L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 aprile 2022

Volodymyr Zelensky sui social è descritto come un fantoccio comandato da forze esterne

La popolazione in gran parte non si fida degli Usa
Indonesia, il governo è contro Putin ma sui social il clima è pro-Russia

di Filippo Merli
23 aprile 2022


Una donna e il suo fedele marito divorziano. L'uomo, di buon cuore, affida la custodia dei tre figli all'ex moglie per riconquistarla. Ma quando scopre che lei lo tradiva col ricco vicino di casa si riprende uno dei bambini, mentre gli altri due gli chiedono di punire la madre. Quella che gira sulle chat di WhatsApp dei cittadini dell'Indonesia sembra una soap opera, e, tra le righe nasconde un messaggio pro-Russia.

Basta mettere Mosca nei panni dell'uomo offeso e l'Ucraina nel ruolo dell'ex moglie. Il vicino ricco sono gli Usa mentre Crimea, Donetsk e Luhansk sono i tre figli. Secondo gli analisti locali è un esempio di come gli indonesiani, a differenza del governo, stiano dalla parte di Vladimir Putin nella guerra nell'Europa dell'Est.

La storia è comparsa per la prima volta sull'app di messaggistica cinese Weibo dopo l'invasione di Kiev, ma la rapida diffusione in Indonesia attraverso i gruppi di WhatsApp e altre piattaforme social suggerirebbe una presa di posizione a favore del Cremlino da parte della popolazione indonesiana.

«I social filo-russi descrivono la Russia come un marito rispettoso che vuole riconquistare l'Ucraina, ex moglie ingrata schierata coi delinquenti europei che ha tenuto in ostaggio i figli di etnia russa», ha spiegato Alif Satria, ricercatore al Dipartimento di politica e cambiamento sociale del Center for strategic and international studies dell'Indonesia.

L'esecutivo del presidente indonesiano, Joko Widodo, però ha votato a favore delle risoluzioni dell'Onu che condannavano l'aggressione di Putin. Per Yohanes Sulaiman, docente di relazioni internazionali all'Universitas Jenderal Achmad Yani di Bandung, i cittadini indonesiani hanno una sorta di antipatia verso gli Usa, in particolare dopo la cosiddetta «guerra al terrorismo» innescata dagli Usa dopo l'attacco alle Torri gemelle.

«Gli indonesiani filo-russi non si fidano degli Usa», ha detto, «I musulmani (in Indonesia sono il 90%) li hanno visti attaccare Afghanistan e Iraq per ragioni considerate fabbricate, come i depositi di armi di distruzione di massa che secondo parte di loro è stata usata dal governo di George W. Bush come pretesto contro Saddam Hussein».

Oltre all'aspetto religioso, che suggerisce agli indonesiani che la Russia è un alleato dell'Islam, c'è Putin. «Nella cultura politica indonesiana gli uomini forti sono autocratici», ha detto ad Al Jazeera, Ian Wilson, docente di studi di politica e sicurezza alla Murdoch university di Perth in Australia, «Molti lo vedono in Putin e non in Volodymyr Zelensky che sui social è descritto come un fantoccio comandato da forze esterne».

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