L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 maggio 2022

Massoneria, un piccolo sguardo

Putin sta vincendo la guerra? Parla il Gran Maestro Giuliano Di Bernardo


29 Maggio 2022

Giuliano Di Bernardo

D. Professore, dopo la resa e la prigionia del battaglione Azov, si sono formate opinioni diverse e contrastanti. Alcuni sostengono che questo fatto non toglie nulla ai successi militari dell’Ucraina, altri invece dicono che Putin sta vincendo la guerra. Qual è la sua idea al riguardo?

R. Il famigerato Battaglione Azov è uscito dalla scena della guerra ed è prigioniero dei filorussi del Donbass. Stanno circolando video che mostrano scene drammatiche in cui i militanti del battaglione sono esposti al ludibrio popolare. E’ tangibile l’odio che la gente riversa su di loro. Molti hanno morti da piangere a causa dei crimini del battaglione. Mi sembra di assistere a scene analoghe, ancora nitide nella mia memoria, che si sono verificate in Italia dopo la caduta del Fascismo. Avevo circa quattro anni e vivevo a Penne, un paese abruzzese alle pendici del Gran Sasso. Ho assistito a scene di violenza nei confronti dei gerarchi fascisti che, fino a poco tempo prima, avevano fatto il bello e il cattivo tempo in Italia. Le loro case venivano saccheggiate e loro stessi erano portati in giro per il paese da una folla inferocita che esprimeva l’odio represso nel ventennio del Regime. I luoghi e le lingue sono diversi ma il lato oscuro della natura umana è sempre lo stesso. Odio chiama odio.

E’ stato detto con orgoglio che il battaglione Azov è la punta di diamante della resistenza ucraina, costituita da eroi pronti a morire per la patria, che il Presidente Zelensky ha osannato conferendo loro le più alte onorificenze. Gli Stati Uniti e l’Unione europea li ha riforniti di armi ed equipaggiamento all’avanguardia. Loro avrebbero dovuto difendere l’occidente dall’invasione russa e sconfiggere Putin. Se la punta di diamante della resistenza ucraina non esiste più, ne segue logicamente che l’apparato difensivo del paese si è indebolito. Questa non è propaganda ma un dato di fatto. Il Presidente Zelensky, per far fronte alla perdita del battaglione Azov, chiede con maggiore insistenza agli Stati Uniti e all’Unione europea l’invio di armi pesanti e tecnologicamente evolute, come un potente lanciafiamme che ha un raggio d’azione di oltre cento chilometri. Alcuni Capi di governo dell’Europa tentano timidamente di frenare queste richieste prevedendo l’escalation della guerra, ma il Congresso degli Stati Uniti continua ad approvare lo stanziamento di fondi per l’acquisto di armi sempre più potenti da inviare in Ucraina. Assistiamo così al paradosso di riempirla di armi mentre il numero dei combattenti si riduce sempre di più. La guerra, tuttavia, continua se qualcuno usa quelle armi. Se il numero degli ucraini diminuisce, allora aumenta quello dei mercenari. Di questo passo, si arriva all’assurda situazione in cui l’Ucraina è il territorio dove si svolge una guerra combattuta da altri per conto di altri. Mi chiedo se il Presidente Zelensky, proclamato nume tutelare e difensore dell’occidente, si renda conto di aver causato l’emigrazione di milioni di ucraini, la distruzione di città leggendarie e la morte di tanti suoi cittadini. E’ mai possibile che egli non capisca che la richiesta e l’impiego di armi sempre più micidiali darà il pretesto a Putin di usare i suoi “cigni neri”, bombe atomiche a portata limitata e controllata? Veramente noi pensiamo che l’Ucraina possa vincere la guerra contro la Russia e riprendersi la Crimea? Se qualcuno lo pensa, allora la propaganda regna sovrana, con il rischio di veder volare un giorno i “cigni neri” sopra le nostre teste.

