L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 14 giugno 2022

Gli enormi miliardi creati con un clic hanno portato all'inflazione e ora si tenta di ridurre questa montagna di carta straccia che è in circolazione per controllare la STAGFLAZIONE

Perché la banca centrale vende i titoli che aveva acquistato e quali conseguenze?
La banca centrale americana ha avviato il cosiddetto "quantitative tightening", la vendita dei titoli a bilancio. Potrebbe accadere alla BCE.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 13 Giugno 2022 alle ore 06:36


Buongiorno, leggo spesso i vostri articoli e li apprezzo per la loro capacità esplicativa a favore di chi non ha conoscenze specialistiche di economia. A tale proposito, voglio chiedervi quale sia l’esigenza per una banca centrale di effettuare il QT (“quantitative tightening”). Potrebbe accadere alla BCE come già sta facendo la FED? Mi potrebbe chiarire questi aspetti e quali conseguenze avrebbe in Europa?

Il lettore si riferisce chiaramente all’annuncio di poche settimane fa della Federal Reserve, che oltre ad alzare i tassi d’interesse, ha reso noto che a partire da giugno inizierà a ridurre il bilancio di 47,5 miliardi di dollari al mese e fino a 95 miliardi al mese in tre mesi. Cosa significa?

Banca centrale e QE

Dal 2008 in poi, la FED iniziò ad acquistare titoli di stato e obbligazioni garantite da ipoteche immobiliari (MBS). Il piano prese il nome di “quantitative easing” (QE), cioè letteralmente “allentamento massiccio”. Esso mirava a fornire al mercato liquidità con cui sostenere i tassi d’inflazione e l’economia americana. Era appena esplosa la crisi finanziaria legata ai mutui subprime e l’istituto temette di rivivere la Grande Depressione degli anni Trenta.

Attraverso il QE, la FED acquistava titoli di stato e privati da investitori istituzionali e individuali, in cambio rilasciando liquidità nel sistema. La misura ebbe successo nell’evitare lo scivolamento nella deflazione e fu imitata sostanzialmente da tutte le grandi banche centrali, persino dalla BCE sin dal 2015. Il bilancio di Francoforte arrivava così a quasi 8.600 miliardi di euro a fine 2021, il 70% del PIL dell’Eurozona.

Rialzo dei tassi e QT contro l’inflazione

Adesso che l’inflazione è salita un po’ ovunque ai massimi da alcuni decenni a questa parte, non solo non vi è più palesemente alcun bisogno di iniettare liquidità sui mercati; al contrario s’intravede la necessità di drenarne in parte per “raffreddare” la corsa dei prezzi. E, quindi, la FED ha già iniziato a ridurre il suo bilancio. Come? Ciò può avvenire attraverso una strategia passiva o attiva. Nel primo caso, semplicemente lasciando scadere i titoli in portafoglio senza riacquistarli. Nel secondo caso, rivendendoli sul mercato.

Questa seconda opzione è la più aggressiva, perché aumenta l’offerta dei bond e ne riduce chiaramente i prezzi, facendone salire i rendimenti. Ciò consente alla FED di incassare dollari, ritirandoli da banche, fondi e famiglie. Ed è proprio questo l’intento del QT, ossia ridurre la liquidità in circolazione e restringere le condizioni monetarie. I più alti tassi, peraltro, incentiveranno le famiglie a risparmiare e disincentiveranno le imprese ad investire. Risultato: calo della domanda e prezzi al consumo più stabili.

Per ora niente QT alla BCE

La BCE continuerà ad acquistare titoli fino a fine giugno, dopodiché si limiterà solamente a riacquistare quelli in scadenza fino al 2024. In questo modo, non inietterà più liquidità netta sul mercato. Ma prima o poi potrebbe presentarsi anche per Francoforte la necessità di ridurre la liquidità, cioè di rivendere i titoli in portafoglio. L’operazione nel nostro caso sarebbe più rischiosa. La BCE gestisce la politica monetaria di ben 19 stati differenti, ciascuno con una politica fiscale propria, per quanto coordinata con il resto dell’Area Euro. A causa di ciò, il rialzo dei tassi comporta aumenti dei costi di emissione del debito differenti tra stato e stato. E per un paese iper-indebitato come l’Italia, s’intravedono già le prime crepe con lo spread schizzato fin sopra 230 punti base.

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