L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 16 maggio 2022

La guerra igiene del mondo, aspettiamo e vedremo siamo solo all'inizio. Si entra con un abito e se ne esce con un altro. Ma comunque è la VOSTRA GUERRA non è la NOSTRA

15 MAY 2022


Il Mito di Perseo è uno di quei miti greci sui quali ritornare. Il giovane Eroe, sempre molto ben rappresentato dalle Arti Belle (prima fra tutte, la statua di Cellini alla Galleria degli Uffizi), non giocò solo di forza nel recidere il capo orrido della gorgone Medusa, la quale, al posto dei capelli aveva serpenti e il cui sguardo impietriva i nemici. Ma anche d'astuzia (lo specchio o scudo lucido con il quale guardare il mostro in modo indiretto senza farsi impietrire) e di agilità: i calzari alati con i quali si spostava agilmente. Perché parlo dello specchio di Perseo? Perché è bene concentrarci più sui riflessi indiretti dell'Orrore nello scudo lucido, sugli effetti e le ricadute che questa guerra avrà, anziché farsi "impietrire" dalle immagini orrende di palazzi sventrati (che, per carità, ci sono e suscitano terrore) e di irriducibili guerrieri asserragliati dentro l'Acciaieria di Azov.
Oggi pare che le guerre non si usi più dichiararle, ma farle. E dicono che nei fatti, nella III Guerra Mondiale ci siamo già. Nessuno la vuole, ma intanto ci siamo già dentro. Che cosa ce lo fa capire? La fretta con la quale Boris Johnson è volato nei paesi scandinavi per favorire l'ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia. La loro ricerca forsennata dell' "ombrello Nato" last minute, non promette niente di buono. La guerra è atroce e alla fine non vince mai nessuno, da una parte, come dall'altra, lasciando macerie, feriti, morti, moribondi, lacrime per ambedue i fronti. Senza contare le ferite morali e quelle psicologiche che dureranno per anni. Spesso, quando finisce non si sa nemmeno più perché è scoppiata, come è avvenuto per quella dei Balcani. Ma la domanda è: noi che c'entriamo?
Agli Italiani di questi inasprimenti e di questa escalation già in atto fra due paesi simili, stessa faccia stessa razza, e che prima erano un unico stato, è stato forse chiesto qualcosa? C'è stato un mandato popolare? Draghi ha forse ottenuto un'investitura popolare speciale? Non voglio ripetere l'eterno ritornello che la vera guerra in atto è fra Russia e Stati Uniti e che l'Ucraina (alla quale hanno appena dato il premio "scontatissimo" di consolazione canora all'EuroVision) è solo lo stato-fantoccio che serve a legittimare la voglia di espansione Usa, perché lo sanno già anche i sassi. Le "pistole fumanti" mercantili a dimostrazione che era già tutto previsto e che l'Europa avrebbe costituito una ghiotta fetta di mercato per le forniture energetiche da sottrarre ad ogni costo a colosso Gazprom della Russia, le ha offerte Mario Giordano nella sua trasmissione "Fuori dal Coro" di martedì scorso (puntata del 10 maggio).

"Per il gas naturale liquefatto (GNL) Usa si prevedono grandi affari. I venditori statunitensi pronosticano un guadagno di circa 74 miliardi di dollari entro il 2040. Lo ha dichiarato Katharine Ehly durante la trasmissione Fuori dal Coro condotta da Mario Giordano. Quest’ultima per chi non lo sapesse è la consigliera dell’associazione che raggruppa i principali produttori di gas naturale degli Stati Uniti d’America. L’accordo tra Joe Biden e Ursula von der Leyen, ricordiamo, è per forniture aggiuntive di gas liquido Usa da 15 miliardi di metri cubi l’anno. L’obiettivo è quello di arrivare a quota 50 miliardi di metri cubi in più entro il 2030" (fonte: "Investire oggi").

E ancora:
"L ’America già prima della guerra in Ucraina ha lavorato per portare in gas liquido Usa in Europa. L’ha confermato il senatore repubblicano Dan Sullivan a dicembre. Dichiarò quanto segue “Ci sarebbe un accordo tra repubblicani e democratici. Secondo il quale gli Stati Uniti potrebbe aiutare l’Europa e gli alleati per la produzione di energia. Infatti siamo diventati esportatori di gas naturale liquefatto“. Sergio Chapa di Bloomberg ha aggiunto inoltre che con l’invasione della Russia in Ucraina, l’America ha iniziato ad incrementare le esportazione di gas liquido Usa. Il 75% delle navi di tale stato, infatti, va verso il nostro continente. L’aumento è molto elevato rispetto allo scorso anno ha dichiarato la Ehly. Dal 28% si è giunti al 49% in aprile per cui tale affare avrà un impatto più che positivo su tutta l’economia americana". (fonte cit.). Capito?

Lo specchio di Perseo

A noi, o meglio, a un governo che non ci rappresenta, l'onere di realizzare quanto prima, le infrastrutture, con le quali trasferirlo e distribuirlo: navi-cisterna, piattaforme, rigassificatori di cui non ne disponiamo abbastanza (ce ne sono solo tre in tutta Italia). E che pagheremo caro, dato che gli Alleati non fanno regali. Ma qui, siamo in terra incognita. Quindi, un primo motivo geostrategico di questa guerra sono i mercati dell'energia. Ma non è il solo e non è tutto.
Gli Stati Uniti temono - e non ne fanno un mistero - di perdere l'egemonia mondiale e quel concetto stesso di Occidente (West World) che si configura proprio con loro e con l'Alleato britannico, il quale concetto, lungi dall'essersi sgretolato con la Caduta del Muro nel 1989, si è addirittura rafforzato e si è esteso anche geograficamente. Non è sbagliato dire che, così come si è dissolto il Patto di Varsavia dopo il crollo dell'Urss, analogamente avrebbe dovuto essere drasticamente ridimensionata la Nato, nell'interesse di una scopo distensione tra popoli. Nato, che invece, come abbiamo visto, si è espansa fino alle porte della Russia, cercando di incorporare via via, nuovi paesi (il famoso "ombrello", basato sulla "sicurezza"). Lo spirito della Conquista (Far West e mito della Frontiera, sapientemente propagati dall'industria cinematografica) in fondo, non ha mai abbandonato gli Americani, spirito con il quale si sentono "chiamati" a mettere ordine nel mondo (dottrina dell'esportazione della democrazia). Con le buone e, più spesso, con le cattive. Il resto, lo scopriremo, forse a nostre spese...

Giorno di S. Torquato

Le aziende USA che venderanno in Europa: https://www.startmag.it/energia/gnl-usa-aziende-azionisti/

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