L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 maggio 2022

L'atlantismo bue del VOSTRO Mario Draghi, vile affarista, e di quell'imbecille incompetente ministro degli esteri Di Maio fa fare voli pindarici di presunti, supposti Piani di Pace che vivono solo sulle pagine di quello squallido giornale nazionale

L’inesistente piano di pace italiano è solo un preludio di resa



Il livello di ridicolo cui si espongono le istituzioni del nostro Paese e che dunque coinvolgono indirettamente gli italiani dentro un’ atmosfera buffonesca , supera ormai ogni immaginazione: dopo che il presidente del consiglio ci ha regalato l’apologo idiota del condizionatore e della pace, come un Esopo da tre soldi, siamo rimasti strettamente collegati alla Nato come lo è il bue alla catena, ma adesso qualcuno, non si sa chi, ha redatto un fantomatico “piano di pace italiano” di cui nessuno sa nulla, tranne il quotidiano la Repubblica che ne narra a grandi linee, non distanziandosi però da un ovvio talmente puro che messo in un palloncino sarebbe meglio dell’elio e arriverebbe in cielo per scoppiare con un puff…. Nessun altro ne ha fatto cenno o ha detto di averlo ricevuto, di averlo visto o letto non la Russia, non l’Ucraina, non la Nato, non il bisunto capo del Wef impegnato in questi giorni a grugnire e diffondere le sue maleodoranti distopie, e nemmeno il ministro degli esteri Di Maio che semmai lo avesse ideato non lo avrebbe capito. E infatti benché sostenga di averlo presentato al segretario dell’Onu Guterrez, sembra che non riesca a parlarne in maniera coerente come se in realtà non lo conoscesse affatto. Eppure il valore di base che può avere un piano di pace è appunto che si sappia cosa propone, altrimenti non ha alcun senso parlarne. Dunque ci troviamo con un piano che pare come l’ Araba Fenice; che ci sia ciascun lo dice, Dove sia nessun lo sa. In effetti non ci vuole molto a capire che non esiste alcun piano di pace, ma che l’unico piano di Draghi è quello di far sapere agli italiani molto titubanti per l’improvviso bellicismo dell’Italia, per il il continuo invio di armi al comico Zelensky, per il tentativo di fare la guerra al gas russo prima di calare le braghe, che il governo dello stivale non sta trascinando tutti in una guerra senza futuro, ma pensa anche alla pace, cosa che dovrebbe fare per rispetto della Costituzione, ma fa solo per amore del tatticismo.

Benché l’infame teatrino dell’informazione tenti di accreditare l’esistenza di questo fantomatico piano e di alludere al fatto che esso sia stato sia stato respinto da Mosca ( la quale in realtà ha parlato solo delle ciance a vuoto di giornali provinciali, leggi Repubblica ) questo piano non esiste: l’idea di darne un annuncio è forse balenata nelle raffinate teste governative quando è diventato chiaro che l’attesa vittoria dell’Ucraina anche grazie ai potenti mezzi forniti dal nostro Paese, non si stava affatto realizzando, che persino le catacombe dell’Azovstal erano state conquistate, che i nazisti più fanatici si erano arresi, che l’esercito di Kiev sta letteralmente implodendo sotto i colpi dell’artiglieria russa. Che insomma la sconfitta è vicina. Anche senza nemmeno toccare la questione dei prezzi dell’energia, cosa dire dopo la vittoria peraltro scontata di Mosca ai tanti italiani che vivevano di import export con la Russia ? Ci siamo sbagliati e avete di nuovo il permesso di leggere Dostoevsky? Allora ci si è inventati un piano di pace esclusivamente per far intendere che il nostro Paese non è impazzito: certo viene tirato con l’anello al naso da Washington e su questo non può fare nulla, ma non è stupidamente bellicista tanto da aver preso iniziative di pace che in questa cornice sembra anche un sommesso sventolio di bandiere bianche, in segno di resa. In realtà lo Stivale, fornitore di quei mortai con cui i nazisti colpivano la popolazione civile di Mariupol, non ha avuto alcuna equidistanza e alcun senso della misura per poter autorevolmente parlare di pace. Avrebbe potuto rivendicare un simile status se si fosse rifiutata di mandare armi e se avesse rinunciato all’abominevole idiozia dell’esclusione dei russi dalla micragnosa vita culturale di questo Paese defunto, ma con le scellerate parole di Draghi che non sa più se vuole essere presidente del consiglio o segretario della Nato o forse un cretino semplice, solo parlare di piano di pace suona come una barzelletta o ancor meglio come un’insulsaggine.

D’altra parte l’unica cosa che il nostro ministro degli esteri potrebbe fare è partecipare a qualche numero di Zelensky al pianoforte che immagino lo renderebbe felice e finalmente realizzato, anche se pure in questo contesto riuscirebbe a fare una figura del cazzo. Insomma siamo di fronte a un ennesimo falso di stato in uno stato che è ormai falso di suo.

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