L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 31 maggio 2022

Gli euroimbecilli vogliono distruggere l'Italia e per questo DEVONO papparsi i risparmi degli italiani

Debito pubblico e debito privato come indicatori di stabilità
di Marco Cattaneo
26 maggio 2022

Durante i primi anni dell’euro, l’Italia veniva additata a “cattivo esempio” e a “paese da mettere sotto controllo” per via dell’alto rapporto tra debito pubblico e PIL. Esattamente come oggi.

Rispetto a oggi, tuttavia, si sentiva spesso replicare (per esempio da Giulio Tremonti) che molti paesi considerati “virtuosi” avevano sì meno debito pubblico, ma molto più debito privato. E quindi non erano affatto finanziariamente più stabili dell’Italia.

E in effetti dei quattro “PIGS” originari (che, ricordo, non comprendevano l’Italia: erano Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) almeno due (Irlanda e Spagna) hanno attraversato nel 2010-2 una violenta crisi originata da altissimi livelli di DEBITO PRIVATO VERSO L’ESTERO, nonostante il debito pubblico si attestasse “virtuosamente” (prima della crisi) a livelli molto bassi, tipo il 30-40% del PIL.

Quella crisi fu tamponata emettendo debito pubblico (sottoscritto ANCHE dei paesi dell’Eurozona che NON erano creditori dei “PIGS originari”: tra cui ahinoi l’Italia) per rimborsare i creditori privati.

Come dicevo, mi sembra che l’argomentazione di Tremonti (e altri) sia abbastanza passata di moda. Ma conteneva degli elementi di verità, o quantomeno di valida riflessione.

Perché in condizioni di normalità (che sono il disporre, da parte di ogni Stato, della propria moneta: non, quindi, il manicomio dell’Eurozona) il debito PRIVATO è potenzialmente destabilizzante, il debito PUBBLICO no.

E uno dei motivi, anzi probabilmente il motivo principale, per cui l’Eurozona rimane altissimamente instabile e disfunzionale, è che data l’assenza di una garanzia incondizionata dell’istituto di emissione, si è assurdamente trasformato il debito pubblico in un fattore di rischio. Cosa che non è in paesi dove l’incidenza del debito pubblico rispetto al PIL è superiore alla media dell’Eurozona (USA, UK) se non addirittura a quella di TUTTI gli stati membri dell’Eurozona (Giappone). Paesi che però, come è assolutamente normale, emettono titoli di Stato nella PROPRIA moneta SOVRANA.

Tornare a porre sul tappeto il tema debito pubblico vs debito privato non sarebbe una cattiva idea nel contesto odierno. Argomentando che:

il debito privato è sempre un potenziale fattore di instabilità

il debito pubblico è un potenziale fattore di instabilità solo se l’istituto di emissione non lo garantisce: eventualità che è una pura e semplice decisione POLITICA

il deficit pubblico non è indice di “mancanza di virtù”. Ogni centesimo di deficit pubblico crea un centesimo di risparmio privato. Un eccesso di deficit pubblico può avere conseguenze inflazionistiche ma NON a causa del supero di una qualsiasi soglia predefinita

il deficit pubblico può avere conseguenze inflazionistiche se spinge la domanda per beni e servizi reali oltre la capacità produttiva del sistema; possibilità che peraltro può essere mitigata o eliminata non riducendo il deficit ma utilizzandolo per investimenti produttivi o per calmierare il prezzo di beni di prima necessità.

Come italiano e come commentatore economico, nonché come proponente di soluzioni per eliminare le terribili disfunzioni dell’Eurozona, sono STUFO MARCIO di vedere un singolo indicatore, incompleto anzi fuorviante, come il rapporto debito pubblico / PIL, preso a pretesto per cercare di far approvare in Italia “riforme strutturali” e altre amenità euroausteriche i cui effetti CATASTROFICI sono stati già ampiamente sperimentati.

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