L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 15 maggio 2022

Schizzofrenia degli euroimbecilli prima pressione sul Botswana per fargli eliminare il carbone, ora pressioni per ottenerne il più possibile. Conferma della strategia di Euroimbecilandia al servizio di un'ideologia inconcludenti e pretestuoso volta solo a garantire profitti con la scusa ecologica

L’Europa cerca carbone.. dal Botswana
Maurizio Blondet 14 Maggio 2022

( MB – nella linea dell’innaturale, come l’uomo incinto)

Dall’inizio della guerra in Ucraina, il Botswana è stato contattato da diversi clienti europei (Stati e settore privato) per fornire mensilmente fino a 50.000 tonnellate di carbonio e garantire la domanda di contratti a lungo termine che accumulano 1 milione di tonnellate all’anno e.

E’ quanto ha affermato il presidente Mokgweetsi Masisi in apertura di un’intervista con Reuters a margine del Mining Indaba, che si svolge da lunedì 9 maggio a Capo del Sud Africa. Il conduttore ha aggiunto che il suo Paese è pronto a rispondere a queste richieste “per quanto possibile”.

Il bello è che il Botswana, insieme al Sudafrica e Mozambico, ha subito continue pressioni dai paesi europei a ridurre la loro estrazione di carbone, in nome della “necessità di ridurre le emissioni di CO2”.

Il paese dell’Africa australe figura tra i principali produttori di carbone del continente, ma le sue esportazioni sono ancora essenzialmente destinate al mercato regionale e avrà difficoltà a fare subito fronte a tutte queste richieste.

Il Botswana, che vuole continuare a sfruttare le proprie riserve di carbone nonostante gli appelli dell’Occidente a cessare il combustibile fossile più inquinante, prevede comunque la costruzione di nuove miniere e l’aumento della capacità produttiva delle esistenti.

Così com’è, l’uscita del capo dello Stato ha il merito di ricordare [ai gretini] le difficoltà poste dalla concreta applicazione delle misure di abbandono totale e immediato del carbone. Costretti oggi dalle sanzioni UE a trovare alternative al gas russo, diversi paesi europei si stanno rivolgendo al carbone, lo stesso combustibile che stanno cercando di bandire dalla loro fornitura di energia.

Dall’inizio dell’anno i prezzi del carbonio sono più che raddoppiati a fronte della crescita della domanda. Secondo un’analisi basata sull’indice di riferimento di Rotterdam e prodotta da Rystad Energy, la tonnellata metrica di carbonio termico in Europa è passata da $ 186 del 23 febbraio a $ 462 del 10 marzo. Questa singola situazione di aumento dei prezzi dà motivo ai produttori che, come il Botswana e il Sud Africa, vogliono sfruttare le proprie risorse per beneficiare del denaro.

Inoltre, l’esempio europeo mostra che l’abbandono del carbonio senza un piano solido a lungo termine espone a rischi di deficit energetico che i paesi africani che utilizzano il carbonio per soddisfare una parte importante del loro fabbisogno elettrico non possono accettare.


D’altra parte per l’industria siderurgica piacerebbe sapere cosa può sostituire il carbon coke ; la riduzione del minerale di ferro non ho visto come si può realizzare altrimenti, per l’alluminio sull’uso di energia elettrica ma tra l’ alluminio che fonde a 660° ma la fusione negli altiforni avviene 1500° …..

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