L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 16 maggio 2022

Abbiamo un Occidente attardato, vecchio, settario, nostalgico del colonialismo, che crede di essere il possessore della verità. Che pensa che gli altri debbano rinunciare alle proprie identità e diventare come lui. Che mira alla propria sicurezza, a scapito della sicurezza degli altri. Che mira ai regime changes. Che vuole farla da padrone a casa degli altri. Che avvelena i pozzi e destabilizza il mondo per mantenere una supremazia geopolitica. Che vuole l’equilibrio del terrore e il riarmo, sottraendo risorse a sanità, educazione, lotta alla fame,Lo scontro di civiltà è tra chi mira a un mondo unipolare e chi mira a un mondo multipolare.

Lo scontro di civiltà dentro l’Occidente
di Vincenzo Costa
10 maggio 2022

Io credo che vi sia davvero uno scontro di civiltà, ma questo scontro di civiltà non è tra l’Occidente e gli altri, ma all’interno dell’Occidente.

È uno scontro tra un Occidente attardato, vecchio, settario, nostalgico del colonialismo, che crede di essere il possessore della verità, e un Occidente aperto agli altri. Tra un Occidente che pensa che gli altri debbano rinunciare alle proprie identità e diventare come noi e un Occidente che ama l’alterità culturale, russa, cinese, indiana, e che vede in essa una fonte di vita, culture da cui imparare, con cui dialogare e con cui costruire insieme un mondo migliore.

Lo scontro di civiltà è tra un Occidente che mira alla propria sicurezza, a scapito della sicurezza degli altri, e un altro Occidente che, invece, sa che la sicurezza della Russia, della Cina, dell’India È LA NOSTRA SICUREZZA. Perché se gli altri si sentono minacciati si armeranno, faranno guerre preventive per impedire di essere attaccati. Se si sentono minacciati anche il loro sviluppo interno sarà bloccato.

Lo scontro è tra un Occidente che mira ai regime changes e un Occidente che pensa che, invece, questa minaccia impedisce agli altri di allargare i propri spazi di libertà. Perché se gli altri sentono che i processi di democratizzazione vengono usati dalla propaganda occidentale per imporre governi filooccidentali, con l’adescamento e con i mezzi di propaganda, saranno costretti a bloccarli.

Lo scontro è tra un Occidente che vuole farla da padrone a casa degli altri e un Occidente che sa che gli altri stanno cercando una loro strada e sa dialogare con loro.

Lo scontro è tra un Occidente che avvelena i pozzi e destabilizza il mondo per mantenere una supremazia geopolitica e un Occidente che, invece, sa che per risolvere i grandi problemi e difendere i diritti di tutti gli uomini occorre un patto di sicurezza globale, con altri soggetti, autonomi, indipendenti.

Se costruiamo questa sicurezza per tutti questa sarà la condizione per parlare di diritti umani ovunque. Se stabiliamo rapporti di cooperazione con la Cina, la Russia, l’India potremo affrontare, insieme, i problemi dei diritti in Afganistan, ma se si crea un clima da guerra fredda questo avvantaggerà i regimi peggiori, come quello dei talebani.

Lo scontro di civiltà è tra chi mira a un mondo unipolare e chi mira a un mondo multipolare, perché solo questo può affrontare i problemi del cambiamento climatico, della fame. L’Occidente che vuole la guerra produrrà milioni di morti per fame (fonte Martina, ex segretario PD), a causa della mancanza di grano. L’altro Occidente ha una visione globale, si chiede che cosa implica la guerra in Ucraina per tutti i popoli. Lo scontro è tra un Occidente privo di visione e un Occidente che sa che questa guerra provocherà fame e, con essa, un flusso migratorio senza precedenti, di disperati che non fuggiranno solo dalla miseria e dalla guerra, ma da morte certa per fame in Africa e in molti paesi dell’Asia.

Lo scontro è tra un Occidente che vuole l’equilibrio del terrore e il riarmo, sottraendo risorse a sanità, educazione, lotta alla fame, e un Occidente che vuole avviare un percorso inverso, di graduale disarmo. Di fatto stiamo costringendo noi stessi e gli altri a una nuova corsa al riarmo, ed è questo nucleo di follia che l'Occidente deve lasciarsi alle spalle.

Un ordine mondiale di pace è possibile solo se garantiamo sicurezza a tutti, solo se capiamo che LA SICUREZZA DEGLI ALTRI è LA CONDIZIONE DELLA NOSTRA STESSA SICUREZZA.

Non le armi ci garantiranno sicurezza, ma il fatto che gli altri non si sentono minacciati.

Lo scontro non è con gli altri: lo scontro è tra di noi, lo scontro è attorno all’identità dell’Occidente, è attorno a chi siamo e a quale ruolo vogliamo giocare nella storia del mondo.

Lo scontro è tra chi pensa alla contaminazione tra culture che restano differenti e chi vorrebbe un’unica cultura e lo sterminio delle altre.

Lo scontro è tra una cultura della guerra e una cultura del dialogo.

È su questo che ognuno deve scegliere da che parte stare.

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