L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 18 giugno 2022

Ai mercenari l'Ucraina offre soldi ma soprattutto morte

Mercenari addio



La questione dei mercenari in Ucraina è sempre stata abbastanza oscura, talvolta esaltata fino a credere che ve ne fossero fino 50 mila, talaltra silenziata perché vi si potevano scorgere le tracce della complicità della Nato, con i nazisti di Kiev Oggi però la situazione sempre più difficile dell’esercito ucraino ha bloccato gli arrivi e crescono invece le partenze nonostante l’aumento stratosferico degli ingaggi: presumibilmente se molti di questi soldati di ventura non fossero intrappolati nel Donbass sarebbero in gran parte scappati via. Il ministero della Difesa russo che fin dal primo momento ha cercato di avere una visione chiara e completa della situazione ha dato ieri e delle cifre realistiche sul numero di mercenari, sulla loro provenienza, sul numero di quelli che sono rientrati in patria e su quelli che sono rimasti uccisi. Nessuna meraviglia che la maggior parte di essi provenga da Polonia, Canada e Stati Uniti, il padrone con suoi servi preferiti, ma ecco un piccolo schema degli “arrivi e delle partenze”, nonché della permanenza definitiva in terra ucraina.

Polonia 1831 e 378 morti e 272 ripartiti

Canada 601, 162 morti e 169 ripartiti

Usa 530, 214 morti, 227 ripartiti

Romania 504, 102 morti e 98 ripartiti

Regno Unito 422, 191 morti e 95 ripartiti

Georgia ( ma comprendente tutta la Transcaucasia) 355, 120 morti e 90 ripartiti

Medio oriente 200 di cui 80 uccisi e 66 ripartiti

Da altre fonti è noto che dalla Germania sono arrivati 99 mercenari di cui 33 sono morti e 34 sono ritornati in patria.

Ci sono ancora mercenari da un’altra sessantina di nazioni, ma si tratta al massimo di poche di decine di persone per ciascuna di esse. ll ministero della difesa russo ha calcolato un totale complessivo di 6956 persone di cui 1956 sono morte (tra cui pare anche una cifra tra 11 e 20 italiani) mentre 1779 sono tornate nei Paesi di origine. Poi ci sono i prigionieri come per esempio i due inglesi e il marocchino che sono stati condannati a morte ( come peraltro previsto dal diritto internazionale) probabilmente proprio per indure i governi ad uscire allo scoperto, ma su questo non ci sono numeri perché è evidente sono situazioni che influenzeranno le trattative di pace . E’ abbastanza evidente che almeno per quanto riguarda l’occidente molti mercenari sono in gran parte personale della Nato fatti passare come soldati di ventura. Il fatto stesso che sui caduti non si dica assolutamente nulla nei paesi di provenienza , mentre generalmente i mercenari attirano molta attenzione, fa pensare che ci sia il segreto militare. e che dunque in alcuni paesi come l’Italia i governi abbiano mentito al Parlamento e ai cittadini ponendosi di fatto in uno stato di guerra non dichiarata di cui poi sarà la gente a fare le spese.

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