In Italia e in Europa, le menti lungimiranti cominciano a rendersi conto che, se non finisce la guerra, l’economia dei loro paesi sarà irrimediabilmente compromessa e auspicano che si trovi un compromesso. Inizia, così il gioco della “quadratura del cerchio”. All’unisono con Biden e il presidente della NATO Stoltenberg, essi hanno detto e ripetuto a Zelensky che non avrebbe dovuto fare concessioni a Putin perché sarebbe stato aiutato a vincere la guerra. L’ingenuo eroe ha creduto veramente di fare una foto ricordo in cui si vede come il grande cacciatore che troneggia sull’animale abbattuto. Non ha capito, perché i fumi del narcisismo gli annebbiavano la mente, che quando il Presidente degli Stati Uniti non riterrà più vantaggiosa questa guerra per il suo prestigio e per gli interessi di potenti gruppi del suo paese, lo butterà alle ortiche e si ritroverà esposto al ludibrio del suo popolo che gli chiederà il conto di una guerra assurda. Tuttavia, qualsiasi soluzione che ponga fine alla guerra passa attraverso alcune concessioni che Zelensky dovrà fare a Putin. Finora egli ha dichiarato, con una convinzione incrollabile, che Putin dovrà lasciare non solo le due regioni del Donbass ma anche la Crimea. Com’è possibile fare la pace senza dare nulla a Putin? La pace si ottiene con un accordo tra le parti. I governanti europei questo lo hanno capito e si trovano nel mezzo di una palese contraddizione. Per porre fine alla guerra, devono convincere Zelensky a fare concessioni a Putin. Non solo, ma devono avere il plauso del Presidente Biden e di Stoltenberg, il quale continua a dichiarare che l’Ucraina sconfiggerà la Russia. Come si vede, la via della pace è disseminata si sé e di ma. Putin è consapevole di tutto questo e dice Draghi che non è ancora tempo per la pace. Lo ammonisce a ritirare le sanzioni e a non inviare più armi in Ucraina. Cosa che il nostro Presidente del Consiglio non può fare perché Biden non lo vuole. Intanto, il tempo passa e noi ci abituiamo ai disastri della guerra.

Queste sono le premesse per rispondere alla domanda su chi sta vincendo la guerra. Molti osservatori europei, soprattutto italiani, sostengono che l’Ucraina sta vincendo a causa di errori delle forze armate russe. Indubbiamente, vi sono stati errori ma non si può assumerli come causa dell’eventuale perdita dei russi. Guardiamo, invece, i fatti. Non solo il battaglione Azov è stato neutralizzato, ma l’esercito russo, lentamente ma inesorabilmente, sta avanzando. Ha occupato quasi completamente le due regioni russofile del Donbass, sta avanzando verso Odessa e tiene Kiev in assedio. Se poi vogliamo vedere lucciole per lanterne, possiamo dire che la resistenza ucraina è vittoriosa perché non ha finora permesso a Putin di conquistare Odessa e Kiev. Ma fino a quando? Putin ha fatto intendere chiaramente che non ha fretta. Ad aver fretta, però, sono gli ucraini che vogliono ritornare nelle loro case e riprendere la normale vita quotidiana. La lunga attesa è a favore di Putin. Zelensky, che avrebbe tutto l’interesse a far cessare la guerra, vuole ancora armi per farla continuare. E’ chiaro che egli sta facendo gli interessi degli Stati Uniti e non quelli del suo popolo. Putin non lascerà l’Ucraina fino a quando gli Stati Uniti e l’Europa non riconosceranno i suoi diritti sulla Crimea e le due regioni del Donbass. Se per ostinazione di Zelensky o volontà di Biden la guerra dovesse continuare, Putin rivendicherà anche la striscia di terra che da Mykolayiv arriva fino a Odessa. Putin non ha fretta. Noi invece sì.

D. Le fonti di informazioni internazionali riportano una dichiarazione di Biden a Tokio sulla possibile guerra se la Cina occupasse Taiwan.

