto, l’Ucraina non è al momento un Paese membro della Nato (l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, un’organizzazione internazionale per la collaborazione nel settore della difesa) e sul suo territorio non ci sono dunque basi militari Nato. Non esistono inoltre fonti indipendenti in grado di confermare l’esistenza di una base nei sotterranei dell’acciaieria Azovstal.

La notizia di una base segreta posta 30 metri nel sottosuolo di Mariupol è stata pubblicata originariamente su Twitter da Pepe Escobar, un giornalista brasiliano che il dipartimento di Stato americano ha individuato come agente della propaganda e della disinformazione russa. Escobar non si trova a Mariupol e non è in grado di provare le sue affermazioni, mentre il tweet in cui aveva dato l’informazione gli è valsa la sospensione da Twitter.

Già in passato avevamo smentito affermazioni secondo cui il territorio ucraino ospiterebbe «biolaboratori militari» gestiti dalla Nato o dagli Stati Uniti. Si tratta in realtà di laboratori posseduti e gestiti dal governo ucraino, parte di un trattato di cooperazione avviato dal Dipartimento della Difesa americano nel 1991 con l’obiettivo di «modernizzare» i laboratori statali nelle regioni di Odessa, Kharkiv, Leopoli, Kiev, Vinnycja, Kherson e Dnipro.

Izumi Nakamitsu, l’alto rappresentante delle Nazioni Unite per il disarmo, ha dichiarato per due volte (l’11 marzo e il 18 marzo 2022) che «le Nazioni Unite non sono a conoscenza di alcun programma di armi biologiche condotto in Ucraina». I laboratori di salute pubblica presenti in Ucraina sono utilizzati per fare ricerca e provare a mitigare le minacce di malattie pericolose. Nessuno di questi laboratori si trova in ogni caso sotto l’acciaieria di Azovstal.

Photo credits: Chad Nagle via Flickr

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