L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 19 aprile 2022

Statunitensi/NATO mandati mercenari pagati a peso e tratti delle proprie schiere terroriste, soldi, armi, istruttori e nel produrre sanzioni per isolare totalmente la Russia e che peraltro si sono rivelate letali per le economie occidentali



Si profila la sconfitta del regime nazi – Nato




E’ cominciata la seconda fase dell’operazione russa in Ucraina: ieri è stato distrutto a Leopoli un grande arsenale di armi provenienti dall’Europa e dagli Stati Uniti insieme a decine di altri depositi in tutto il territorio ucraino mentre le truppe russe e le milizie delle repubbliche indipendenti nella sacca del Donbass stanno attaccando e crescono le diserzioni e le rese. Chiaramente qualcosa è cambiato nelle ultime settimane e la liberazione di Mariupol ha avuto un effetto molto superiore a quello che ci si poteva aspettare. E del resto basta riverirsi a questo video che poi sarebbe il discorso alla nazione di Zelensky nel giorno di Pasqua per rendersi contro della situazione grottesca che si è creata, qualcosa che ha del pasoliniano. Vedremo nelle prossime ore e nei prossimi giorni come evolverà la situazione che potrebbe anche concludersi con un collasso dopo 50 giorni in cui il rifornimento di armi è stato massiccio e il fanatismo delle formazioni naziste ha tenuto assieme una resistenza accanita che in realtà ha ben poco a che fare con la maggioranza della popolazione ucraina che si è trovata presa nel mezzo della contesa e spesso non vede l’ora che arrivino i russi per sfuggire alle violenza di squadracce disperate e armate fino ai denti.

I giornali occidentali hanno approfittato del fatto che i russi non si sono impegnati nelle aeree urbane per evitare di cadere nella trappola che la Nato aveva preparato per loro già negli anni scorsi (vedi Morire per gas: la verità su mercato macello della Nato ), per ipotizzare una debolezza della Russia e in questo contesto per giustificare il comportamento di élite politiche ben felici di trasformare la guerra in una continuazione della pandemia con altri mezzi. Ma in realtà ad apparire debole è stata proprio la Nato che si è vigliaccamente nascosta dietro gli ucraini pur impegnandosi a fondo nel mandare mercenari pagati a peso e tratti delle proprie schiere terroriste, soldi, arm, istruttori e nel produrre sanzioni per isolare totalmente la Russia e che peraltro si sono rivelate letali per le economie occidentali. Se è vero che gli europei hanno approfittato dell’occasione per liberarsi di armi rugginose e obsolete tenute in magazzino, gli Usa si sono impegnati a fondo arrivando a mettere in crisi i loro stessi arsenali. La settimana scorsa si è svolta una tesa riunione tra il Pentagono e i produttori di armi perché se gli States non aumentano la produzione bellica si troveranno con i magazzini vuoti: basti pensare che hanno consumato un terzo di tutti i missili Javelin in loro possesso. Ma aumentare la produzione mentre le catene di approvvigionamento sono in crisi e mancano i microchip ( di produzione generalmente cinese) è parecchio arduo. Peraltro queste armi non hanno avuto l’effetto che si sperava in parte perché una notevole quantità di esse è stata distrutta prima di poter essere usata da missili di straordinaria precisione e non intercettabili, in parte perché è stata usata male visto che ci vuole tempo ad imparare e in parte perché si sono rivelate inferiori alle aspettative.

Se si guardano le cose attraverso questa prospettiva che è poi quella realistica, ci troviamo di fronte a una situazione completamente diversa da quella che viene fornita dalla narrazione occidentale: il contingente russo, più le milizie delle repubbliche, è pari a un terzo delle truppe ucraine le quali sono state rifornite di una quantità di armi decisamente superiore a quelle possedute dall’esercito di terra più potente del continente, ovvero quello francese, ma è stato comunque domato e adesso sta per subire un attacco devastante. Basterebbe solo questo per mettere le carte in tavola e comprendere che l’opzione nucleare, così tanto temuta da parte di una Russia “che sta perdendo” è semmai proprio l’ultima carta di una Nato che si è rivelata militarmente inferiore e per giunta compromessa con un regime degenerato. E per comprendere quanto lo sia basta vedere attentamente questo video di Massimo Mazzucco


Nessun commento:

Posta un commento