L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 giugno 2022

Estate bollente e dopo che ci avete ammazzato con il covid ora ci uccidete con i prezzi. A cosa serve una banca centrale se nel momento del bisogno si defila e si sottrae al compito primario di essere prestatore di ultima istanza. Ora tocca all'Italexit

A luglio Draghi dovrà scegliere tra inflazione e debito: taglio delle accise in forse
Il taglio delle accise non è più scontato per tutta l'estate, ma così l'Italia già tra qualche settimana si troverà a scegliere tra due mali
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 14 Giugno 2022 alle ore 06:55


La benzina è tornata a 2 euro, con la verde sopra tale soglia e il diesel mediamente di qualche centesimo al di sotto. E dire che fino all’8 luglio prossimo sarà in vigore il taglio delle accise, che abbassa complessivamente il prezzo di 30,5 centesimi al litro. Senza di esso, il carburante sarebbe già tra 2,30 e 2,40 euro. Una botta pazzesca per gli automobilisti. Per non parlare dell’inflazione, che già a maggio è salita in Italia al 6,9%, dato record dal 1986. Fino a qualche giorno fa, il rinnovo del taglio delle accise era dato per molto probabile. Il governo Draghi avrebbe intenzione di estenderlo a tutta l’estate, forse persino a tutto l’anno. Ma le condizioni dell’economia italiana stanno peggiorando di giorno in giorno.

Cresce il costo del debito

Ieri, lo spread BTp-Bund a 10 anni è volato sopra 240 punti base. Il nostro debito pubblico è sotto pressione sul rialzo dei tassi BCE già annunciato per luglio e che a settembre potrà essere anche dello 0,50%. Finiti gli acquisti di titoli di stato con il “quantitative easing”, poi, non esiste ad oggi alcun ombrello offerto da Francoforte all’Italia per ripararla dalla pioggia di vendite speculative.

Il costo di emissione del debito continua a salire. Ormai, il BTp a 7 anni viaggia al 3,50%. Questo è nei fatti il rendimento medio ponderato dei nostri bond. Era a meno dello 0,80% all’inizio dell’anno. A questo tasso, la spesa per interessi tenderebbe a superare i 95 miliardi di euro all’anno a regime. Superava di poco i 60 miliardi nel 2021. E il governo Draghi aveva previsto solamente un aumento di pochi miliardi per gli anni successivi, tra l’altro a meno di 63 miliardi per il 2022.

Per questo il Tesoro spinge per imprimere una frenata alla corsa del debito. Misure in deficit sono scartate finché non si rendano inevitabili. Un “modus operandi” che abbiamo visto con il caro bollette e che probabilmente sarà replicato con il taglio delle accise. Il costo per rinnovarlo è stimato in 1 miliardo di euro al mese. Le risorse a cui attingere sarebbero date dall’extra-gettito IVA alimentato dall’alta inflazione. Ma esso serve anche a coprire i possibili ammanchi di bilancio superiori alle attese, dato che la crescita del PIL sostanzialmente si è fermata e rischia di azzerarsi nel resto dell’anno.

Taglio delle accise contro l’inflazione

Unico appiglio, il turismo. Il settore riparte del tutto dopo uno stop di oltre due anni. Già i flussi in entrata appaiono elevati, anche se l’inflazione morde un po’ ovunque e potrebbe frenare le partenze. Gli stessi italiani dovrebbero spostarsi in massa verso le località di vacanza, in patria così come all’estero. Questa vivacità aiuterà l’economia in una congiuntura complicata, sostenendo particolarmente proprio il gettito dell’IVA e quello delle accise. In altre parole, il taglio delle accise potrebbe persino essere ripagato in buona parte dal boom dei consumi legati al turismo nei prossimi mesi.

D’altra parte, se il governo Draghi non può permettersi di fare ancora più debiti, non può neppure pensare di far esplodere ulteriormente l’inflazione. Senza il taglio delle accise, il 6,9% di maggio sarebbe persino desiderabile. E la guerra russo-ucraina non si arresta, né la crisi alimentare globale si avvia a una soluzione. Milioni di tonnellate di cereali restano nei silos ucraini, non esportabili per via degli attacchi russi. E Mosca chiede il ritiro delle sanzioni per far riprendere le esportazioni di grano. In pratica, la crisi non è più solamente energetica, ma generalizzata. Anche perché nel frattempo i lockdown in Cina contro il Covid stanno accentuando i colli di bottiglia, i quali a loro volta sono stati una forte concausa del ritorno dell’inflazione dopo qualche decennio di assenza.

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