L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 maggio 2022

L’unica ragione per cui gli Usa vogliono Finlandia e Svezia è proprio la possibilità di piazzare missili nucleari ai confini con la Russia, sono in sostanza un’Ucraina di riserva


Nato, il delirio scandinavo diventa farsa



Sarebbe un esperimento interessante misurare il livello di durezza della testa delle élite finlandesi e svedesi: benché non siano davvero qualcosa di prezioso si ha l’impressione che raramente i pensieri possano scalfirle e si fa fatica a pensare che siano anche le terre di Bergman, Strindberg o persino di Stieg Larsson. Ma l’l’aspirazione alla stupidità del mondo contemporaneo è troppo forte. Infatti solo dopo tre settimane dall'annuncio dai toni isterici di voler far parte della Nato queste stesse élite sono state colte da un dubbio atroce: ma perché adesso la Russia comincia a schierare sul confine finlandese le batterie dei suoi missili ipersonici con testate nucleari? C’è da non credere che i massimi responsabili di questi Paesi abbiano detto di voler al più presto entrare nell'alleanza atlantica senza considerare che questo significa schierare sul loro territorio le bombe nucleari americane e che dunque la Russia non può fare altro che adeguarsi. ” Non si può più parlare di uno status di denuclearizzazione per la [regione] baltica”, ha affermato Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, mentre Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha aggiunto che Putin aveva già ordinato ai militari di potenziare le sue forze di fronte all’Europa.

A questo punto i neuroni del primo ministro finlandese Sanna Marin si sono brevemente risvegliati dalla narcolessia e così il premier ha dichiarato giovedì scorso “che Helsinki è contraria al dispiegamento di armi nucleari da parte della Nato o alla creazione di basi all’interno della Finlandia se si unisce all’alleanza militare”. Anzi per aggravare il devastante quadro neurologico di questo premier per caso ha anche detto che non pensava che ci fosse molto interesse nella NATO per gli schieramenti nucleari o le basi permanenti all'interno della Finlandia. Da parte sua Il primo ministro svedese Magdalena Andersson ha anche affermato che la Svezia non prevede di ospitare armi o basi nucleari della Nato . Ma davvero? Allora cosa pensavano che significasse far parte della Nato, organizzare feste campestri dove cantare Santa Lucia con le candele in testa e fare scorpacciate di aringhe? Non posso pensare che questi due governi ci abbiano messo tre settimane a comprendere che aderendo alla Nato Svezia e Finlandia , quest’ultima distante su strada 380 chilometri da San Pietroburgo (che ha più abitanti della Finlandia stessa, diventano necessariamente il primo obiettivo dei missili ipersonici russi in una guerra nucleare, senza che peraltro la Nato possa dare la possibilità a questi due Paesi di difendersi da armi non intercettabili: sarebbero solo piattaforme di attacco, altamente sacrificabili. Forse pensavano che gli Usa avrebbero messo solo qualche piccola base convenzionale, non si capisce bene a far cosa visto che per le operazioni di controllo sono già presenti nell'estremo nord della Norvegia e per il resto poche migliaia di uomini non potrebbero fermare un’avanzata in forze della Russia. Oltretutto gli Usa non ne hanno nemmeno l’intenzione: vogliono fare come nei due precedenti conflitti mondiali: intervenire quando gli avversari sono già fiaccati o distrutti perché sono troppo vigliacchi per giocare ad armi pari. L’unica ragione per cui gli Usa vogliono Finlandia e Svezia è proprio la possibilità di piazzare missili nucleari ai confini con la Russia, sono in sostanza un’Ucraina di riserva.

E’ sconvolgente che alcuni governi occidentali siano talmente sprovveduti da non aver valutato subito le conseguenze delle loro dichiarazioni di sviscerato “natismo” o talmente servili da porre le premesse della propria distruzione. E tuttavia con questa mossa delirante hanno dilapidato in un attimo il patrimonio di una posizione neutrale che bene o male aveva portato loro non pochi vantaggi nei quasi 80 anni passati dalla seconda guerra mondiale. D'altronde la goffa e ridicola marcia indietro che stanno facendo non può certo convincere la Russia ad abbassare la guardia e a fermare il rafforzamento militare e nucleare del fronte scandinavo per così dire, anche perché il fatto stesso che possano in qualsiasi momento atterrare nei due Paesi aerei con bombe nucleari o arrivare missili rende impossibile tornare indietro. Forse più scemi di loro sono solo quei giornalisti ormai consacrati alla rozzezza che parlano di scelta coraggiosa invece che delirante. Quindi Stoccolma e Helsinki hanno fatto solo fatto un passo verso e la perdita di sovranità e la possibile rovina. Grazie a due modestissime bancarie

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