R. In questo caso, il conflitto si sposta dal piano militare a quello economico e riguarda lo scontro in atto fra l’area del dollaro e la piattaforma cinese della “Via della Seta”. Nei giorni scorsi, il presidente degli Stati Uniti che si trovava a Tokyo per presiedere la riunione del “QUAD” con le delegazioni del Giappone, dell’India e dell’Australia, ha dichiarato che il suo paese interverrà militarmente se la Cina tenterà di prendere Taipei con la forza. Il “QUAD” (Quadriteral Security Dialogue) nasce nel 2004 dopo lo tsunami che quell’anno colpì l’Indonesia, con l’obiettivo di fornire assistenza umanitaria. Composta da Stati Uniti, Giappone, India e Australia, l’Alleanza viene formalizzata nel 2007. In seguito alla crescente influenza della Cina di Xi Jinping nella regione, l’assistenza umanitaria si è trasformata in un vero e proprio Trattato per instaurare rapporti economici, diplomatici e militari tra i quattro paesi. Questo è un tipico esempio in cui l’originaria assistenza umanitaria diventa una macchina da guerra. Pechino è sempre stata contraria al “QUAD” definendola come una specie di NATO asiatica. La dichiarazione di Biden ha scatenato reazioni da parte della Cina e della Corea del Nord. Pechino ha iniziato manovre militari vicino a Taiwan mentre Pyongyang ha lanciato missili e prepara un test nucleare. La dichiarazione di Biden, smentita dall’amministrazione degli Stati Uniti, ha suscitato contrastanti reazioni poiché è stata interpretata come un cambiamento di rotta della politica USA circa la decisione di non interferenza nella delicatissima questione taiwanese.

Guardando con distacco il teatro della vita umana, vediamo il presidente degli Stati Uniti che, in occasione dei suoi impegni internazionali, butta benzina sul fuoco determinando reazioni pericolose da parte di Cina, Russia e Corea del Nord. Mi chiedo per quale ragione, se c’è una ragione. John Biden non è lo sprovveduto che si diverte a creare stati di tensione nel mondo. A meno che non vi siano nella sua mente momenti in cui non riesce a controllare le sue parole, egli è consapevole e responsabile delle sue affermazioni. In ogni caso, sono pericolose e fanno aumentare la tensione che è già alta. Potremmo dire che sta giocando con un fuoco che potrebbe avvolgerci tutti. Quando ci sarà dato quel minimo di serenità che ci farà dire che è bello vivere su questo pianeta?

D. Nelle sue dichiarazioni finora si è parlato di Massoneria ma solo di sfuggita, come se preferisse evitare l’argomento. E’ così?

R. Certamente no. Non ne ho parlato perché volevo dedicargli l’attenzione che merita. Per coloro che volessero approfondire queste tematiche, suggerisco di leggere i miei recenti volumi “La Massoneria. Splendore e decadenza” (Amazon, 2022) e “La mia vita in Massoneria” (Amazon, 2021).

La Massoneria moderna nasce a Londra il 24 giugno del 1717 sul modello della monarchia inglese. Per tradizione, il re ne è Gran Maestro. In tal modo, fa la sua comparsa nella storia dell’umanità una concezione dell’uomo e della vita che si ispira a un insieme di principi etici universali, che sono libertà, tolleranza, fratellanza, trascendenza e segreto iniziatico. Il fondamento iniziatico che la caratterizza la fa entrare nella tradizione esoterica che inizia con l’Orfismo nel VI° secolo a.C. La Massoneria è, quindi, un’antropologia filosofica come lo è il cristianesimo. Se confrontata con le altre concezioni dell’uomo (religiose e laiche), essa presenta una caratteristica che la differenzia da tutte le altre, che consiste nell’ammettere, tra le colonne del suo Tempio, uomini che condividono antropologie differenti. Così, mentre l’antropologia cristiana è costituita da tutti e da solo chi è cristiano, l’antropologia massonica è formata da cristiani, ebrei, mussulmani, buddisti e altri. Da ciò discende la sua universalità. Queste sono le linee essenziali della concezione massonica dell’uomo.

Di Massoneria, tuttavia, si può parlare anche come società di uomini, data nella storia in luoghi e tempi diversi. Diciamo che si tratta dell’attuazione storica dell’antropologia massonica. Il discorso si sposta dal piano filosofico a quello storico e contingente. La fondazione della Gran Loggia di Londra nel 1717 è un’attuazione storica di quella antropologia, come lo sono le Gran Logge formate in altri paesi del mondo. In tal senso, parliamo di Gran Loggia Unita d’Inghilterra, di Gran Loggia di Scozia, di Grande Oriente di Francia, di Grande Oriente d’Italia, di Gran Loggia Regolare d’Italia. Tutte le organizzazioni massoniche presentano, quindi, una caratteristica comune che è l’antropologia massonica e tante specificità dovute alla realizzazione storica.

