L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 maggio 2022

Arriveranno i dollari di Mosca per salvare la lira turca?

La distruzione dell’economia in Turchia prosegue e l’inflazione è già al 70%
La crisi economica in Turchia sta devastando il potere d'acquisto delle famiglie. L'inflazione ad aprile è schizzata al 70%.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 08 Maggio 2022 alle ore 06:58


Ad un passo dall’abisso. O forse vi sono precipitati già. I turchi non vivono un momento felice per la loro economia. I dati dell’istituto Turkstat per il mese di aprile sono raccapriccianti: inflazione salita al 70% su base annua, con i trasporti ad avere segnato +106% e generi alimentari e bevande non alcoliche +86%. Sono numeri di una crisi economica auto-inflitta dal presidente Erdogan, il quale continua a ripetere di ambire a un nuovo modello caratterizzato da bassi tassi e partite correnti in attivo. Peccato che i primi due mesi dell’anno smentiscano questa velleità: deficit corrente a più di 12 miliardi di dollari. Alla fine di aprile, le riserve valutarie erano scese a 65,4 miliardi, in grado di coprire appena due mesi di importazioni. E le riserve nette a metà aprile superavano di poco i 19 miliardi, pur risalendo dai minimi di 7,55 miliardi toccati a gennaio, verosimilmente grazie a operazioni di swap siglate con gli Emirati Arabi Uniti.

Il collasso della lira turca

Insomma, la crisi economica turca sta degenerando. Del resto, questo è il paese con i tassi reali più negativi al mondo: -56%. Proprio il taglio dei tassi d’interesse preteso da Erdogan e attuato dal fido governatore Sahap Kavcioglu ha fatto schiantare la lira turca. Il cambio contro il dollaro perse il 44% nel 2021. Dopo i minimi storici toccati a dicembre, si è grosso modo stabilizzato, ma solamente grazie a misure straordinarie e non ortodosse.

Anzitutto, il piano per garantire i risparmi depositati in lire presso le banche domestiche dalla svalutazione. E le società esportatrici devono convertire nella valuta locale almeno un quarto dei ricavi maturati all’estero. Il resto lo sta facendo la banca centrale con acquisti probabilmente anche massicci e che stanno avvenendo a debito, cioè facendosi prestare miliardi di dollari da altre banche centrali.

Crisi economica agli inizi

Sfuggire alle leggi dell’economia non sarà possibile ancora a lungo. Mentre quasi tutto il mondo alza i tassi, Ankara li tiene a un quinto dei livelli d’inflazione, a 5.600 punti base sotto. Peraltro, la lira debole accentua i rialzi dei prezzi delle materie prime, non un toccasana per un’economia costretta ad importare la stragrande maggioranza dell’energia che consuma. In questo modo, il valore delle importazioni galoppa e stacca nettamente quello delle esportazioni.

Il passivo commerciale nel solo mese di marzo ha superato gli 8 miliardi di dollari, oltre l’1% del PIL. Servirebbe un grosso afflusso netto di capitali per compensare tale deficit. Sta avvenendo il contrario. Impossibile che la lira turca possa stabilizzarsi ancora per i prossimi mesi, a meno che la banca centrale non voglia “bruciare” tutte le riserve per difendere provvisoriamente il tasso di cambio. Rischierebbe di fare la fine dello Sri Lanka.

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