L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 giugno 2022

I sionisti ebrei come nella migliore tradizione occidentale si appropriano del gas libanese

La maledizione del gas
di Gabriella Grasso e Mouna Fares
26 maggio 2022

Introduzione

Il piccolo Paese dei Cedri, situato sulla riva orientale del mediterraneo, confinante con la Siria a nord e a est, con la Palestina occupata dall’Entità israeliana a sud e col Mediterraneo a ovest, il Libano, sta affrontando la peggiore crisi economica, politica e sociale degli ultimi cento anni, dopo la nascita dell'attuale repubblica e dopo la grande carestia del 1933 che colpì la “Terra di Damasco”1 detta anche la Grande Siria.

Il paese è al collasso totale e la portavoce della banca mondiale ha classificato la crisi libanese come la peggiore crisi economica del mondo negli ultimi 150 anni. La banca centrale libanese e lo Stato hanno dichiarato bancarotta. Il fallimento è stato annunciato dal vice primo ministro durante un’intervista sulla tv locale New TV.

Il 17 ottobre del 2019 è scoppiata in Libano, la rivolta più massiccia che si ricordi dopo la cosiddetta rivoluzione contro il presidente Kamil Chamoun nel 1958. Una rivolta popolare estesa a tutto il paese che ha visto la mobilitazione della gente comune, dei partiti di sinistra, della società civile, dei movimenti e delle Ong.

Milioni di libanesi sono scesi nelle piazze contro la classe politica governativa e amministrativa, contro i poteri statali storicamente pervasi dal settarismo religioso. La rivolta è stata repressa con molta aggressività dalle autorità e dai miliziani2 dei partiti al governo, col sostegno spirituale e materiale non indifferente delle diverse autorità religiose del paese. Il sistema politico del Libano è una repubblica ibrida che prevede, secondo l'ordinamento costituzionale, quote di potere alle 18 fazioni religiose presenti nella società libanese oltre che ai partiti laici. La rivolta si è conclusa con un nulla di fatto alla comparsa della pandemia, senza ottenere alcun risultato relativamente ad un cambiamento del sistema.

Il 4 agosto del 2020 un'enorme esplosione al porto di Beirut ha devastato tutta la zona adiacente al porto: è stata il colpo di grazia che ha concluso la lunga agonia del paese, iniziata con la guerra civile del 1975, dopo alti e bassi e dopo l’accordo di Al Taaef nel 1992, che ha messo fine alla guerra civile. Seguì una tregua: chiusa la guerra civile il sistema di governo rimaneva però lo stesso: con a capo il primo ministro Rafiq Hariri, voluto e sostenuto dai paesi arabi, in primis dal regno saudita. Il 14 febbraio del 2005, l’uomo d’affari filo saudita, il primo ministro libanese Rafiq Hariri fu vittima di un attentato nella zona del porto di Beirut. Un’esplosione molto simile per le conseguenze sulla situazione generale del paese all'esplosione del porto nel 2020. Era finita la tregua Hariri (1992-2005) in cui il Libano, pure con tante difficoltà, aveva avviato un grande processo di ricostruzione, investimenti, commercio e turismo, grazie soprattutto ai capitali dei paesi del golfo, che gli avevano restituito il famoso ruolo nel sistema bancario, per il quale da sempre veniva chiamato la Svizzera d'Oriente del Medioriente. Nel 2006 Israele lanciò un feroce attacco durato 33 giorni che devastò completamente il paese. L'80% del paese fu raso al suolo: presi di mira da aerei israeliani superstrade, ponti, centrali elettriche, viadotti petroliferi arabi, raffinerie, depositi. L'aeroporto di Beirut subì gravi danni e perse tutta la sua nuova flotta aerea. Da allora il paese non si è più ripreso. È sopravvissuto con gravi problemi alla fornitura di energia elettrica. Attualmente l'erogazione funzione solo per un'ora al giorno, perché l'esplosione del porto ha devastato la sede della società elettrica libanese (Société Liban Electricité).

Una domanda è d’obbligo: chi ha interesse a far sparire il Libano dalla faccia della terra?!

Il paese dopo mille disgrazie, guerre, attentati, omicidi e disastri è al collasso totale, si vede costretto a riaprire il fascicolo dei giacimenti di gas naturale al largo della sua costa, nonostante sia chiaro a tutti che l'argomento può essere molto pericoloso.