Questa concezione della Massoneria si è rapidamente diffusa in tutto il mondo allora conosciuto, soprattutto grazie all’impero britannico. Cessa di esistere con lo scoppio della Prima guerra mondiale. Dopo un periodo di crisi e di anarchia, nascono le dittature in Russia, in Germania e Italia che vietano la Massoneria. In Italia, nel 1925 Mussolini fa approvare la Legge sulle società segrete che mette la Massoneria fuori legge. Le sedi massoniche sono distrutte e le organizzazioni massoniche cessano di esistere.

Dopo la Seconda guerra mondiale, la Massoneria degli Stati Uniti, che aveva favorito lo sbarco delle truppe alleate in Sicilia, tiene a battesimo la rinascita delle Obbedienze massoniche nel nostro paese. Le vicende che caratterizzano questo periodo le ho narrate nel saggio “La mia vita in Massoneria”. Il caos è la nota dominante che accompagna i primi passi della Massoneria italiana. Il Grande Oriente d’Italia, la Massoneria storica più importante, trova nel Gran Maestro Giordano Gamberini il protagonista che gli darà una visione unitaria e lo farà riconoscere dalla Massoneria inglese, madre di tutte le Gran Logge regolari del mondo. Con il Gran Maestro Lino Salvini, inizia la vicenda di Licio Gelli e della Loggia P2.

Gelli viene espulso dalla Corte Centrale del Grande Oriente d’Italia nel 1981 mentre la Loggia P2 è sciolta con la Legge Spadolini-Anselmi nel 1982. Sono trascorsi più di 40 anni ma su questa vicenda, che ha profondamento condizionato la vita politica, economica e sociale dell’Italia, regna ancora il mistero. Io spero che la Commissione Antimafia, prima di concludere il suo mandato, faccia piena luce su Gelli e la P2.

Queste premesse sono necessarie per comprendere lo stato attuale della Massoneria nel mondo e in Italia. innanzitutto, è importante chiarire che la Massoneria che è rinata dopo la Seconda guerra mondiale è essenzialmente diversa da quella delle origini, che vive ancora nell’immaginario collettivo, potente e misteriosa che influisce sul destino dei popoli. Essa è diversa anche nel concepire l’autorità, che non discende più dall’alto verso il basso (come è la Massoneria inglese sul modello della monarchia) ma sale dal basso verso l’alto, democraticamente come hanno imposto i massoni d’oltre oceano alla fine della Seconda guerra mondiale. Nell’esercizio del potere, la Massoneria si è trasformata da monarchica a democratica. Ma una Massoneria democratica è ancora Massoneria? La mia risposta la trovate nei libri che vi ho consigliato.

Il Grande Oriente d’Italia, dopo l’impulso riformatore che gli aveva dato il Gran Maestro Giordano Gamberini, si trova a fare i conti con la Loggia P2 di cui Licio Gelli è Maestro Venerabile. La Commissione presieduta da Tina Anselmi, la Legge Spadolini-Anselmi e l’espulsione di Gelli dal Grande Oriente d’Italia avrebbero dovuto fare chiara luce di questa vicenda che ha scosso profondamente l’Italia. Ma non è stato così. La verità attende ancora di essere svelata. Il Gran Maestro Armando Corona, che aveva presieduto la Corte Centrale che ha espulso Licio Gelli, invece di riportare il Grande Oriente d’Italia nell’alveo della tradizione iniziatica e al di fuori della palude della P2, diventa il protagonista di fatti che fanno perdere il riconoscimento estero e rimettono il Grande Oriente d’Italia nelle acque melmose della palude. Giuliano Di Bernardo, il filosofo eletto come successore di Corona, cerca di cambiare tutto questo ma viene sconfitto. Si dimette e fonda la Gran Loggia Regolare d’Italia, subito riconosciuta dalla Massoneria inglese. Dopo Giuliano Di Bernardo, il Grande Oriente d’Italia cerca di sopravvivere.

Da queste premesse, la conclusione che discende è che la Massoneria italiana, nel suo complesso, non svolge alcun ruolo nel panorama dei fatti drammatici che stanno imperversando sull’occidente. Sulla guerra di Ucraina e le sue future conseguenze, vi è solo silenzio. La Massoneria che cambiava il destino dei popoli ormai è un ricordo di cui parlano solo i musei di tutto il mondo. E la Massoneria mondiale cosa fa?

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