L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 maggio 2022

Per far ripartire l'economia, unico vero strumento per combattere il debito pubblico, è liberarci dalle pastoie del Progetto Criminale dell'Euro, creare moneta parallela. Il credito fiscale è uno degli strumenti ma il VOSTRO Mario Draghi non vuole, troppo servo della finanza internazionale, deve distruggere l'Italia

La corsa del debito pubblico italiano si dimezza sotto Draghi, ma resta velocissima
Il debito pubblico italiano segna un ennesimo record storico a marzo di quest'anno, sebbene la sua corsa con il governo Draghi rallenti
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 17 Maggio 2022 alle ore 06:47


Il debito pubblico italiano continua a correre. E non è un mistero. Il bonus da 200 euro per aiutare le famiglie contro il carovita non è altro che l’ennesima misura in deficit varata dal governo per reagire ad eventi eccezionali. Prima c’era stata la pandemia tra lockdown e spese sanitarie esplose, adesso c’è la guerra con il boom dei prezzi dell’energia. A marzo, stando alla Banca d’Italia, lo stock è aumentato di 18,9 miliardi al nuovo record di 2.755,4 miliardi di euro. E’ accaduto che il fabbisogno mensile sia stato di 22,8 miliardi per le Amministrazioni pubbliche. Esso ha più che compensato il calo delle disponibilità liquide del Tesoro, pari a 6,4 miliardi e scese a 95,6 miliardi.

Perché corre il debito pubblico

In altre parole, il debito pubblico a marzo è cresciuto perché lo stato ha avuto bisogno di soldi. Le entrate sono risultate nettamente inferiori alle spese. Il Tesoro ha utilizzato parte delle sue scorte di liquidità per colmare il deficit, ma si è reso necessario coprire il resto attraverso l’aumento del debito. Sappiamo anche che lo stock tende a ridursi nella seconda metà dell’anno, quando il governo inizia a utilizzare l’eccesso di liquidità raccolta nei primi mesi dell’esercizio.

Ad ogni modo, abbiamo cercato di capire di quanto stia crescendo il debito pubblico italiano sotto il governo Draghi. Esso è entrato in carica a metà febbraio dell’anno scorso. Questo significa che concretamente possa considerarsi responsabile dei conti pubblici a partire dal mese di marzo. Nei primi suoi 13 mesi di vita, il debito è salito di 111,4 miliardi, qualcosa come la media di 8,6 miliardi al mese o 281,3 milioni al giorno. Nei 13 mesi precedenti sotto il governo Conte-bis, cioè tra il 31 gennaio 2020 e il 28 febbraio 2021 (nella seconda metà del febbraio 2021 fu in carica, come detto il governo Draghi), la crescita era stata di 201 miliardi, circa 15,5 miliardi al mese o 510,15 milioni al giorno.

Confronto tra Draghi e Conte

Possiamo affermare, quindi, che la corsa del debito pubblico italiano con Mario Draghi premier sia notevolmente decelerata, anzi si sia sostanzialmente dimezzata (-44,6%). Prima di lodare le virtù di “Super Mario”, però, dobbiamo tenere conto di alcuni elementi. In primis, l’aumento del debito nel 2020 fu eccezionalmente elevato a causa della pandemia e dei suoi contraccolpi violenti sull’economia italiana. Nel 2019, ad esempio, perlopiù trascorso sotto il governo “giallo-verde”, il debito era salito di appena una trentina di miliardi.

Nel 2021, sappiamo che la pandemia ha iniziato ad allentato la presa grazie al successo delle campagne vaccinali nazionali. Le restrizioni anti-Covid si sono allentate un po’ ovunque, le economie sono rimbalzate e così anche le entrate fiscali. Viceversa, si sono ridotti i sostegni a famiglie e imprese. E così, il rapporto tra debito e PIL è sceso da 156,5% a 150,8%. Ma il vento favorevole della ripresa soffia sempre meno forte. Anzi, il PIL italiano nel primo trimestre è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. E adesso è la guerra a richiedere al governo Draghi interventi contro il caro bollette, perlopiù in deficit. Dunque, la corsa del debito pubblico italiano potrebbe tornare ad accelerare.

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