Ogni volta che si è tentato di affrontare questo tema è arrivata la fine del mondo nel piccolo, debole, indifeso e diviso Paese dei Cedri. Dal 1920, epoca in cui Libano e Siria erano protettorato francese, fino ad oggi, il paese ha più volte tentato di attingere ai trilioni di metri cubi di gas naturale delle sue acque nazionali, sperando così di salvarsi da morte certa. Ma ecco tornare a galla il contenzioso sul confine sud con la Palestina occupata, dove l'Entità dell'occupazione sta già estraendo il gas da giacimenti più estesi di quello libanese, con impianti e commercializzazione a partire dal porto di Jaffa.

Jaffa ha sostituito Beirut come porto strategico per il commercio con i paesi arabi del golfo, dopo la costituzione dell’Unione delle religioni abramitiche3 cui aderiscono ufficialmente Emirati Arabi Uniti (capofila), Israele, Bahrein, Marocco, Sudan e tacitamente i paesi legati da accordi con Israele, come Egitto, Giordania, oltre ad altri paesi filo americani dell'area.

Nel 2016 il Libano ha avviato una trattativa con Israele con la mediazione statunitense nella sede dei Caschi Blu sul confine sud del paese. La delegazione libanese era costituita da ufficiali dell'esercito libanese e guidata dal colonnello Yassin. Durante le trattative i libanesi si sono resi conto che la linea di trattativa numero 23, chiamata Hof (dal nome del mediatore americano Frederic C. Hof), non era conforme alla mappa dei confini marittimi e alla mappa delle acque economiche (zona economica esclusiva) del Libano realizzate poco tempo prima dai tecnici dell’esercito libanese e successivamente confermate con rilevamento satellitare da un'azienda privata inglese. La delegazione libanese ha bloccato perciò le trattative e ha presentato a Sanioura, allora capo del governo, un dossier chiedendo la formulazione di una comunicazione da parte del Libano che mettesse al corrente l'ONU della zona contesa: occorreva modificare la documentazione, per procedere con le trattative secondo mappe aggiornate; era necessario contemplare il diritto del Libano ad estendere il suo confine oltre la linea 23, disegnata dal mediatore americano Hof, fino a raggiungere la linea 29, evitando la linea 30 per evitare futuri contrasti con Israele. Da quel momento in avanti è stato un continuo mercanteggiare. Da una parte lo stato libanese, corrotto, diviso, con ognuna delle sue fazioni sottomessa al paese estero che la finanzia e che ovviamente anela alla propria fetta della torta; dall'altra il mediatore statunitense, interessato a garantire alla sua creatura, il regime sionista, il massimo guadagno (e non solo). L’occupante israeliano ha tutto l’interesse a mettere le mani sulle risorse del Libano, indebolirlo quanto più possibile e sostituirlo nel ruolo strategico/ commerciale del mediterraneo orientale.

Conclusione

Se verifichiamo i dati e la storia, assistiamo al susseguirsi di una serie di conflitti, disordini e sgretolamento di intere nazioni del medio oriente, dall'inizio del colonialismo inglese e francese fino alla creazione degli attuali confini. Dagli accordi all'epoca del primo conflitto mondiale (Accordi Sykes-Picot del 1916, dichiarazione di Balfour del 1917, Trattato di Sèvres del 1920) fino alla creazione degli stati attuali. Oggi le guerre per le risorse energetiche, per appropriarsi del petrolio e del gas naturale, mettono in luce i veri motivi delle guerre in Palestina, Libano, Siria, Yemen, Libia, Iraq, e dell'ultima ma non minore, più chiara e palese, guerra della Nato in Ucraina contro la Russia.

Raccolta dati e report di Mouna Fares
Elaborazione e montaggio di Gabriella Grasso

