L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 31 maggio 2022

Il VOSTRO Mario Draghi è fuori di testa, il suo essere schiavo di Washington gli impedisce di vedere i contorni della realtà

Draghi: "È essenziale che Putin non vinca questa guerra"

Il presidente del Consiglio intervenuto al vertice Ue sull'Ucraina ha chiesto "unità sulle sanzioni" ed ha spiegato che è "necessario" il confronto con Putin "per risolvere il problema del grano" poiché "il rischio di una catastrofe alimentare è reale".

aggiornato alle 23:2130 maggio 2022

© Palazzo Chigi
- Il premier Mario Draghi al Vertice Ue sull'Ucraina

AGI - “È essenziale che Putin non vinca questa guerra. Allo stesso tempo dobbiamo chiederci se può essere utile parlargli. Sono scettico dell’utilità di queste telefonate, ma ci sono ragioni per farle". In queste poche parole

il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha illustrato ai suoi omologhi la sua politica estera e le sue posizioni (e azioni) sul conflitto tra Russia e Ucraina. Al centro della preoccupazione del premier c'è la sicurezza alimentare, con "il rischio che si trasformi in una catastrofe alimentare reale, e se non ci sarà soluzione sarà solo colpa di Putin", ha chiarito Draghi. "Queste conversazioni dimostrano che è Putin a non volere la pace", anche se il confronto con lui "è necessario per risolvere il problema del grano, della sicurezza alimentare".

Sul dialogo per la pace invece “dev'essere l’Ucraina a decidere che pace vuole. Se l’Ucraina non è d’accordo sui termini, la pace non può essere sostenibile”, ha chiarito Draghi che ritiene "gesto simbolico importante, un messaggio di sostegno nel mezzo della guerra” concedere all’Ucraina lo status di Paese candidato all'Ue.

Draghi è intervenuto dopo il videocollegamento del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che aveva fatto appello all'unità dei Ventisette. A partire da quella necessaria per approvare il sesto pacchetto di sanzioni che prevede l'embargo al petrolio russo. “Dobbiamo mantenere unità sulle sanzioni. L’Italia è d’accordo sul pacchetto, purché non ci siano squilibri tra gli Stati membri”, ha precisato il presidente del Consiglio. Richiamando quello che a Bruxelles definiscono 'level playing field', ossia che le esenzioni accordate a qualche Paese membri non vadano a svantaggio di altri.

In ogni caso, Draghi ha messo in chiaro che "non possiamo immaginare che dopo il conflitto la nostra politica energetica tornerà come prima. Quello che è successo è troppo brutale. Dobbiamo muoverci ora per cambiare i nostri fornitori di energia nel lungo periodo”. Indipendentemente da come finirà la partita delle misure restrittive che vorrebbero punire Mosca nell'immediato.

A preoccupare l'ex presidente della Bce è però il rischio di una crisi alimentare che potrebbe rappresentare un colpo finale a un'ampia fascia di popolazioni vulnerabili in tutto il mondo. “Dobbiamo vincere la battaglia sulla sicurezza alimentare. È anche un modo per mostrare ai Paesi più poveri, ad esempio in Africa, che siamo dalla loro parte”, ha esortato i suoi colleghi, di cui molti sembrano essere più presi dalla guerra sul campo che dalle ripercussioni indirette seppure non meno drammatiche. “L’Onu può giocare un ruolo importante per risolvere la crisi alimentare, ma abbiamo il dovere di chiederci come possiamo aiutare. Dobbiamo accelerare, se non lo facciamo rischiamo di arrivare tardi”, ha insistito Draghi.

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