L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 3 maggio 2022

Moneta illimitata è il Capitalismo che ne ha bisogno

Diavolo d’un rublo



Di certo il rifiuto di pagare il gas con il rublo o meglio di pagarli su un banca sottoposta alla giurisdizione russa, così che il denaro non possa essere sequestrato come fanno normalmente i ladri occidentali, è stato un pretesto suicida volto ad aumentare la pressione su Mosca, così come ordina il padrone americano: per l’Europa infatti non cambierebbe nulla visto che i vari Paesi del continente possono continuare a pagare nella divisa che vogliono, euro o dollari, ma solo su una banca russa e non su filiali europee in maniera da non poter più avere alcun potere su queste somme. Tuttavia c’è anche un altro elemento più di fondo che ha contribuito alla demonizzazione del rublo e ai niet di Bruxelles: il fatto che la moneta russa non sia di natura speculativa, ovvero che non possa essere moltiplicata all’infinito, perché il suo valore è legato a beni materiali, come appunto le riserve di energia, quelle minerarie e/o l’oro . La decisione di Mosca di farsi pagare in rubli ha fatto cadere l’ultimo diaframma che si frapponeva al riconoscimento di questa natura del rublo che dunque fa il percorso inverso e ritorna a Bretton Wood. Ora ci sarebbe da chiedersi cosa ci sia di male ad ancorare una moneta a un qualunque tipo di valore reale e non solo simbolico: in fondo dopo la prima guerra mondiale la Germania fu salvata dall’iperinflazione appunto con la creazione di un nuovo marco garantito dalle fabbriche e dalla produzione tedesca, destando peraltro parecchio fastidio nell’elite anglosassone che ha sempre detestato la Repubblica di Weimar e ne ha determinato la caduta – con la conseguente ascesa di Hitler – chiedendo il pagamento dei danni di guerra proprio durante la recessione seguita alla caduta di Wall street.

Il peccato originale di una simile moneta sta nel fatto che essendo legata a risorse reali dunque finite non può che essere essa stessa finita e non può essere la base di una finanza senza limiti che gioca sul nulla e che scommette sulla scommessa. La forza dell’elite occidentale da ormai mezzo secolo si basa invece proprio su queste logiche puramente speculative e dunque l’ascesa di sistemi diversi in parti importanti del mondo è una sfida esistenziale che non può tollerare perché il sistema neoliberista o è globale o è destinato ad afflosciarsi come un palloncino bucato Solo che sta agendo in maniera tale da favorire la nascita di sistemi alternativi come appunto accade con la guerra ucraina, ma questo è in qualche modo parte della strada senza uscita nella quale queste élite si sono infilate: la finanziarizzazione infatti diventa diventa così autoreferente da mettere in crisi l’economia reale e rischia di far divampare il fuoco delle rivolte popolari nascoste sotto la cenere mentale della Tv e degli altri sistemi di comunicazione di massa. Così è costretta a sfruttare virus e a mettere in piedi guerre per ottenere sostanzialmente due scopi: accelerare la caduta di miriadi di attività che formano il tessuto economico della società. minando la catena di approvvigionamento mondiale e cercare coinvolgimenti bellici che attutiscano nell’ uomo della strada il senso di rivolta contro la rapina di futuro.

E poi c’è un’altra cosa che non piace ai superricchi, anzi che per loro è il diavolo stesso: una moneta fondata su risorse è automaticamente anche una moneta fondata sul lavoro: perché qualsiasi risorsa per essere tale ha bisogno di essere trovata e “lavorata” in qualche modo, di avere alle spalle esperienza e saperi, induce a sua volta nuovo lavoro: dunque risulta ancora più invisa a un sistema che cerca invece disperatamente di uccidere i diritti e i valori del lavoro che sono anche alla base della legittimazione dell’ azione politica e nelle loro distopie immaginano masse mantenute con elemosine, che non hanno più una capacità di azione politica. Non per nulla il denaro dall’elicottero viene sempre perito ad aumenti contrattuali o a tutele che sono percepite come un pericolo dall’élite di comando: tanto il denaro è potenzialmente infinito e lo si può anche buttare se questo serve a mantenere in piedi il sistema. Insomma il rublo è l’antitesi non della civiltà occidentale, ma della sua degenerazione.

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