L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 giugno 2022

I soldi per le armi all'Ucraina si per la sanità pubblica MAI

CAOS SANITÀ/ Ecco i soldi che mancano per finanziare il nostro Servizio sanitario
Pubblicazione: 03.06.2022 - Antonello Zangrandi
Dopo la pandemia si è reso necessario pensare a un rinnovamento del servizio sanitario, ma esaminando le cifre a disposizione ci sono forti dubbi

Infermieri in protesta, sindacato Nursind (LaPresse, 2022)

Ma quante risorse sono necessarie per rendere sostenibile il nostro Servizio Sanitario Nazione (SSN)? Molto si è scritto durante la pandemia sullo stato di sotto finanziamento della sanità e anche di alcune regole nate durante la crisi economica per ridurre le spese delle organizzazioni sanitarie, come fattori che hanno inciso negativamente sulla capacità del SSN di rispondere alle emergenze.

La crescita delle risorse destinate alla sanità (sia ospedaliera che assistenziali) è stata individuata necessaria e condizione per, appunto, rendere sostenibile il nostro servizio sanitario. I programmi del PNNR legati alla sanità sono sicuramente importanti (sotto il profilo economico e di finanziamento) e decisivi per un adeguamento delle strutture e delle tecnologie, ma la prioritaria destinazione agli investimenti (ad esclusione dell’assistenza domiciliare) rende il fabbisogno di risorse annuali da destinare alla sanità il vero elemento critico per realizzare i molteplici obiettivi in capo al SSN (incremento del personale necessario per l’irrobustimento dell’assistenza territoriale, sviluppo di nuovi servizi come telemedicina, ecc.). 

Quante sono le risorse destinate alla sanità? Il livello del fabbisogno sanitario nazionale è stato da fissato dalla legge di Bilancio 2022 (L. n. 234/2021) in

– 124.061 ml di euro per il 2022, (ulteriormente incrementato con provvedimenti successivi fino a 124.365.

– 126.061 ml di euro per il 2023

– 128.061 ml di euro per l’anno 2024.

Si prevede perciò un incremento di 2 mld di euro ogni anno.

I 2 mld del 2022 aggiuntivi del 2022 sono però già tutti destinati a finanziare specifiche azioni indicate nella legge di bilancio:

•200 mln per la prevenzione influenzale


•690 mln stabilizzazione personale

•90,9 mln case della salute

•90 mln Indennità Pronto Soccorso

•500 mln recupero liste di attesa

•200 mln LEA (livelli essenziali di assistenza) aggiuntivi

•185 mln maggiore spesa farmaceutica

•105 mln USCA (Unità speciali di Continuità Assistenziale)

•37,9 mln proroga NPI e assistenza psicologica

Sono sufficienti queste somme?

Ora a giugno 2022 il Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome (nonché assessore della Regione Emilia Romagna) dichiara che mancano ancora 4 miliardi alla sanità per la sostenibilità del SSN nel 2022. Infatti le risorse previste dalla legge di bilancio per il 2022 per finanziare il Servizio sanitario nazionale non sono adeguate a garantire “sostenibilità della programmazione sanitaria”

D’altra parte il ministro della salute la settimana prima ha dichiarato: “In 2 anni e mezzo siamo arrivati a far crescere il Fondo sanitario nazionale fino a 124 miliardi di euro, aumentando le risorse di 10 mld, ovvero dell’8%. Facendo un salto mai visto prima nella storia del Servizio sanitario nazionale”.

In effetti la situazione che si può fotografare è che i 2 mld in più dell’assegnato 2021 sono tutti destinate a progetti ben definiti. Inoltre da una puntuale ricognizione il finanziato del 2021 non è stato di 122.061 md, ma sono stati aggiunti circa 1,4 mld con decisioni degli ultimi mesi dell’anno: quindi l’incremento è molto più modesto di quanto dichiarato e in parte finalizzato a progetti specifici.

Questa richiesta di incremento di risorse da parte delle Regioni non può non preoccupare per molti aspetti:

•Siamo a giugno, di quante risorse ha bisogno il SSN per quest’anno? Queste risorse saranno disponibili a dicembre o ancora peggio nel 2023 per coprire i “buchi” del 2022?

•La potenziale carenze di risorse sicuramente è diversa nelle Regioni e quindi ci si può aspettare un incremento delle differenze regionali?

•La mancanza di risorse determina tagli di assistenza reale oppure creazione di deficit regionali?

•Quali sono le determinanti di spesa che generano questi incrementi? L’incremento del costo di energia? Il costo del personale assunto durante la pandemia, nuovi livelli di servizio?

•Soprattutto per quanto riguarda l’assistenza territoriale (case della comunità, ospedali di comunità, COT) i 90 milioni indicati saranno sufficienti?

•Il rinnovo del contratto di lavoro trova finanziamento in queste risorse?

Certo tutti queste domande lasciano molte perplessità e non fanno sperare nella capacità di finanziare il cambiamento, cioè un servizio sanitario capace di realizzare servizi adeguati ai bisogni.

Certo anche in questo campo sarebbe necessario fare una maggiore chiarezza non solo tra esperti di finanza pubblica (che sicuramente hanno la situazione ben in evidenza), ma a chi deve programmare e realizzare i servizi per generare non solo effettive condizioni di sostenibilità, ma anche per spingerli a investire rapidamente le risorse disponibili (se ci sono).

Infatti la realizzazione di servizi richiede tempo, assunzione di personale, ridisegno delle organizzazioni, investimenti in infrastrutture e l’assenza di chiarezza sulle risorse disponibili sia nelle Regioni che nelle aziende sanitarie non può che far accumulare ritardi, che purtroppo una conseguenza ce l’hanno: ridurre i livelli di servizi.

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