L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 1 maggio 2022

Continuare a legare il franco svizzero all'euro, ora non sembra una buona idea, è il momento di sganciarsi

Franco svizzero e crisi finanziaria colpiscono i conti della banca centrale
Il franco svizzero tende alla parità con l'euro, si conferma porto sicuro per i capitali esteri, ma i conti della banca centrale ne soffrono
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 30 Aprile 2022 alle ore 06:56


Il primo trimestre dell’anno non è andato per nulla bene alla Banca Nazionale Svizzera, che ha chiuso i conti in rosso di 32,8 miliardi di franchi. Un dato che si confronta con l’utile di 37,7 miliardi messo a segno nello stesso trimestre dello scorso anno. E a “tradire” l’istituto è stato anche il franco svizzero, sebbene il grosso delle perdite sia stato provocato dal “sell-off” scatenatosi sui mercati finanziari nei mesi scorsi. I primi mesi dell’anno sono stati segnati dalla paura per l’inflazione, ai massimi da decenni presso le principali economie mondiali, nonché dall’atteso rialzo dei tassi da parte delle banche centrali. E poi è arrivata la guerra ad aggravare uno scenario già fortemente deteriorato.

Torna l’appeal del franco svizzero

Con l’invasione dell’Ucraina, l’appeal dei porti sicuri è aumentato di nuovo, quando l’affievolimento della pandemia stava per invogliare i mercati al rischio. Ed è così che il franco svizzero scambia contro l’euro ai massimi dall'abbandono del cambio minimo nel gennaio 2015. A un rapporto di 1,02, la moneta unica perde quasi il 7,5% nell'ultimo anno. La valuta elvetica riesce d’altra parte a contenere le perdite contro il super dollaro al 6,5% nello stesso frangente.

Le perdite della Banca Nazionale Svizzera

Tornando ai conti della Banca Nazionale Svizzera, troviamo che le sue riserve valutarie le hanno inflitto una maxi-perdita di 36,8 miliardi di franchi. Un anno prima, avevano fruttato 39,9 miliardi. In particolare, 25,1 miliardi di rosso sono stati registrati a causa delle obbligazioni, le quali incidono per l’80% dell’intero portafoglio dell’istituto.

Altri 10,7 miliardi di perdite sono arrivati dagli investimenti azionari – l’istituto possiede persino titoli di colossi come Google, Apple e Starbucks – e altri 3,4 miliardi sono stati dovuti proprio al rafforzamento del cambio. Poiché il franco svizzero vale mediamente di più negli ultimi mesi, ciò ha ridotto il valore degli asset denominati in valute straniere.

Le fonti di guadagno

Per contro, 4,2 miliardi di profitto si sono registrati grazie all'apprezzamento dell’oro, così come 1,6 miliardi tramite l’incasso delle cedole sui bond. E 800 milioni sono entrati dai dividendi. Infine, appena 10,6 milioni gli interessi incassati dai prestiti alle banche domestiche, perlopiù attraverso i tassi negativi imposti sui depositi presso i propri sportelli.

Azioni della banca centrale in boom

C’è da dire che complessivamente nel decennio passato la Banca Nazionale Svizzera ha maturato profitti per 171,9 miliardi di franchi. Il massimo fu raggiunto nel 2017 con 54,4 miliardi. Hanno potuto beneficiarne i cantoni e il governo confederale, a cui spetta la distribuzione dell’utile al netto del dividendo. Questo è corrisposto nella misura massima del 6% del capitale, il quale ammonta a 25 milioni di franchi e risulta suddiviso in 100.000 azioni dal valore nominale di 250 franchi ciascuna. Una parte di esse è quotata alla Borsa di Zurigo, dove il titolo scambia a 7.600 franchi, in rialzo di oltre il 41% quest’anno e del 315% negli ultimi 5 anni.

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