L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 aprile 2022

Ma nel caso in cui la Russia pagasse l’importo in una valuta diversa, adempirebbe formalmente alla sua obbligazione se la somma corrisposta in tale valuta risultasse sufficiente ad acquistare la quantità dovuta in dollari USA

Bond Russia 2022, siamo a pochi giorni dal default?
Tra un paio di settimane scatterebbe il default della Russia, se il bond in dollari non sarà stato pagato dopo il periodo di grazia.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 19 Aprile 2022 alle ore 13:43


Tutte e tre le principali agenzia di rating hanno classificato in default i bond della Russia denominati in valute straniere. Non si aspettano che Mosca sarà in grado di onorare la scadenza del 4 aprile scorso in dollari, una volta che saranno trascorsi i 30 giorni del periodo di grazia. Parliamo del bond da 2 miliardi, di cui poco più di mezzo miliardo era rimasto da pagare dopo il buyback di fine marzo e il conseguente pagamento in rubli. A questa somma si aggiunge l’importo relativo all’ultima cedola maturata dagli obbligazionisti.

Bond 4 aprile 2022, clausola ambigua

Dunque, la Russia sarebbe formalmente ad un passo dal suo primo default sui bond in valute straniere dopo 105 anni. L’ultimo risale al 1917, dopo che i bolscevichi arrivati al potere a seguito della Rivoluzione d’Ottobre ripudiarono il debito contratto dallo zar. Prima di parlare di default, però, bisognerebbe leggere con attenzione le clausole annesse all’emissione del bond 4 aprile 2022 e cedola 4,5% (ISIN: XS0767472458). Contrariamente ad altri bond emessi successivamente alle tensioni con l’Occidente sul Donbass, questo qui non assegna alla Russia la facoltà di pagare i creditori in una valuta diversa dal dollaro. Detto questo, le clausole appaiono più nebulose

Any amount received … in a currency other than the U.S. dollar … by any Bondholder in respect of any sum … due to it from the Russian Federation shall only constitute a discharge to the Russian Federation to the extent of the U.S. dollar amount which the recipient is able to purchase with the amount so received or recovered in that other currency on the date of the recepit or recovery.

Vi abbiamo proposto il testo in inglese per non farvi perdere alcunché del senso della clausola in questione. Per chi non lo conoscesse o lo masticasse male, eccovi il significato: il pagamento, come riportato precedentemente, può avvenire solamente in dollari americani. Ma nel caso in cui la Russia pagasse l’importo in una valuta diversa, adempirebbe formalmente alla sua obbligazione se la somma corrisposta in tale valuta risultasse sufficiente ad acquistare la quantità dovuta in dollari USA.

Sarà scontro su default bond Russia

In altre parole, tra un paio di settimane potremmo assistere a questo scenario: la Russia accredita la somma relativa al bond in rubli su un conto domestico. Sul conto di New York, infatti, il pagamento risulta bloccato dalle sanzioni. Cercherà di convertirla subito in dollari, ma non riuscendoci dichiarerà di avere ugualmente assolto all’obbligazione. A quel punto, gli obbligazionisti invocheranno la dichiarazione formale di default. A quale fine? Coloro che si sono coperti dal rischio con l’acquisto di CDS, otterrebbero i pagamenti da parte dell’emittente solamente se il default fosse dichiarato tale dalle organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI). In assenza di una tale formalità, non otterrebbero alcunché, come accadde per la Grecia nel 2012, peraltro persino dopo che lo stesso FMI considerò l’evento creditizio di Atene un default per i propri standard.

La Russia eccepirà il default, facendo verosimilmente valere due ragioni concomitanti: è impossibilitata a pagare in dollari per la semplice impossibilità tecnica dovuta alle sanzioni, non già alla carenza di mezzi (ma questo non esclude la dichiarazione di default per ragioni tecniche); la clausola allegata all’emissione del bond 2022 le consente di effettuare il pagamento in altra valuta, purché d’importo sufficiente ad acquistare i dollari dovuti agli obbligazionisti. Opponendosi, cercherebbe sia di salvaguardare la sua reputazione come debitore affidabile, sia di infliggere danni seri ai creditori occidentali, i quali non potrebbero far scattare i pagamenti promessi dagli emittenti dei CDS.

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