L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 10 giugno 2022

Eurasia, il Qatar non lasceranno la Turchia da sola

Bond Turchia giù anche in dollari ed euro, la crisi di Ankara si avvita
Anche i bond della Turchia denominati in valute straniere stanno cadendo sui mercati per via dei timori sulla tenuta dell'economia
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 09 Giugno 2022 alle ore 14:09


La lira turca è andata giù a un tasso di cambio di 17,30 contro il dollaro, avvicinandosi al minimo storico toccato a dicembre, quando per un dollaro arrivarono a servire 18,40 lire. In calo anche i bond locali e quelli denominati in valute straniere come dollaro ed euro. Ad esempio, la scadenza in dollari 14 febbraio 2034 e cedola 8% (ISIN: US900123AT75) è scesa ormai a 91 centesimi, ai minimi di sempre. Stesso livello per il triennale in euro 14 giugno 2025 e cedola 3,25% (ISIN: XS1629918415), che a poco più di 91 centesimi offre oggi un rendimento superiore al 6,60%.

Mentre l’inflazione a maggio è salita al 73,5%, ai massimi da fine anni Novanta, la banca centrale tiene i tassi d’interesse ad appena il 14%. Praticamente, i tassi reali sono mostruosamente negativi. E il presidente Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato in questi giorni che la Turchia continuerà a tagliare i tassi, non certo ad alzarli. Un’assurdità sul piano della politica monetaria, anche perché ciò incentiva i deflussi dei capitali e riduce le già magrissime riserve valutarie. Quelle nette sono scese ad appena 12,2 miliardi di dollari, ma considerando le operazioni di “swap” sono già ampiamente sottozero.

Bond Turchia in valuta estera giù

Ed è proprio questa la ragione per cui i bond della Turchia in dollari ed euro stanno soffrendo. Nei mesi passati avevano tenuto botta, probabilmente anche grazie agli acquisti degli stessi risparmiatori turchi a caccia di asset in valute forti per proteggersi dall’inflazione e dalla svalutazione del cambio. Tuttavia, il mercato probabilmente inizia a chiedersi se il governo avrà nei prossimi anni sufficiente valuta per onorare le scadenze.

La banca centrale ha attinto abbondantemente alle riserve negli ultimi mesi per fermare il declino della lira turca. Adesso, però, sta segnalando di avere alzato almeno in parte bandiera bianca, non volendo intaccare i dollari rimanenti in cassa per rallentare l’inevitabile. Quest’anno, il cambio contro il dollaro ha già perso il 22%, la metà del 44% bruciato nel 2021. Di questo passo, i prossimi mesi saranno persino peggiori, dati gli altissimi tassi d’inflazione. La crisi finanziaria si sta avvitando su sé stessa e non esistono credibili speranze per un cambio di passo di Erdogan fino alle prossime elezioni presidenziali del 2023.

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