L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 maggio 2022

L'inflazione spinge a rialzare i rendimenti, ancora troppo bassi, ma acquisteranno velocità nel breve tempo

I risultati dell’asta BoT di ieri lanciano un segnale di svolta sui conti bancari
L'asta di BoT di ieri ha esitato risultati in un certo senso "storici" per il mercato obbligazionario con impatto sui conti bancari italiani
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 12 Maggio 2022 alle ore 06:51


Ieri, il Tesoro ha raccolto 6,5 miliardi di euro attraverso l’emissione di BoT a 12 mesi, scadenza 12 maggio 2023 (ISIN: IT0005494502). La domanda è stata di 9,7 miliardi, pari a un rapporto di copertura di 1,5. Il rendimento lordo esitato è stato dello 0,121%, positivo per la prima volta dal giugno 2020 e in rialzo di 23 punti base (0,23%) dall’asta di aprile. Il prezzo di aggiudicazione è stato, infatti, leggermente sotto la pari, cioè di 99,878 centesimi. Il rialzo dei tassi sta oramai eliminando dalla circolazione i bond con rendimenti negativi. Persino in Germania sono diventati molto rari. E questa per i risparmiatori è una buona notizia, tranne per il fatto che rifletta tassi d’inflazione ai massimi da 30-40 anni.

Pensate che sul mercato secondario il BoT a 12 mesi offriva all’inizio dell’anno un rendimento del -0,5%, ai minimi storici. D’altra parte, non siamo neppure lontanamente vicini alla media storica. Dieci anni fa, tanto per fare un esempio, questa scadenza offriva ancora il 3,5%. Tralasciamo che il BoT a 6 mesi fu venduto in asta nel novembre 2011 al record del 6,4%. Segnò la fine del governo Berlusconi e conclamò la crisi del debito italiano.

Risultati asta BoT, pressione sui conti bancari

I risultati dell’asta BoT avranno un impatto crescente sui conti bancari, cioè sull’alternativa più immediata e “risk free” disponibile per i risparmiatori italiani. In tutti questi anni, le banche hanno potuto azzerare i loro tassi sui conti correnti e deposito, confidando nell’assenza di asset appetibili concorrenti di pari grado di rischio. Con i BoT negativi, le famiglie non hanno potuto spostare il loro denaro sul mercato sovrano, se non rimettendoci.

Adesso, il discorso inizia a cambiare. Se i BoT tornano a offrire rendimenti positivi, i risparmiatori inizieranno ad acquistarli a discapito della liquidità parcheggiata sui conti bancari. Per i prossimi mesi, difficile che ciò spinga le banche a offrire tassi d’interesse allettanti ai clienti, anche perché di liquidità ne posseggono ancora tanta. Con il tempo, però, saranno costrette a reagire per non perdere clienti e liquidità. Per ipotesi, se i BoT a 12 mesi tornassero sopra l’1%, un livello che non si vede più dal 2013, i conti bancari non potranno continuare a fruttare lo zero virgola. E con il rialzo dei tassi in vista già da luglio, potrebbe volerci meno tempo di quanto pensiamo.

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