L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 giugno 2022

17 settembre 2019, si immette una montagna di miliardi nel sistema finanziario a corto di liquidità per mancanza di fiducia tra le banche. Effetto collaterale è inflazione assicurata, per rallentarla ci si inventa il lockdown che limita la circolazione di questa montagna di miliardi. Paura&Terrore per imporre questa scelta, che diventa nuovo metodo di governo, effetto collaterale le multinazionali del farmaco fanno pasti miliardari sulle spalle dei popoli che i governi gli garantiscono. Quando, dopo due anni, si riapre ci si accorge che la catena d'approvvigionamento si è inceppata e alimenta l'inflazione, in più ci si mette l'ideologia del CROLLO CLIMATICO che "obbliga a DECARBONIZZARE senza che prima si siano costruite e offerte fonti alternative e ci troviamo all'inflazione incontrollata proprio sui prezzi dell'energia. E poi il conflitto, voluto e cercato dagli Stati Uniti/Nato in Ucraina ha fatto il resto. Inflazione+recessione=STAGFLAZIONE, impoverimento/eliminazione certa dei popoli a cominciare dagli emarginati

ATTUALITA' Giugno 1, 2022 posted by Leoniero Dertona
Germania: crollo dei consumi. La stagflazione inizia a creare la povertà desiderata dai governi


La povertà inizia a mordere duramente perfino in Germania. Le vendite al dettaglio in Germania sono crollate del 5,4% mese su mese nell’aprile del 2022, il calo maggiore da un anno a questa parte e molto peggiore delle previsioni del mercato che prevedevano un calo dello 0,2%, a causa dell’aumento dei costi, in particolare per i generi alimentari, che pesano sulla spesa dei consumatori. Le vendite di prodotti alimentari hanno registrato un calo record del 7,7% e le vendite di prodotti non alimentari sono diminuite del 4,4%, in particolare le vendite di prodotti tessili, abbigliamento e calzature (-4,3%) e le vendite nei grandi magazzini (-7%). Anche gli acquisti presso le stazioni di servizio sono diminuiti. D’altro canto, le vendite online e per corrispondenza sono aumentate del 5,4%. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,4%. Ecco il grafico relativo


Se esaminiamo il tutto in una prospettiva quinquennale vediamo che, a parte le fluttuazioni del periodo covid, non c’è mai stato un andamento simile dal 2018


nel periodo covid a guidare il calo delle vendite erano stati i lockdown: la gente non usciva di casa, quindi non comprava, ma risparmiava e spendeva nei momenti di libertà. Oggi non è così: la gente esce liberamente, ma l’inflazione dovuta al boom dei prezzi energetici si è mangiata una fetta notevole del reddito e quindi ha portato alla compressione di tutti gli altri consumi, e quindi alla caduta delle vendite al dettaglio.

La crescita dei prezzi energetici, la base dell’inflazione importata, è solo parzialmente dovuta a fattori esterni: la riduzione degli investimenti negli idrocarburi dovuti alle norme sul Green deal e sul “Fit for 55” ha portato all’aumento dei prezzi che ora, in ritardo, si cerca di ridurre. Troppo tardi: la Commissione, se veramente voleva la decarbonizzazione, avrebbe dovuto PRIMA offrire fonti alternative e DOPO decarbonizzare. I cittadini tedeschi in primis, ed europei in generale, ne stanno pagando il prezzo con la propria povertà.

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