L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 20 maggio 2022

Ragionamento cretino, 100 euro non sono pizzo ma sono il concambio di un bene certo, il GAS, e tutto ruota sul pagamento in una banca con residenza nelle terre russe, altrimenti i civili occidentali possono in qualsiasi momento rapinarli, come hanno già fatto con i trecento miliardi di dollari della Banca centrale russa depositati nei territori occidentali

Come le aziende europee potranno pagare il gas in rubli senza violare le sanzioni
Le aziende europee potranno pagare il gas in rubli. A Bruxelles si è trovata una soluzione ipocrita per fingere di rispettare le sanzioni.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 19 Maggio 2022 alle ore 06:37


Un decreto emanato il 31 marzo scorso dal presidente russo Vladimir Putin intima alle aziende occidentali di pagare il gas in rubli. Dopo settimane in cui si pensava che si trattasse di un bluff, l’Europa ha capito che Mosca stia facendo sul serio ed è iniziata una corsa contro il tempo per cercare di onorare i contratti con Gazprom senza violare formalmente le sanzioni comminate dall’Occidente contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Come sappiamo, diverse banche russe sono state espulse dallo SWIFT, il sistema internazionale dei pagamenti. Inoltre, nessun cittadino ed entità potrà intrattenere relazioni di alcun tipo con la Banca di Russia.

Come la UE aggirerà le sue stesse sanzioni

E qui sorge il problema. Il pagamento del gas in rubli implica formalmente che una compagnia europea debba acquistare valuta locale dalla Banca di Russia, cedendole in cambio euro o dollari. E questo le sanzioni lo vietano. Nei giorni scorsi, ENI ha aperto un’interlocuzione con Bruxelles per accertarsi di rispettare l’embargo e al contempo i contratti stipulati con Gazprom. Nello scorso fine settimana, Mosca e Bruxelles hanno compiuto diversi passi in avanti in tal senso.

Come precisa il vice-presidente della Commissione, Frans Timmermans, i pagamenti del gas in rubli restano vietati. Ma ecco trovata la soluzione ipocrita per fingere il rispetto delle sanzioni. Gazprombank, vale a dire la banca del colosso energetico Gazprom, chiederà ai suoi clienti di aprire un doppio conto: uno in euro o dollari e l’altro in rubli. Il cliente pagherà la fattura accreditando sul primo la somma dovuta in euro o dollari. Successivamente, un operatore terzo provvederà a convertire tale somma in rubli. Per evitare l’intervento in questa fase della Banca di Russia – questa è la novità di questi giorni – agirà il Centro nazionale di compensazione russo.

L’Unione Europea, nel tentativo di uscire dalla partita senza perdere del tutto la faccia, richiede alle proprie compagnie di pubblicare una nota esplicita nella quale affermino di avere onorato del tutto il contratto attraverso pagamenti in euro o dollari. Ma Bruxelles ha chiarito che non sarà consentita l’apertura del secondo conto, per cui resta incerta l’applicazione pratica della possibile soluzione di compromesso. Insomma, la fiera dell’ipocrisia: Tizio mi chiede 100 euro di pizzo, ma io devo mantenere la mia aura di cittadino onesto. Ed ecco che chiamo Caio, gli consegno 100 euro e gli dico che potrà farne ciò che vuole. Questi sa che dovrà semplicemente portare i soldi a Tizio e lo farà per mio conto. E così potrò andare in giro a partecipare alle manifestazioni anti-racket con la coscienza “pulita” (Ragionamento cretino, 100 euro non sono pizzo ma sono il concambio di un bene certo, il GAS, e tutto ruota sul pagamento in una banca con residenza nelle terre russe, altrimenti i civili occidentali possono in qualsiasi momento rapinarli, come hanno già fatto con i trecento miliardi di dollari della Banca centrale russa depositati nei territori occidentali)

Gas in rubli, ipocrita anche la Russia

L’esempio è volutamente estremo. La Russia non chiede alcun pizzo, ci sono semplicemente accordi commerciali di mezzo. Tuttavia, l’Europa contravviene ai propri stessi divieti. Il pagamento del gas in rubli è vietato, per cui lo facciamo avvenire tale in doppio tempo. D’altra parte, trattasi di ipocrisia anche l’atteggiamento della Russia. Finora Gazprom ha ricevuto i pagamenti in euro e dollari ed è stata costretta dalla fine di febbraio a convertirli in rubli per l’80%. Avrebbe potuto continuare su questa strada senza alcun problema. Invece, il Cremlino pretende di imporre agli europei una sorta di gogna, come dire “dovete pagare nella valuta del vostro nemico”. La verità fattuale è semplice: Russia e Occidente si combattono una guerra per procura in Ucraina, ma continuano a fare affari. Da febbraio, abbiamo versato ai russi la media di 850 milioni di euro al giorno tra petrolio e gas. Poi litighiamo sui termini di pagamento. E’ tutto mostruosamente stucchevole.

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