L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 31 maggio 2022

Cina e Federazione Russa uniti contro l'unipolarità a guida statunitense

Ucraina: dalla immancabile vittoria alla prevedibile sconfitta



Devo chiedere venia per il post di ieri che prevedeva una drammatica escalation della guerra in Ucraina vista l’intenzione americana di regalare a Kiev sistemi di lanciamissili multipli con le quali l’esercito ucraino superstite potrebbe colpire anche città all’interno della Russia. Ma a quanto pare dalle dichiarazioni che si sono succedute ieri gli americani forniranno razzi con un raggio massimo di 30 chilometri e dunque parecchio inferiore ai sistemi che avevano gli Ucraini all’inizio dell’operazione russa e di cui ne sono andati distrutti 150: si tratta dunque solo di fare ancora un po’ di macelleria e probabilmente di graduare il passaggio tra l’Ucraina vincitrice e l’Ucraina distrutta e sconfitta senza appello. Questo passaggio è ormai evidente nella stampa di oltre oceano che comincia a riportare anche brani di drammatiche interviste a soldati dell’esercito ucraino. Ecco il New York Times: “Chiedi come stanno andando i combattimenti”, ha detto Oleksandr Kolesnikov, il comandante di una compagnia di soldati che combatte nella foresta, intervistato su una barella di ambulanza fuori da un ospedale militare a Kramatorsk. «C’era un comandante della compagnia. È stato ucciso. C’era un altro comandante. È stato ucciso. Ferito un terzo comandante. Io sono il quarto”. E fa eco il Washington Post: “Settanta persone del mio battaglione sono rimaste ferite nell’ultima settimana”, ha detto un soldato e autista di ambulanza appena fuori dai cancelli dell’ospedale che si è identificato solo come Vlad, 29 anni. “Ho perso troppi amici; è difficile per me. non so quanti. … Sta peggiorando ogni giorno”.

Benché gli ucraini abbiano avuto parecchi anni per fortificare il fronte del Donbass, ora l’artiglieri russa sta demolendo ogni cosa a un ritmo tale che è impossibile non vedere come l’invio di armi serve soltanto a prolungare inutilmente la guerra. Da un punto di vista militare non c’è mai stato il minimo dubbio che l’Ucraina, già diventata un Paese in stato vegetativo dopo il golpe di Maidan, non avrebbe mai potuto resistere a un attacco russo, ma gli Usa e l’occidente complessivo avevano bisogno dell’attacco militare e dunque dei morti per poter imporre sanzioni che avrebbero colpito al cuore la Russia. Ma così non è stato e l ‘occidente che voleva isolare Mosca si è trovato a sua volta isolato quando ha dovuto prendere atto che 165 Paesi su 195, ossia una schiacciante maggioranza anche dal punto vista demografico ed economico, hanno rifiutato di aderire alle sanzioni contro la Russia. Allo stesso modo il rublo non è stato per nulla distrutto, ma anzi ha ritrovato vigore, decretando di fatto la sconfitta della strategia americana. Per di più l’aumento dell’inflazione già in atto da prima , ma esploso con le ulteriori sanzioni alla Russia sta visibilmente diminuendo l’appoggio delle opinioni pubbliche verso le politiche di sostegno militare dell’Ucraina. Per non parlare dell’Europa che cammina sul filo tra suicidio e ipocrisia degli affari sottobanco. Ma dalle elite di Bruxelles, sono talmente al di sotto del bene e del male, che da esse non ci si può aspettare davvero nulla. di buono.

Dunque non rimane che la fantasia per reggere ancora per un po’ la favola dell’Ucraina che può vincere e alcuni giornali lo fanno parlando di contrattacchi ucraini che in realtà sono piccole avanzate di qualche decina di uomini che vengono presto rintuzzate oppure sceneggiate in grande stile come quella messa in piedi su ordine di Zelensky da un battaglione ucraino di stanza a Kharkov il quale ha portato con sé alcune colonne per delimitare un nuovo confine finto con la Russia su territori conquistati solo a parole: un falso che poi non è riuscito visto che il battaglione è stato distrutto. E mentre tutto questo va in scena in Irak la base statunitense di Ain al-Asad nella provincia di Al-Anbar,è stata bombardata con 122 razzi Grad e sul mar del Giappone, sul Pacifico occidentale e sul Mar cinese meridionale si si è appena svolta una grande esercitazione aerea sino russa con la partecipazione di caccia j16 cinese a scorta di bombardieri come il Tupolev 95MS. Nelle prossime esercitazioni saranno presenti anche i caccia di 5 generazione ( quella vera non quella fasulla dell’F35) come il j20 cinese e il Su 57 russo. Insomma la multipolarità sta forando da tutte le parti il trompe l’oeil di un occidente che rappresenta da solo la comunità internazionale e di un sistema finanziario che ormai consuma se stesso per andare avanti come la nave a vapore di Phileas Fogg. La cosa è talmente evidente che l’ informazione statunitense comincia anche a puntare il dito sull’incapacità di Biden.

Nessun commento:

Posta un commento