L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 18 giugno 2022

Basta con i falsi profeti. Il debito pubblico si può eliminare con la crescita e questa ci può essere a livello strutturale se lo stato e i governanti per lui investono nelle risorse umane, i giovani, che l'Italia ha e che vivono in maniera precaria

Mentre leggerete questo articolo il debito pubblico italiano sarà cresciuto di quasi 1 milione di euro
Il debito pubblico italiano cresce a un ritmo insostenibile per le nostre finanze, anche se il ritmo fortunatamente rallenta dopo la pandemia
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 17 Giugno 2022 alle ore 06:58


Nel mese di aprile, il debito pubblico italiano è salito di altri 3,5 miliardi a 2.758,9 miliardi di euro, segnando un ennesimo record storico. In realtà, il mese si è chiuso con un avanzo di bilancio di 5,3 miliardi, ma nel frattempo il Tesoro ha aumentato le disponibilità liquide di altri 5,5 miliardi. Il resto lo hanno fatto gli scarti di emissione, la rivalutazione dei titoli di stato indicizzati e l’effetto cambio. Dall’inizio dell’anno, lo stock è cresciuto di oltre un’ottantina di euro, circa lo stesso importo su base annua.

Corsa del debito pubblico italiano

Poiché questo articolo di circa 500 parole dovreste riuscire a leggerlo con attenzione in un paio di minuti, sappiate che nel frattempo il debito pubblico sarà lievitato di quasi un altro milione di euro. Infatti, a questi ritmi è cresciuto di 675 milioni al giorno quest’anno, che fanno oltre 28 milioni l’ora, cioè quasi 470.000 euro al minuto. Se pensate a come potrebbe cambiarvi la vita con 1 milione di euro, capirete bene quale impatto abbia questa crescita incessante del debito pubblico sulle nostre finanze. Anche perché a doverlo ripagare saremo noi e soltanto noi con le tasse.

Per guardare al bicchiere mezzo pieno, non possiamo che notare che rispetto al periodo buio della pandemia il rallentamento nella crescita dello stock esiste ed è persino forte. Tra l’aprile 2020 e l’aprile 2021, il debito pubblico crebbe di 213 miliardi, 2,7 volte più velocemente degli ultimi dodici mesi. In effetti, nel 2020 l’Italia chiuse con un deficit al 9,5% del PIL, il livello più alto dal 1993. L’anno scorso, si registrò una discesa al 7,2%, mentre per quest’anno il governo Draghi stima un 5,6%. In ogni caso, cifre elevatissime, specie per un paese indebitato al 150% del suo PIL.

La BCE ha monetizzato i debiti degli stati dell’euro negli ultimi anni, tanto che la Banca d’Italia si trovava in portafoglio qualcosa come oltre 585 miliardi di euro di BTp al 30 aprile scorso (che si possono cancellare con un clic). Ad essi si aggiungono altri 135 miliardi in mano alla BCE tra “quantitative easing” e PEPP. Ma la brutta notizia è che questi programmi monetari sono stati chiusi, per cui da luglio non ci saranno acquisti netti di BTp da parte della BCE, tranne che non si rendano necessari alla luce del piano anti-spread messo a punto in settimana contro le tensioni finanziarie.

Fuga degli investitori stranieri

Gli investitori stranieri possedevano in aprile il 30% tondo dei titoli del debito pubblico italiano. La percentuale comprende i bond in possesso della BCE e quelli acquistati dagli italiani tramite entità straniere. A conti fatti, pochissimi sono oramai i capitali che dall’estero puntano sul mercato sovrano tricolore. Pensate che nel 2010, quando ancora non c’erano gli acquisti dei bond da parte delle banche centrali, il 52% dei BTp risultava essere in mano a investitori stranieri. Questo significa che la quota si è effettivamente dimezzata da allora.

La lunga e infinita crisi dello spread ha persuaso molti fondi e banche d’affari ad allontanarsi dall’Italia, a causa della volatilità a cui il nostro debito pubblico soggiace sui mercati, riflesso di una politica erratica e inconcludente. Dovremmo almeno sperare che la risalita dei rendimenti attiri le famiglie italiane, che abbondano di risparmi infruttiferi. Se così non fosse, sarebbero tassi amari.

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