L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 giugno 2022

Con la benzina sopra i cinque dollari a gallone non è vero che va tutto bene. E in Italia appena un governativo si presenta in piazza monta la protesta, significherà qualcosa?

SPY FINANZA/ I rischi della bolla immobiliare Usa e della protesta sociale italiana
Pubblicazione: 08.06.2022 - Giovanni Passali
Negli Stati Uniti si rischia un uragano finanziario per via delle mosse della Fed. E in Italia cresce sempre più la protesta sociale

Lapresse

Gli ultimi dati economici provenienti dagli Usa sono oggettivamente positivi. Allora a tutto bene? Stiamo superando la crisi? Nemmeno per sogno, purtroppo. Proprio questi dati positivi potrebbero spingere la Fed a proseguire la sua stretta monetaria, continuando il rialzo dei tassi, al fine di drenare liquidità dal mercato e tentare di placare l’inflazione.

Ma allora, se tutto va bene, perché mai il capo del colosso bancario JP Morgan, il Ceo Jamie Dimon, ha lanciato un allarme, parlando di un “uragano finanziario” in arrivo? Perché si rende conto che il primo a soffrirne sarà il settore immobiliare americano e che se tale settore dovesse andare in sofferenza, si scatenerebbe una slavina di effetti collaterali.

Ricordate nella crisi 2007-2008 come tutto è iniziato? Ricordate la storia (cioè la fandonia) dei mutui subprime? Ricordate i fallimenti delle banche e la fila di persone che andavano a ritirare i risparmi?

Sto esagerando? Eppure tutti sanno che quando non si impara dalla storia, la storia (degli errori e delle malefatte) è destinata a ripetersi. Certo, a favorire quel disastro di quasi tredici anni fa c’era un mercato immobiliare in bolla. Ma oggi in che condizioni è quel mercato? Vediamo un grafico. Si tratta dello Shiller Index, l’indicatore che segna l’andamento del mercato immobiliare negli Usa.


Ho cerchiato in rosso il massimo del 2007, quando con il valore di 184 il mercato era considerato in bolla. Oggi questo indicatore segna circa 294, cioè un valore superiore del 60% al valore massimo del 2007. Vi immaginate cosa può succedere se il mercato immobiliare si sgonfia? Vi immaginate cosa può succedere a tutti quei mutui aperti per acquistare quelle case?

Non ci vuole molta fantasia, perché è già successo. Con una “piccola” differenza. Allora non c’era l’inflazione galoppante. Allora la Fed intervenne abbassando i tassi di interesse e fornendo liquidità illimitata al sistema bancario per evitarne il collasso. Ora invece c’è un’inflazione galoppante che eroderà la capacità di spesa dei cittadini, i quali troveranno sempre più difficoltà a pagare i mutui, anzi a sopravvivere. E mentre la Fed taglia le risorse finanziarie e diminuisce la liquidità al sistema, le banche si troveranno in gravissime difficoltà. Come nel 2007, la Fed farà precipitosamente marcia indietro, ma sarà troppo tardi.

E l’Europa? Non pervenuta.

E l’Italia? Il Governo Draghi è impegnato ad approvare un decreto, vergognosamente chiamato “Ddl concorrenza”, col quale va a “liberalizzare” a favore di imprese private alcuni servizi pubblici come la fornitura dell’acqua potabile, in barba al risultato del referendum col quale i cittadini hanno già espresso la loro volontà contraria alla privatizzazione.

La cosa che mi appare più incredibile è che questo Governo venga sostenuto da forze politiche che agiscono come se non dovessero un domani presentarsi alle elezioni. Eppure il malcontento popolare già si sta facendo sentire. In recenti apparizioni in pubblico sia il ministro Speranza che lo stesso Draghi sono stati accolti da una folla inferocita che gridava insulti irripetibili. Addirittura il Presidente Mattarella è stato contestato nella sua recente visita in Sardegna. E non è la prima volta.

Già prima c’era una crisi profonda, poi è arrivata la pandemia e le scelte irrazionali e penalizzanti del Governo, poi la guerra (nella quale siamo coinvolti con la fornitura di armi e contro la volontà popolare) e l’esplosione dell’inflazione.

Quanto ci vorrà per capire che la protesta sociale rischia di diventare incontrollabile?

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