L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 24 maggio 2022

2000 mercenari polacchi entrano in Ucraina con cannoni e blindati

Polacchi bombardati e bandiere a testa in giù



Ogni giorno che passa svanisce l’illusione o meglio la narrazione insensata di una vittoria ucraina visto che le forze russe e quelle delle repubbliche del Donbass incalzano le truppe ucraine che si vanno letteralmente disfacendo sotto i colpi di artiglieri, tanto più che sotto le bandiere di Kiev combattono o giovani raccolti per strada o gli “anziani” della territoriale, entrambi totalmente inesperti . Ma oggi ci sono tre novità la prima delle quali, anche se non confermata, è l’ingresso in Ucraina di due battaglioni polacchi con vari tipi di blindati e circa 2000 mila uomini , una mossa davvero azzardata anzi disperata nel tentativo di ritardare il crollo ucraino ma che ha già ricevuto il suo benvenuto: una grande esplosione si è infatti verificata a Pavlovgrad dove si concentrano le forze provenienti dall’ estero e dove probabilmente ci sono anche questi polacchi, ovviamente sotto le mentite spoglie di mercenari e o volontari. La Nato è sempre così, senza onore, e i polacchi si sono purtroppo trasformati nei fattorini di Washington che per paura della Russia si fanno fare qualsiasi cosa dal loro protettore. Che tuttavia in caso di guerra si guarderebbe molto bene dall’intervenire direttamente . Ma evidentemente ci sono élite politiche formate quasi esclusivamente da “manchurian candidate”, gente cioè che lavora per gli Usa e non per il proprio paese come del resto accade in tutta Europa. E così propugnano il suicidio di un Paese che avrebbe da guadagnare enormemente da un’apertura all’Asia, lasciando perdere le ossessioni del passato.

L’altra notizia è di tenore molto diversa e in sé non c’entra nulla con le operazioni militari:, ma dimostra l’attenzione reale dell’amministrazione americana verso chi dice di voler difendere: in una riunione al Pentagono per discutere della situazione militare ormai compromessa, le bandiere ucraine sono state messe sottosopra – cosa sempre considerata offensiva e segni di dileggio – ma che in questo dipende soltanto dall’ignoranza crassa dei personaggi che si sono riuniti e dalla loro noncuranza nei confronti dell’Ucraina che per loro è soltanto un arma da lanciare contro la Russia e le cui condizioni dopo lo sparo non interessano a nessuno. A meno che la bandiera ucraina messa la contrario non fosse un segnale urbi et orbi che la famosa vittoria ucraina è ormai da togliere dal caro diario della Nato e dei Paesi che vi partecipano, insomma un avviso di cambiamento di narrazione.

La terza notizia è che Il segretario stampa della Casa Bianca Jen Psaki ha dovuto mettere una pezza alla dichiarazione dello svanito presidente Biden secondo cui gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a difendere Taiwan in caso di attacco cinese. “Il presidente non ha annunciato alcun cambiamento nella nostra politica, né ha preso la decisione di cambiare la nostra politica”, ha detto Psaki durante una conferenza stampa alla Casa Bianca. “Il nostro rapporto di difesa con Taiwan è guidato dal Taiwan Relations Act”. Questo trattato del 1979 afferma che gli Stati Uniti forniranno armi a Taiwan per mantenere una capacità di autodifesa sufficiente, ma non dice affatto he gli Stati Uniti interverrebbero militarmente per proteggere Taiwan in caso di attacco cinese. La cosa curiosa della gaffe di Biden è che tutto questo si è svolto mentre l’esercito e la marina cinesi erano impegnate in una grande esercitazione di sbarco e contemporaneamente di contenimento di forze navali ostili eventualmente intenzionate a far fallire l’operazione. D’altro canto si da per scontato che Taiwan si batterebbe con tutte le sue forze contro un’invasione cinese, ma questa è solo l’ennesima favola occidentale immutata dagli anni ’60: senza dubbio la classe dirigente dell’isola cercherebbe un accordo per salvaguardare le proprie nicchie più che fare una vara resistenza che del resto avrebbe un esito scontato.

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