L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 22 aprile 2022

Quello che nessuno vuole ammettere e che le controsanzioni della Federazione Russa destabilizzano il dollaro e tutte le monete di carta che si creano con un clic e che il rublo viene ancorato saldamente all'oro e che viaggia una proposta in Eurasia di creare una valuta internazionale legata ad un paniere composto e variegato rappresentato dalla nazione partecipante e a un'insieme di materie prime tra cui l'acqua e l'oro

ATTUALITA' Aprile 21, 2022 posted by Leoniero Dertona
Crisi economica, sarà un “Atterraggio duro”. La brutale previsione di DB di Stagflazione Mondiale

Photo by Luke Jernejcic on Unsplash

Gli analisti e gli economisti degli istituti di credito stanno rivedendo le proprie previsioni alla luce di conflitto ucraino e crisi energetica, e i risultati sono tutt’altro che incoraggianti.

David Fokerts-Landau di Deutsche Bank vede in questo modo l’evoluzione nel futuro prossimo della situazione attuale:

Le nuvole tempestose sull’economia globale si sono fatte ancora più oscure L’invasione russa dell’Ucraina ha sollevato interrogativi fondamentali sulla dipendenza dell’Europa dall’energia russa e sulla stabilità geopolitica del continente. Ha anche notevolmente spinto al rialzo i prezzi delle materie prime, esacerbando l’inflazione al di sopra dell’obiettivo e creando un serio rischio che le aspettative a lungo termine diventino disancorate.

Questo slancio inflazionistico significa che le banche centrali devono agire in modo aggressivo per mantenere la loro credibilità. I nostri economisti si aspettano che il tasso sui fondi Fed raggiunga il picco del 3,6% la prossima estate, ma a mio avviso ci sono significativi rischi al rialzo in queste previsioni. Siamo in un nuovo ambiente, balliamo su una nuova melodia, ed è probabile che il modo di pensare all’inflazione e ai tassi di inversione della media incrementale sia fuorviante. L’inflazione si sta diffondendo nelle aspettative e i mercati del lavoro sono storicamente rigidi. È facilmente immaginabile che le dinamiche inflazionistiche fortemente ribassiste inducano la Fed ad aumentare i tassi nell’intervallo 4,5-5%. Allo stesso modo, la BCE dovrebbe aumentare i tassi di 250-300 punti base tra questo settembre e dicembre 2023, portando il tasso sui depositi nell’intervallo 2-2,5%.

Questo inasprimento aggressivo ci ha portato a declassare le nostre previsioni di crescita, con una recessione negli Stati Uniti alla fine del 2023 come riferimento. La storia della Fed mostra che ottenere atterraggi morbidi mentre si tiene a freno l’inflazione con rialzi dei tassi così ampi è quasi impossibile. Inoltre, la recente inversione della curva dei rendimenti 2s10s è parallela a quelle che hanno preceduto le ultime 10 recessioni statunitensi, in media di circa 18 mesi.

Se le banche centrali non agiranno tempestivamente e in modo più aggressivo del previsto, le aspettative di inflazione aumenteranno probabilmente in modo significativo, portando alla fine a un inasprimento ancora più aggressivo e a una recessione più profonda con un aumento più ampio della disoccupazione. Sebbene la tentazione possa essere quella di lasciare che l’inflazione si sposti a un livello più alto, non pensiamo che la Fed rischierà di perdere la sua credibilità conquistata a fatica. Preparatevi per un duro atterraggio in vista.

Quindi si prepara un disastro per il 2023. Una situazione tutt’altro che semplice, che metterà in crisi USA, Europa, Cina e Paesi emergenti, un po’ tutti. Ecco concentrati in una sola immagine i fattori di crisi


Dove non interverrà la guerra interverranno le politiche restrittive delle banche centrali, il dollaro forte, e la cattiva gestione del covid, o le sue nuove ondate. Un mix devastante che colpirà quasi tutti con una forte riduzione della crescita nel 2022 e nel 2023. Non c’è paese, o quasi, che non veda la propria crescita al ribasso. Le tre enormi minacce sono:
  1. la guerra in Ucraina, sia direttamente, per la chiusura del commercio internazionale con Mosca e Kiev, sia indirettamente, per le ricadute sui prezzi energetici e alimentari;
  2. la reazione delle banche centrali di tutto il mondo all’inflazione, che si prevede sarà molto dura, quindi decisamente foriera di recessione;
  3. la cattiva gestione del passaggio del covid da pandemia e endemia, con focolai locali poco controllati e ricadute sul commercio internazionale.
I prossimi due anni saranno molto, ma molto duri. Le uniche Banche centrali che non saranno ultra-restrittive saranno quella cinese e quella giapponese.

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