L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 12 giugno 2022

“Dobbiamo porre fine una volta per tutte all'egemonia degli Stati Uniti, con il loro eterno desiderio di interferire negli affari degli Stati sovrani”

Segnali di resa: ora Biden attacca Zelensky



Non sarò di certo io a lamentarmi della miseranda fine che attende l’ “eroe” Zelensky come lo chiamano tardivamente certi giornali spazzatura italiani per i quali bisognerebbe creare degli appositi cassonetti dedicati alla carta sporca, ma ormai è abbastanza chiaro che Washington si appresta a gettargli sulle spalle la colpa della sconfitta. Venerdì’ scorso Biden o meglio ancora il gobbo magico che gli permette di sembrare vivo, anche se non del tutto vegeto, ha detto che il capo del governo ucraino avrebbe ” ignorato gli avvertimenti degli Stati Uniti secondo cui un’invasione russa dell’Ucraina era imminente” e che anzi i funzionari del suo governo avevano accusato gli Usa di seminare il panico. Ma non basta perché il presidente a stelle e strisce nonché a pezzetti, ha accusato Zelensky di aver mentito quando in qualche intervista da detto che la Nato lo stava spingendo a mantenere una ferma linea pubblica sul fatto che l’Ucraina stava cercando l’adesione all'alleanza atlantica. Tuttavia egli stesso avrebbe in seguito asserito di essere stato assicurato in privato “che l’adesione alla NATO per l’Ucraina in realtà non sarebbe mai avvenuta”. In realtà il premier e ormai dittatore di Kiev ha accusato gli Usa di aver tenuto una condotta molto ambigua facendo credere all'opinione pubblica che un ingresso ucraino nella Nato sarebbe stato possibile, mentre nei fatti lo negava. Ma ecco quello che accade a fidarsi degli Usa: prima si è spinti a credere di avere l’appoggio di Washington, poi se le cose vanno male si è accusati di ogni colpa.

Ci vuole poco a comprendere che le cose messe assieme da Biden, o meglio da chi lo gestisce sono solo un mucchio di sciocchezze: erano mesi che l’esercito ucraino si era di fatto trasferito ad est per dare l’assalto al Donbass ed erano anni che si stavamo creando fortificazioni su quel fronte: che si credesse o meno all’intervento russo l’Ucraina non avrebbe potuto fare molto di più per respingere l’invasione visto che le sue truppe si preparavano ad dare l’assalto al Donbass: certo avrebbe potuto accettare i termini dell’accordo di Minsk, ma visto che gli stessi garanti di quel patto tra cui Francia e Germania se ne fregavano e soffiavano sul fuoco, si può presumere che Zelensky sia stato sostenuto e anzi pungolato dall'Occidente nel rifiutare le trattative. In sostanza, l’amministrazione americana ha spinto Kiev a “opporsi alla Russia”, facendo pubblicamente promesse vuote che gli addetti ai lavori sapevano non sarebbero mai state mantenute: gli Stati Uniti e la Gran Bretagna stavano stanno spingendo per un atteggiamento “senza compromessi” che poteva garantire solo un conflitto prolungato e un gran numero di vittime senza alcuna possibilità di vincere, anzi con la certezza di perdere molto di più di quanto non sarebbe accaduto ottemperando agli accordi. Ma L’occidente aveva bisogno di un pretesto per poter infliggere alla Russia le sanzioni finali e dunque ha fatto in modo da spingere Zelensky e il suo governo formato di fatto dalla sua troupe televisiva, ad assumere un atteggiamento aggressivo.

Nessuno rimpiangerà il leader ucraino quando verrà sostituito ( con tutta probabilità dal presidente del parlamento di Kiev) , nemmeno quelli che secernono la retorica dell’eroe cosa che potrebbe costare anche molto cara a Zelensky, ma questo attacco di Biden al tragicomico personaggio dice molte cose: la prima è che che ormai non è più possibile tenere in piedi la narrazione di una vittoria ucraina e che si cerca una via d’uscita, ma la seconda è il riconoscimento della vittoria russa proprio nel campo economico, quello in cui l’occidente pensava di poter facilmente prevalere. Al contrario delle previsioni la Russia è riuscita a parare il colpo, mentre invece l’aumento vertiginoso dei prezzi dopo sanzioni che colpiscono principalmente l’occidente, rischia di mettere la pietra tombale su Biden e sui democratici alle elezioni di medio termine. La guerra intrapresa proprio per presentarsi agli elettori con le medaglie di guerra al petto adesso viene rinnegata. E del resto a questo punto o l’anglosfera e quel rimasuglio di Occidente rimasto attaccato riconosce la multipolarità oppure non potrà che affrontare la guerra globale. Anche gli altri sono ormai decisi a farlo e a rifiutare di prendere ordini. In occasione dell’inaugurazione del nuovo ponte Cina – Russia sull’Amur l’ambasciatore di Pechino a Mosca ha detto: “Dobbiamo porre fine una volta per tutte all'egemonia degli Stati Uniti, con il loro eterno desiderio di interferire negli affari degli Stati sovrani”. E il ministro della difesa cinese, in un incontro con Lloyd Austin ha ribadito: “Se qualcuno osa dividere Taiwan dalla Cina, l’esercito cinese non esiterà a iniziare una guerra a qualunque costo”. Sono certo che fra qualche decennio l’aver innescato il conflitto ucraino sarà visto come un errore capitale per l’occidente.

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