L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 14 aprile 2022

Ursula von der Leyen, Josep Borrell viva la guerra viva la guerra gridano le istituzioni euroimbecille di Euroimbecilandia. Gli anglostatunitensi/NATO nelle loro menti bacate si preparano alla guerra di lunga durata, non vogliono mollare il potere che hanno sul mondo, non ammettono il MULTIPOLARISMO esistono solo loro e basta, MONOPOLARISMO per sempre

IL TERZO SUICIDIO DELL’EUROPA
Maurizio Blondet 13 Aprile 2022

L J’ACCUSE DELL’EX AMBASCIATORE MARCO CARNELOS: “NEGLI ULTIMI TRE DECENNI, LE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI HANNO ACCETTATO, E SPESSO SOSTENUTO MATERIALMENTE, GLI STATI UNITI CHE HANNO SCATENATO GUERRE LUNGHE E SANGUINOSE A MIGLIAIA DI CHILOMETRI DI DISTANZA DAI PROPRI CONFINI RIVENDICANDO MINACCE ALLA PROPRIA SICUREZZA NAZIONALE. SE UNA TALE POSIZIONE È STATA ACCOLTA E SOSTENUTA CON TANTA DISINVOLTURA È DAVVERO COSÌ ASSURDO E INACCETTABILE CHE ANCHE LA RUSSIA POSSA RIVENDICARE UN SIMILE DIRITTO? SOPRATTUTTO SE, NEL SUO CASO, STA AGENDO APPENA OLTRE I SUOI CONFINI? E SECONDO QUALE LOGICA AVANZARE UN SIMILE DUBBIO ESPONE AUTOMATICAMENTE ALLA CALUNNIA DI ESSERE UN “FANTOCCIO DI PUTIN”? SIN DAL 2014, ERA NOTO CHE L’IRRISOLTA QUESTIONE UCRAINA ERA UNA BOMBA A OROLOGERIA”

Executive Intelligence Review

Militarizzazione ed austerità: l’UE va verso un’economia di guerra

La visita in Ucraina da parte della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e quella del capo degli affari esteri Josep Borrell l’8 aprile hanno significato un passo importante da parte dell’Unione europea verso un sentiero di guerra permanente. Dopo l’annuncio del divieto di importazione di carbone russo nell’UE, la von der Leyen ha lasciato intendere che sull’agenda europea c’è anche un embargo totale sul gas il più presto possibile e l’accordo da lei firmato con gli Stati Uniti il 16 marzo per la consegna di 15 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto (GNL) entro la fine di quest’anno indica chi trarrà profitto dal cambiamento.

Quanto alla “totale indipendenza” dalle importazioni di energia dalla Russia, l’istituto tedesco di econometria DIW sostiene che essa potrebbe essere raggiunta entro la fine di quest’anno, ma al costo di sostanziali tagli nel consumo di gas da parte di industrie e famiglie. Il DIW, che è vicino al governo tedesco, sostiene che l’obiettivo potrebbe essere raggiunto ampliando le fonti alternative di approvvigionamento e contemporaneamente riducendo il consumo di gas di una quantità tra il 18% e il 26% (!) solo risparmiando sul consumo di elettricità. Ma poiché questo porterebbe a “un calo della produzione”, nota l’istituto, le industrie colpite (costrette a chiudere – ndr) “dovrebbero essere compensate”.

Subito dopo il ritorno di Ursula von der Leyen da Kiev, il governo tedesco ha effettivamente annunciato un programma speciale dell’ordine di 100 miliardi di euro in prestiti rimborsabili all’industria per gestire i tagli previsti alla produzione e la sostanziale perdita di entrate. Esattamente come gli altri 100 miliardi già destinati alla Difesa, questo programma dovrebbe essere in gran parte finanziato da tagli al bilancio, in particolare alle spese sociali. Nel frattempo, in tutti gli stati membri dell’UE si stanno elaborando piani per il razionamento del consumo di energia, con ipocriti inviti ai cittadini ad abbassare il riscaldamento, a fare meno docce, a spegnere il condizionatore ecc., presumibilmente per “difendere la democrazia”. Ipocrita perché il “Grande Reset”, il “Green Deal” e l’aumento dei prezzi dell’energia sono stati decisi ben prima dell’intervento russo in Ucraina.

Quanto alla politica di guerra, l’UE ha apparentemente rinunciato del tutto alla diplomazia ed è ora impegnata a far sì che i combattimenti continuino “fino all’ultimo ucraino”. Josep Borrell ha twittato spudoratamente il 9 aprile che “questa guerra sarà vinta sul campo di battaglia”, e Ursula von der Leyen, lo stesso giorno, si è lasciata sfuggire la verità quando ha sfacciatamente lodato “i nostri coraggiosi amici ucraini”, che “stanno combattendo la nostra guerra”. Infatti, è la guerra della NATO contro la Russia, di cui l’Ucraina è purtroppo diventata una pedina.

Confermando la prospettiva di una guerra permanente, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha nuovamente dichiarato che la guerra potrebbe “durare a lungo” e “dobbiamo anche essere preparati per il lungo periodo”, ha detto. In un’intervista al Telegraph (9 aprile) ha dichiarato che la NATO si sta preparando per un “reset”, con una “presenza nei combattimenti” permanente contro la Russia in Europa orientale. E senza dimenticare il Regno Unito, che ha una lunga storia nella pratica di mettere i vari paesi uno contro l’altro: il primo ministro Boris Johnson ha fatto una visita a sorpresa a Kiev il 10 aprile, dove ha promesso un sostegno “incrollabile” all’Ucraina, assicurando la presenza del Regno Unito “per il lungo periodo”.

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