L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 4 maggio 2022

Tutti hanno il diritto di proporre soprattutto se ci si discosta dagli interessi degli anglostatunitensi che vogliono e puntano sul prolungamento del conflitto. Ma non considerare i rapporti di forza conseguiti sul campo, che è costato da tutte le parti morti e dolore è insensato, e dimenticare che le sanzioni, atti di guerra, sono state inflitte alla Federazione Russa fin dal 2014 è da scordarelli imbecilli. Far finta di non sapere che il fine ultimo di questa crisi è lo scontro tra il mondo Unipolare e il mondo Multipolare è da ingenui in malafede

Cannoni e burro, doppio gioco della Germania contro escalation in Ucraina e recessione europea
La Germania fa un'apertura alla Russia sulle sanzioni, che potrebbe mutare il corso della guerra in Ucraina ed evitare l'escalation
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 03 Maggio 2022 alle ore 06:41


La Germania del cancelliere Olaf Scholz ha indossato l’elmetto dopo più di tre quarti di secolo. E appare persino paradossale che ciò stia avvenendo con socialdemocratici e Verdi al governo federale. Tuttavia, gli eventi hanno imposto un cambio di rotta storico a Berlino. Le sanzioni alla Russia qui sono vissute come un male necessario, ma pur sempre un male. Il 55% del gas importato arriva proprio da Mosca. Eppure, pur di non rompere l’unità dell’Occidente, i tedeschi hanno annunciato che sosterranno l’embargo petrolifero di cui si discute a Bruxelles.

L’economia tedesca ha evitato per un soffio la recessione tecnica. Nel primo trimestre, è tornata a crescere dello 0,2%. Al contrario, quella francese ha ristagnato e quella italiana si è contratta. Di questo passo, le sanzioni alla Russia si tradurranno inevitabilmente in una recessione dell’economia europea. Il continente non può sostenere prezzi delle materie prime così alti a lungo senza ripiegare.

Stop a sanzioni alla Russia con ritiro truppe

Ed ecco che, mentre invia persino carri armati all’Ucraina, la Germania ieri ha compiuto un primo passo verso la ricerca di una soluzione diplomatica alla guerra. Il ministro degli Esteri, Annalena Baerbock, ha dichiarato che le sanzioni alla Russia potranno essere revocate solo con il ritiro delle truppe dall’Ucraina. La 41-enne esponente dei Verdi è stata ad oggi la più virulenta contro Mosca, in ciò distanziandosi dal collega di partito Robert Habeck, il più prudente ministro dell’Economia.

Quanto ha segnalato Baerbock non è qualcosa di scontato: se la Russia si ritirasse dall’Ucraina, l’Europa revocherebbe le sanzioni contro di essa. Non prima. Questo potrebbe cambiare lo scenario. Adesso, Vladimir Putin sa che potrebbe ottenere lo “scongelamento” delle riserve valutarie per circa 300 miliardi di dollari, che da fine febbraio non sono più nella disponibilità di Mosca. Ha un forte incentivo ad accelerare la ritirata, chiaramente dopo avere riportato un qualche successo formale da vendere all’opinione pubblica russa.

Berlino inizia a differenziarsi da Washington

E sempre dalla Germania è arrivata la notizia che il cancelliere Scholz riceverà il premier indiano Narendra Modi, in visita a Berlino in questi giorni, come “ospite speciale” al G7 del prossimo mese. Nelle scorse settimane, Berlino si era accodata alla linea di Washington, che puntava e punta tuttora a ignorare tutti i leader che non hanno condannato esplicitamente l’invasione russa dell’Ucraina e che continuano a intrattenere rapporti commerciali con la Russia. E l’India è una di queste potenze.

Con queste due mosse, la Germania vuole tornare a fare quello che più le risulta meglio da alcuni decenni a questa parte: l’affarista. Berlino non si tirerà indietro rispetto a nessuna delle sanzioni alla Russia concordate o anche solo ventilate, solo che ha capito che per porre fine all’alta inflazione ed evitare una rovinosa recessione dell’Europa, deve aprire a un “do ut des” con il Cremlino.

Orban contro l’embargo sul petrolio russo

Sarà un caso, ma sempre ieri è arrivata un’altra notizia sulle sanzioni alla Russia, stavolta dall’Ungheria. Il governo del premier Viktor Orban si opporrà all’embargo energetico. Sappiamo che Budapest ha continuato a flirtare con Mosca anche dopo l’inizio della guerra. In teoria, nulla di sorprendente. Ma gli ungheresi ricadono nella sfera d’influenza tedesca, pur dopo la rottura tra Fidesz e PPE all’Europarlamento. Senza il loro assenso, l’embargo contro il petrolio non potrà essere attivato. Che i tedeschi stiano usando Orban per schivare una crisi energetica e mantenere integerrima la propria immagine solidale con gli ucraini?

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