NOTE
1. “Terra di Damasco” è la Regione del levante storicamente chiamata mezzaluna fertile, o Grande Siria, precedente ai confini e agli stati attuali voluti dal colonialismo franco inglese. Il levante comprendeva: Siria, Giordania, Libano e Palestina.
2. Ogni partito al governo possiede una sua milizia armata e ogni fazione controlla un cantone dove la presenza dei suoi seguaci è più numerosa.
3. La neonata Unione delle religioni Abramitiche è costituita da ebrei, cristiani e mussulmani che condividono lo stesso patriarca Abramo. Per intendersi sono gli stessi paesi che si sono incontrati di recente nel deserto del Naqab autodefinendosi come "Nato del Medioriente".
APPROFONDIMENTI:
Mappe del conteso confine marittimo del Libano con israele e i giacimenti di gas naturale nel mare Mediterraneo
Finiranno i negoziati sulla demarcazione del confine e passerà il treno che il funzionario ha annunciato che "il Libano è un paese petrolifero", trasportando i libanesi a una vita migliore e salvandoli dalla loro situazione economica?
Il capo del Free Patriotic Movement in Libano, Gibran Bassil, ritiene che il leader del Libanese Forces Party, Samir Geagea, sia "parte del progetto israeliano in Libano" e afferma che "Israele, che ci ha portato in guerre ivili, è lei che ostacola la nostra estrazione di petrolio e gas".
19 gen 2022
www.repubblica.it › 2022/02/17
L’accordo tra Israele e Libano sul gas è un altro episodio nel complesso movimento di stabilizzazione generale che sta interessando il Mediterraneo allargato e che viene visto molto positivmanete a Washington
formiche.net › 2022/01 › stabilizzazioni-...
https://www.ansamed.info › stati › libano › 2022/01/17
17 gen 2022 — Libano: governo smentisce accordo con Israele per gas, , , Libano, Ansa. ... (ANSAMed) - BEIRUT, 17 GEN - Il governo libanese ha smentito ...
Il negoziato mediato dagli Stati Uniti per il tratto marino ricco di gas riprende, mentre la crisi energetica di Beirut si fa sempre più pressante
Il conflitto in Ucraina viene da lontano ed è legato alla competizione internazionale per il dominio sull’Eurasia.
Il quotidiano Jerusalem Post ha citato una mappa ottenuta da Israele in cui si afferma che Israele intende rispondere alle richieste del Libano in merito al fascicolo di demarcazione del confine marittimo e alla sua adesione a più del doppio dell'area del Mar Mediterraneo conteso.
La mappa mostra quella che il ministero dell'Energia israeliano chiama "Linea 310", ovvero la linea rossa, che si estende a nord, e indica la volontà di Israele di fornire ulteriore spazio al Libano, per soddisfare il suo desiderio, secondo il quotidiano.
La questione del gas libanese va oltre l'aspetto puramente economico, e non può essere calcolata solo secondo il concetto di profitti e perdite e di fattibilità economica, in quanto la regione è una complessa rete di interessi internazionali e regionali. Di conseguenza, il Libano deve preparare in primo luogo uno studio geopolitico dettagliato, accompagnato da uno studio economico, per determinarne i punti di forza, e poi determinare i margini del grande conflitto entro cui può manovrare. Scopo è preservare i suoi diritti e sfruttare la sua ricchezza senza aprire una lotta su di essa che si trasformi in un punto di crisi a lungo termine.
Un unità greca delle forze antiterrorismo ha arrestato una nave che trasportava tre miliardi e seicento milioni di dollari, e questi fondi erano in "contanti", derubati ai correntisti libanesi
Il viaggio alla ricerca del petrolio in Libano iniziò nei primi anni del mandato francese, quando l'Alto Commissario francese Henri de Jouvenel emanò un decreto che autorizzava l'esplorazione, l'estrazione e l'investimento di miniere di petrolio e minerali
15 ago 2019 · Il gas naturale offshore del Libano non è facile da estrarre perché occorre perforare i fondali 'abissali' del Mediterraneo orientale, là dove ...
18 ago 2019 · Il confine con Israele è chiuso per vecchi e nuovi contenziosi ma il Libano ha altre opzioni per esportare il proprio gas. L'accordo sull'esportazioni di gas dall'Egitto al Libano presenta dei ...
https://lospiegone.com › 2019/04/12 › petrolio-e-gas-in...
12 apr 2019 — Recentemente il governo libanese ha autorizzato il secondo round di assegnazioni delle licenze di trivellamento ed esplorazione petrolifera ...
Libano, gas naturale e equilibri politici locali ... Il molto, moltissimo gas naturale che si va scoprendo in tutto il Mediterraneo orientale è destinato...
https://nena-news.it › gas-eni-si-infila-nella-disputa-tra-i...
12 feb 2018 — Sabato Eni ha firmato, insieme a Total e Novatek, due accordi con il Libano per l'esplorazione e la produzione di gas nei blocchi 4 e 9.
