L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 29 maggio 2022

L'atlantismo è sinonimo di servo e questi si cercano, si trovano, fanno a gara a chi è più utile al padrone


Posted: 28 May 2022 01:29 PM PDT


Sul “Corriere della sera”, da un paio di mesi diventato il “Guerriero della sera”, due grandi firme come Paolo Mieli e Angelo Panebianco, elmetto in testa, hanno lanciato, attorno al 24 maggio, l’ideona di un asse Pd-FdI in nome dell’atlantismo bellico, forse ispirati dalla data militaresca: “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio/ dei primi fanti il ventiquattro maggio;/ l’esercito marciava per raggiunger la frontiera/ per far contro il nemico una barriera…”.

Il “nemico” sarebbe chi non s’infervora per l’invio di armi in Ucraina, ovvero Lega, Forza Italia e M5S, giudicati imbelli panciafichisti, o addirittura putiniani, per aver espresso dubbi sulla strategia bellicista di Biden, Stoltenberg e Draghi.

In realtà Berlusconi e gli altri dicono le cose che ha ripetuto, anche di recente, Henry Kissinger, ma il “Guerriero della sera” non osa accusare Kissinger di putinismo.

MILAZZO

Sulla proposta di un governo Letta-Meloni (“Lettoni o Meletta” cit. Marco Travaglio) Alessandro Sallusti mercoledì ha osservato che è la solita strategia che punta a dividere il centrodestra prima che vinca le elezioni (e infatti la Meloni ha immediatamente detto no).

Francesco Merlo, su “Repubblica” (26/5), ha scritto che questa trovata del “Corriere” gli ricorda il milazzismo: “Era il 1958 e fascisti e comunisti, alleati ‘in nome della libertà e dello sviluppo della Sicilia’, formarono un governo regionale presieduto dall’ex dc Silvio Milazzo. Il Pci siciliano, guidato da Emanuele Macaluso, aveva il permesso di Togliatti, e il Msi, guidato da Nino Buttafuoco, quello di Almirante. Pensi: nel 1958 veri fascisti mussoliniani e veri comunisti stalinisti agli ordini di una pattuglia di traditori democristiani”.

ROSSO E NERO

La storia dell’intreccio fra il rosso e il nero, potrebbe andare anche più indietro, con altri episodi. Ma è singolare che l’idea Mieli-Panebianco incoroni oggi, come paladini dell’atlantismo bellico, proprio i due partiti eredi del Pci e del Msi che nel 1949 votarono contro l’adesione dell’Italia alla Nato (con un Pd guidato da Letta proveniente dalla stessa sinistra dc che non voleva il Patto atlantico).

Questa è l’aria che tira. Del resto pochi giorni prima delle esternazioni di Mieli e Panebianco è uscito un curioso articolo, sulla pagina culturale del “Corriere” (19/5), che aveva questo stupefacente titolo: “Gramsci ‘allievo occulto’ della filosofia di Gentile”.

Può essere un caso che sul giornale diretto da Luciano Fontana, capo dell’ufficio centrale dell’Unità di Veltroni, esca questo titolo? Presentare Gramsci, il fondatore e ideologo del Pci, come “allievo occulto” del filosofo del fascismo non è cosa da poco. E riflette il clima surreale di oggi.

L’articolista del Corriere, Giancristiano Desiderio, ha recensito il libro di Giuseppe Bedeschi, “Miti e ideologie” (Le Lettere) citando Sergio Romano secondo cui “emerge con chiarezza che proprio Gentile è stato ‘il maestro occulto del Partito Comunista Italiano’”.

Ma incredibilmente il “Corriere” non cita il filosofo italiano che ben cinquant’anni fa ha spiegato da par suo questa “filiazione”: Augusto Del Noce. Il suo saggio “Gentile e Gramsci” sta nel “Suicidio della rivoluzione”, libro che, nell’edizione Rusconi del 1978, aveva in copertina proprio i volti di Marx, Gentile e Gramsci.

Importanti anche le riflessioni di Del Noce sul “totalitarismo” in Gentile e in Gramsci, nonché sull’esito nichilista della rivoluzione. Sembrano questioni passate e invece si parla proprio di oggi.

Antonio Socci

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