di Nabil Sorour professore universitario e ricercatore in affari internazionali
VIDEO:
3.213 visualizzazioni 17 gen 2022 'What is being circulated about the fact that the gas will be Israeli gas is totally and completely untrue' Lebanon is denying a report that a US-brokered deal was struck for Israel to indirectly supply it with natural gas. Israel's northern neighbor is facing a fuel crisis so severe that on Sunday it knocked out internet service for tens of thousands of people.
270.586 visualizzazioni 10 feb 2022 On this episode of Insights Israel & the Middle East, host Mati Shoshani tours the Zion Oil and Gas drilling pad in Jerusalem, and gets an inside look at the Negev Energy plant in Israel. You will hear from: John Brown, Founder and CEO of Zion Oil and Gas, and Eran Agai, head of Engineering at Negev Energy in Israel. Yosef Abramowitz, President and CEO of Energiya Global Capital on how he began a solar project that provides energy for the first fully solar-powered region in the world. We’ll also meet Dr. Zvi Karkz, VP for Exploration, Delek Drilling as he provides the inside scoop on Israel’s ocean oil drilling system. Colonel (res.) Dr. Eran Lerman. Listen in as they discuss the connection between Biblical prophecies and Israel’s future in solar, oil, and gas energies. Join us, as we journey through Israel unpacking the oldest questions with modern insights, and the stories of the people behind it all. This video was brought to you by TBN Networks®. WATCH the full episode for free: https://watch.tbn.org/insights-israel...
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364.595 visualizzazioni Trasmesso in anteprima il giorno 17 set 2021 I just got back to Lebanon where things have worsened, as many of the country is in in the dark with no power, and a massive gas shortage.
Nel 1982, Israele diede avvio all'Operazione Pace in Galilea con l'obiettivo di scacciare i membri dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina nei territori meridionali del Libano. L'operazione si svolse in pochi mesi, portando le truppe israeliane fino alla capitale del paese, Beirut, già distrutta da anni di guerra civile, e causando uno degli eventi più tristi del passato recente libanese: l'incursione israeliana nei campi di Sabra e Shatila. Scopriamo insieme la storia tormentata di una nazione e di un'area del mondo, il Medio Oriente, dove il termine "pace" non sembra essere mai esistito.
11.032.609 visualizzazioni 5 ott 2020 Two months ago, a massive explosion rocked Lebanon's capital, killing hundreds, injuring thousands, and sending a shock wave that damaged buildings across the city. As the explosion occurred, people around Beirut captured the moment, and its aftermath, on their phones. Four Corners pieces together the story of the blast, tracking down many of the people who filmed the disaster, as well as those who were dramatically shown on screen. In a city with so many connections to Australia, the pain and grief are immense
907 visualizzazioni 29 apr 2020 En Líbano se comprobó la presencia de gas en profundidades marinas, por lo que se ya se planifica su explotación y con ello eliminar su dependencia energética. Empresas de Rusia, Francia e Italiana ya participan en los trabajos de prospección. teleSUR
2.567 visualizzazioni 15 nov 2019 Lebanon, not usually associated with oil and gas, has made significant discoveries of offshore gas. If all goes well, the country could not only satisfy its own domestic energy needs, but become an exporter, transforming its economy forever.
133.815 visualizzazioni 25 dic 2019 People in south Lebanon fear another war between Israel and Hezbollah. In the last conflict in 2006, more than 1,000 Lebanese civilians had died compared with 23 on the Israeli side. But as Al Jazeera's Tony Birtley reports from southern Lebanon, the discovery of oil and gas reserves in waters disputed by Lebanon and Israel has raised the stakes.
La nostra storia è una gita in campagna, illegale e vietata dalla Turchia e dalla Francia. Le autorità del patto nazionale libanese e i capi hanno bevuto un sorso ... ad ogni pastore il suo gregge della sua religione. Invece di fondare una patria libera fortificata hanno piantato le tende del settarismo, e quando i piedi delle loro sedie han tremato, hanno chiesto aiuto a tutti gli stati feroci che hanno legato le loro sedie alla portaerei New Jersey e alle forze mulinazionali (Nato). Da questa opressione inaccettabile è scaturito un passato oscuro con in mano la spada. La nostra generazione è nata in questa era e non accetteremo che la storia si ripeta ...

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